La strage di San Bernardino ad opera dei terroristi di matrice islamica continua a far parlare, soprattutto in relazione allo scottante tema della privacy scaturito dallo sblocco dell’iPhone 5c di Syed Farook, uno dei terroristi protagonisti dell'attentato.


L'F.B.I.
aveva infatti richiesto ad Apple di approntare un software in grado di sbloccare l'iPhone 5c che il terrorista aveva lasciato sul luogo della strage, in modo da poter entrare in possesso di informazioni preziose relative proprio alla cellula terroristica responsabile dell'attentato.
L'azienda di Cupertino, com'è ormai noto, ha rifiutato la richiesta dell'F.B.I., sollevando dubbi importanti sulla privacy degli utenti in relazione all'eventuale sblocco di questo iPhone 5c, tanto da entrare addirittura in causa con l'F.B.I., che ovviamente era di tutt'altro avviso.

Oggi si aggiunge un nuovo capitolo a questa vicenda, visto che, attraverso le parole del direttore dell'F.B.I. James Comey, apprendiamo che l'ente investigativo statunitense ha deciso di affidarsi ad un'azienda terza per effettuare lo sblocco dell'iPhone 5c, sborsando una cifra pari a 1,3 milioni di dollari.
Successivamente all'hacking, l'F.B.I. ha deciso di ritirare la causa verso Apple, che invetibabilmente avrebbe portato via molto tempo e soprattutto notevoli risorse economiche.

Apple iPhone 5c
Apple iPhone 5c

In ogni caso, l'aspetto più bizzarro dell'intera vicenda è che all'interno dell'iPhone 5c non c'era informazioni particolarmente rilevanti per l'indagine, per cui, alla fine dei conti, si è sollevato un dibattito che ha coinvolto il mondo intero senza che effettivamente l'iPhone contenesse informazioni preziose sull'indagine relativa all'attentato di San Bernardino.