Portare l’i-Mode in Europa è come
portare un’automobile giapponese in un paese che non ha le strade. È quanto
emerge da una ricerca condotta dalla società specializzata Strand
Consulting
.

La conclusione enunciata da Strand
potrà sembrare un pò troppo estrema, ma sintetizza al meglio quello che
fuoriesce dallo studio. In realtà, secondo la ricerca, gli operatori farebbero
bene a concentrarsi prima sui servizi da offrire al mercato, piuttosto che barcamenarsi
su di una nuova tecnologia.

Una delle differenze basilari nell’i-Mode
europeo è la frammentazione del mercato, con decine e decine di operatori, contro
l’unico operatore ad offrire il servizio in Giappone. Questo vuol dire servizi
differenti anche a livello di business plan. In poche parole, secondo Strand,
quello di cui gli operatori ed i content provider europei hanno bisogno sono
nuovi modelli di guadagno e non partnership strategiche come l’i-Mode.

Al contrario del WAP, l’i-Mode
è stato un vero e proprio successo, ma non per questo si rivelerà tale anche
in Europa. Il problema del WAP, però, non è stato tanto il prodotto, ma la sua
implementazione. Il problema principale restano le reti europee, finora non
adatte ai nuovi sistemi di tariffazione che abbisognano i servizi mobili di
prossima generazione. L’unione tra le varie strade virtuali che dovranno unire
operatori, fornitori di contenuti ed utenti, non è stata mai presa in considerazione
e dovrebbe essere, adesso, studiata a fondo.

L’i-Mode non è la bacchetta magica
con la quale si risolvono tutti i problemi. Gli operatori europei devono da
soli adottare i rimedi a questa situazione, visto anche l’avvicinarsi delle
reti 3G, che dovranno essere affrontate in maniera del tutto differente da quello
che accade adesso. Bisognerà stabilire delle partnership collettive basate sulla
condivisione dei guadagni. I servizi 2.5G e 3G, infatti, si basano, principalmente,
proprio sulla combinazione di elementi sia degli operatori, che dei content
provider.

Se gli operatori sceglieranno congiuntamente
un’unica piattaforma sulla quale sviluppare tali servizi, allora questi potranno
avere un futuro ed i content provider potranno svilupparne di sempre maggiore
qualità per tutti gli operatori. Altrimenti, l’avere sistemi di tariffazione
diversi, piattaforme di altro tipo, non porterà ad altro che a servizi di bassa
qualità e dalla diffusione minima. Non solo competizione, quindi, nel prossimo
futuro, ma anche cooperazione, per far si che il 3G possa svilupparsi in maniera
decente e non debba affrontare le medesime difficoltà che hanno avuto il WAP
ed il GPRS. L’i-Mode non può e non deve essere la panacea di questi mali.