I libri di storia non ci descriveranno in modo troppo dissimile da come noi abbiamo schernito gli uomini e le popolazioni del passato. Non potranno che ridere di noi, sapendo che potevamo fermare un virus semplicemente rimanendo in casa e lavandoci le mani – ma che non ne siamo stati capaci. La differenza è che a noi del passato arrivano soltanto credenze e cronache mediate dai libri di storia, mentre noi al futuro lasciamo chilometri di bacheche e di chat piene di complottismi, retate contro gli “untori”, razzismo, fobie e notizie talmente false che un biglietto da 32 euro potrebbe apparire in confronto più credibile.

Leggeranno tutto, con tanto di firma e di volto. Ci giudicheranno uno ad uno, con la spietata forza del senno del poi. Tracceranno i nostri “inoltra” e dovranno trasecolare di fronte all’insostenibile leggerezza con cui abbiamo usato questa funzione. Pensiamoci, ogni tanto.

Noi eravamo la generazione del Coronavirus

Non ne usciamo bene, perché il virus dilaga mentre in Francia sfilano i puffi e in Italia ancora abbiamo urlatori dei salotti tv che sminuiscono e sbeffeggiano. Ma la gente, intanto, muore. Le corsie degli ospedali, intanto, sono al collasso. Chi ancora non se ne fosse reso conto, quindi, d’ora in poi si trovi addosso il dito puntato della sanzione sociale, perché è questa l’unica vera cura alla stupidità (ebbene sì, usiamo le parole opportune al momento opportuno: S-T-U-P-I-D-I-T-A.

Ognuno è chiuso in casa propria, sul proprio smartphone, nel proprio comune. Mai come oggi viviamo tutti la realtà nostra, piccola o grande che sia, tra grandi gesti di solidarietà (si moltiplicano le raccolte fondi in favore della sanità) e miserie di basso profilo in altri ambiti. Ma poi c’è la pletora delle stupidità a riempire la scena e ad animare quello che è un inserto tragico e satirico di questa nostra età. Gli studenti che scappano da Milano sulla scia delle notizie notturne fanno il paio con le immagini dei capannelli di anziani che ignorano le notizie del giorno: le generazioni si sbattono in faccia la reciproca ignoranza, ma entrambe affossano assieme le opportunità di tutti.

E poi ci si trova a dover leggere su WhatsApp che “lanceranno disinfettante dagli elicotteri dalle 23 alle 5” e si moltiplicano gli “inoltra” col beneficio del dubbio [ebbene si, è una storia vera, e non isolata a pochi utenti: oltre le scie chimiche, verso la nuova dimensione della pioggia disinfettante]. Diciamolo chiaro e tondo a tutti loro: vergogna! Vergogna perché inviate una notizia così poco credibile, vergogna perché contribuite a creare il panico, vergogna perché ancora una volta non sapete operare una cernita tra stupidi passaparola su chat e le notizie fondate che media e siti istituzionali tentano di fare emergere.

E poi ci si trova con la caccia all’untore: si moltiplicano ormai le denunce contro i dubbi che, su Facebook o WhatsApp, qualcuno sente il dovere di lanciare contro altrui persone sospettate di positività al test del Coronavirus. Si vergogni ci pensa che sia questo il modo giusto di lottare contro l’epidemia, si vergogni chi lancia sospetti sicuro di essere al di sopra, si vergogni chi delegittima così chi con fatica sta lavorando per il contenimento del contagio, si vergogni chi lancia questi anatemi mettendo a rischio la credibilità, i rapporti sociali ed il buon nome di persone terze.

E poi ci sono i messaggi vocali che arrivano dalle corsie, dal fronte, dal virologo della domenica, dal fine analista, dal mio amico che sa le cose, da miocuggino che benvenutonelvirus, dall’amico dell’amico di un mio amico. E ci si crede, perché no, e allora perché non inoltrare. E allora accade di nuovo, drammaticamente, quel click maledetto che inquina i pozzi quando già è poca l’acqua rimasta: il pulsante “inoltra”.

Il peso di un Inoltra

Il pulsante “inoltra” deve diventare un insostenibile peso morale, qualcosa che deve coinvolgere al punto da far sentire coinvolti e co-responsabili di qualsiasi conseguenza ne derivi. Inoltrare non è far da passacarte, ma co-firmare. Tutti se ne rendano conto e rispondano delle proprie azioni, perché nel 2020 non è più possibile alzare le spalle e fingere di non essere mai complici e sempre semplici spettatori.

Per anni ci siamo detti che non eravamo pronti alla sfida dei social, perché per troppo tempo ci siamo divertiti a vedere quanti creduloni ci fossero in giro pronti a rilanciare qualsiasi complottismo, pronti a svegliarci con il loro “buongiornissimo!”, pronti a riversarci sulle bacheche i loro egoismi e le loro miserie.

Non è più tempo per queste dinamiche. Ora è venuto il momento di dire loro che sono stupidi, dove “stupidità” sta per “scarsità o mancanza d’intelligenza“. Perché così è: nel 2020, di fronte ad una emergenza collettiva mondiale, la stupidità è una piaga che tutti abbiamo l’onere di sentir bruciare sulla pelle. Non possiamo più ignorare e lasciar passare, è questione di salubrità personale: non lasciamo che i social rovinino quanto di buono le persone migliori stanno cercando di esprimere, isoliamo questo virus della dimensione digitale, conteniamo il contagio dell'”inoltra”. #restiamoincasa, ma approfittiamone per fare un po’ di pulizia anche tra i contatti. Anche la distanza digitale può far male: non sai mai con chi potresti entrare in contatto.