Quante volte avete visto su Twitter la stessa gif animata? Quante volte su WhatsApp vi hanno risposto con un’immagine? Quante volte al posto di una frase ti hanno inviato un’immagine composta da pochi frame e più significativa di un intero discorso? Su questa tendenza ci sono nomi come Tenor che hanno costruito un vero e proprio impero, arrivando sugli smartphone e le bacheche di miliardi di utenti grazie alla capacità unica di interpretare questo nuovo modo di comunicare.

Quando non trovi le parole giuste, a volte Beyoncé ti può aiutare. O SpongeBob.

Inutile pensare siano solo stupide immagini su stupide bacheche, perché la cultura sottile ha permeato l’intera storia dell’uomo. L’evoluzione della comunicazione ne è testimonianza, portando negli anni ’80 a sentire la necessità delle emoticon costruite con la punteggiatura, in tempi più recenti al moltiplicarsi delle Emoji e negli ultimi anni al proliferare delle GIF animate.

Il grande ritorno delle GIF animate

Le avevamo ormai dimenticate, convinti che l’evoluzione avesse fatto il proprio corso, ma avevamo in realtà sottovalutato la forza espressiva che le GIF animate erano ancora in grado di esprimere. A fine anni ’90 erano diventate il segno decadente di un Web in evoluzione, vezzo colorato di homepage dozzinali che per certi versi anticipavano i profili social odierni. Poi erano scomparse, sostituite da nuovi paradigmi di web design e dalla fuga degli utenti dalle pagine web personali. Arrivò MySpace, poi Facebook e tutti sappiamo cosa è successo in seguito.

Con il moltiplicarsi di sistemi di comunicazione sempre più istantanei, ecco tornare in carica le GIF come vere e proprie icone, ossia unità di contenuto tanto rapide da usare quanto ricche di significato. Si tratta di un vero e proprio discorso economico: l’utente tende a voler esprimere quanto più significato possibile nel minor tempo e minor spazio possibile. Invece di mille parole son meglio 100 parole e qualche emoticon; invece di 100 parole e qualche emoticon è meglio una GIF animata.

Click. Invia. Bingo.

Tenor: le migliori GIF animate

Tenor

Tenor, tra le principali fonti di GIF in questo momento, consente di esplorare quali siano le emozioni, le azioni ed i personaggi più noti della repository, quelli che più hanno popolato le bacheche degli utenti: i più scelti, i più espressivi, i più significativi. Ognuna di queste unità di contenuti è entrata in migliaia di discussioni, trasformandosi in meme istantanei pronti all’uso. Emozioni surgelate da cotto e servito.

Guardare a queste speciali classifiche consente di capire quali siano le espressioni, le scene e le emozioni che con maggior facilità sono state espresse da milioni di utenti. La risultante è uno specchio nel quale una community tre miliardi di utenti riflette la propria immagine: il proprio modo di percepire l’amore per un’altra persona, l’eccitazione per una novità, il dispiacere, la gioia, la sorpresa, il disappunto. A ognuno il suo, ma con macroagglomerati che esprimono di per sé tutte le sfumature che il volto della società è in grado di produrre.

Poniamo che un amico ci abbia riferito una notizia per la quale sentiamo di non poter far nulla se non un’alzata di spalle. Se siamo faccia a faccia, basterà probabilmente proprio una alzata di spalle per esprimere tutta la selva di emozioni e informazioni che intendiamo trasmettere alla controparte. In una chat, invece, bisognerebbe avventurarsi in ampie disamine del tipo “non so cosa potrei farci”, “cosa dovrei dirti”, “non saprei come risponderti”, eccetera. In alternativa, ci dice Teno, possiamo affidarci a Kenye West, Elmo o Oprah Winfrey:

Ryan Gosling è passato alla storia di Tenor per la sua trattenuta risata, Paris Hilton per il suo pianto. Freddy Mercury per il suo sorriso, Leo Messi per il suo disappunto dopo un insuccesso. E così via, tutti messi in fila come nuovi elementi di una neolingua digitale e internazionale. Perché questo sono le emozioni: il piano comune di una molteplicità di culture, soprattutto nell’era della globalizzazione che ci avvicina, che smussa le differenze culturali e che ci consente di esprimere sensazioni con piccole semplici immagini animate in loop.

Fonte:Simon Rogers