L’edizione 2020 del Mobile World Congress, se mai avrà luogo, sarà in ogni caso del tutto paradossale. Su questo aspetto ormai non si discute, poiché alcuni tasselli sono ormai mancanti e il castello rischia effettivamente di crollare nel giro di breve. Gli annunci che si susseguono sembrano una sorta di tetro conto alla rovescia nel quale a ogni puntata emerge un nome che annuncia il proprio forfait a causa del Coronavirus. LG il primo grande brand a rinunciare; Asus a ruota; Ericsson il primo grande scossone alla credibilità del MWC 2020; poi ecco Nvidia e Amazon, infine Sony.

Arrivano anche conferme, ma dettagliano le attività come di fronte ad un paradosso nel quale da una parte c’è chi rinuncia “per garantire la sicurezza degli utenti” e dall’altra c’è chi conferma (passando – ingiustamente – dalla parte di chi non mette la sicurezza al primo posto). Così non è e non bisogna cedere al ragionamento binario “sicuro/non-sicuro”, perché la realtà è differente e ben più complessa.

A prescindere da cosa succederà – la sensazione è che la situazione possa degenerare a breve – la certezza è che ci troviamo di fronte ad un Mobile World Congress dimezzato, con grandi assenti tra i padiglioni, pochi rappresentanti dalle aziende che contano, minor flusso di utenti e un taglio netto nella presenza della stampa. Un evento che fa di dimensioni e partecipazione la sua pulsione vitale, appare oggi come un albero senza linfa che si può forse ancora salvare, ma il cui destino sia quello di una stagione al buio. Aspettando il 2021.

MWC 2020: cosa succederà e perché

Ci sono però considerazioni a latere che non possono essere sottovalutate. Il Mobile World Congress ha un impatto economico valutato nel 2019 attorno al mezzo miliardo di euro, parte del quale verrebbe messo in discussione. I dettagli contrattuali definiscono i rapporti tra aziende e GSMA, ma in ballo v’è anche molto di più: vi sono viaggi e hotel già prenotati, v’è l’incredibile impatto di un evento simile sull’immagine di una città come Barcellona, v’è la coda lunga di affari che in questa sede vengono stipulati (e che quest’anno non potranno essere sanciti nemmeno con una stretta di mano).

C’è un’espressione che l’organizzazione dell’evento continua a ripetere ossessivamente, una sfumatura forse decisiva per capire quanto sta per accadere: ogni azione sarà intrapresa sulla base dei consigli provenienti dalla World Health Organization. Come a dire: finché non viene sconsigliata l’organizzazione di un grande evento, il grande evento continuerà ad aver luogo. Tra le righe si intuisce l’intricata matassa delle clausole assicurative che possono regolare un evento di questo tipo, dove il primo che parla rischia di rimanere con il cerino in mano e il costo sul groppone. In ballo vi sono decine di milioni di euro, nonché uno sforzo logistico impressionante per una macchina organizzativa che lavora per un anno intero alla realizzazione dell’evento.

Chi potrebbe assumersi la responsabilità di suggerire cautelativamente di bloccare il MWC a pochi giorni dall’inizio? E se così fosse, occorrerà mettere in forse anche altri grandi eventi? Il Mobile World Congress ha una peculiarità rispetto a ogni altro grande evento, però: la forte presenza di professionisti che provengono direttamente dall’Oriente, molti dei quali proprio da quella Cina messa in ginocchio dal Coronavirus. Mentre Samsung riflette, Huawei e altri big sembrano voler tirare dritto verso Barcellona – pur con tutte le precauzioni del caso.

Sarà dunque un MWC senza alcuni dei protagonisti tradizionali. Sarà un MWC senza alcuni dei rappresentanti delle maggiori aziende. Sarà un MWC con i corridoi meno intasati di persone. Sarà il MWC in cui non ci si stringerà la mano e forse quello in cui tutti puliranno i telefoni prima di prenderli in mano per un hands-on improvvisato. Sarà il MWC delle mascherine al volto e del cibo confezionato. Sarà il MWC del sospetto e del “ci vediamo domani” invece delle tradizionali reunion in orario serale.

Sarà un MWC dimezzato. Se sarà.