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entre impazza la polemica politica sull’oramai famoso CDA di Telecom Italia che ha stabilito lo scorporo di Tim, gli esperti del settore cercano di dare una visione d’insieme del futuro del maggiore gruppo di telefonia del nostro paese.
A cosa è dovuto questo cambio radicale di rotta, dopo meno di due anni dalla fusione tra Telecom Italia e Tim, avvenuta in pompa magna sotto la benedizione di ambedue i management delle aziende?
Gli analisti del settore ille tempore avevano previsto la nascita di una società capace di imporsi sul mercato, facendo un gran parlare delle enormi opportunità dovute alla convergenza tra fisso e mobile.
In realtà il mercato non ha risposto come nelle aspettative e le prime offerte fisso-mobile hanno avuto un successo limitato.
I bundle di videotelefono fisso e videotelefonino o il recente lancio del servizio UMA con il Samsung SGH-P200, da poter utilizzare come cordless a casa e come cellulare fuori, sono due dei primi esempi di quella convergenza che era stata alla base della fusione.
Oggi cosa è cambiato? Intanto è cambiato l’Amministratore Delegato di Tim, quel Marco De Benedetti che era stato uno dei principali fautori della fusione, salvo poi uscire dal nuovo gruppo e porsi alla testa del Carlyle Fund in Italia, multinazionale famosa per le operazioni di finanza internazionale ed attiva in vari settori quali difesa e telecomunicazioni, che guarda caso è uno dei papabili compratori della scorporata Tim.
Poi è cambiato il mercato.
Oggi gli analisti finanziari sono pronti a scommettere sulle Media Company, aziende nelle quali Internet, telefonia e TV si uniscono in mix vincente.
Anche in questo campo Telecom Italia ha fatto passi avanti, grazie alla grande diffusione dell’offerta Alice ADSL ed agli accordi per la trasmissione in diretta delle partite del campionato di calcio e per la visione dei film Sky su Rossoalice.
In questa nuova visione pare non entrare la telefonia mobile, percepita come attualmente avulsa dalla nuova convergenza tra TV ed Internet.
Inoltre i mercati finanziari non hanno premiato la fusione, anzi, i titoli Telecom sono scesi fino al limite attuale, oltre il quale Marco Tronchetti Provera non ha intenzione di inoltrarsi.
Ecco perché vendere quella che sembrava finora la gallina dalle uova d’oro del gruppo, quella Tim che è attualmente il terzo operatore mobile europeo e che con Telecom Italia unisce oltre 45 milioni di utenze telefoniche.
Quale sarà il futuro di Tim è difficile dirlo adesso. Lo scarno comunicato post CDA comunica che: "Il CDA di Telecom Italia si è riservato di esaminare le opportunità di valorizzazione delle attività di rete e del business di comunicazione mobile che si dovessero presentare, nonché ogni ulteriore o diversa iniziativa in funzione delle esigenze operative e di sviluppo sostenibile dell’impresa".
La frase, sebbene sibillina, sembra presagire ad una futura vendita del settore mobile ed i candidati, più o meno ufficiali, non mancano di certo.
In pole position Telefonica, principale operatore spagnolo con grandi interessi in Sud America, dove anche Tim possiede quella Tim Brazil che farebbe più gola di Tim Italia al gruppo iberico.
Gli ultimi avvenimenti politici, però, pongono problemi seri ai gruppi stranieri interessati ad acquisire Tim, visto il più meno velato veto dell’attuale Governo a far cadere l’ultimo operatore italiano in mano estera.
Ecco perché Telefonica potrebbe rilevare solo Tim Brazil, almeno per il momento.
Più variegata l’offerta proveniente dal fondo Carlyle, che potrebbe valorizzare ulteriormente Tim per poi rivenderla a sua volta.
Anche questa operazione speculativa, però, non è ben vista da vari settori dell’attuale maggioranza.
Più nell’ombra, in attesa che si schiarisca la situazione, ci sono anche Deutsche Telekom e France Telecom, sempre interessate al mercato italiano, dopo l’infelice esperienza in Wind.
Comunque vada non è difficile prevedere che Tim resterà sempre in una posizione di leadership sul mercato italiano della telefonia mobile e che poco abbiano da temere i suoi clienti.
Sicuramente più delicata invece la situazione occupazionale, visto che lo scorporo e la vendita non fornisce alcuna sicurezza alle migliaia di dipendenti Tim.
Non resta che attendere per vedere quale altra sorpresa ci darà Marco Tronchetti Provera, sempre se la bagarre politica dovesse attenuarsi.