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ldquo;Se non vi saranno nuove fonti di reddito per gli operatori di rete, i crescenti problemi di congestione avranno l’effetto di diminuire la customer experience e limitare l’innovazione, dal momento che chi offre contenuti avrà più difficoltà a raggiungere i clienti e a sfruttare il proprio modello di business”. Lo afferma Luigi Gambardella, Presidente di ETNO (European Telecommunications Network Operators), l’associazione europea degli operatori di telecomunicazioni che rappresenta 41 operatori presenti in 35 paesi, comprendendo quindi anche operatori fuori dai confini dell’UE, in un’intervista al quotidiano Key4biz. Gambardella, Vice President di Telecom Italia per le Relazioni con le Istituzioni Europee e con gli Organismi Internazionali, con una lunga esperienza ed esteso network che va ben oltre i confini europei, analizza con il direttore Raffaele Barberio i temi cruciali su cui si gioca il futuro della Rete. “Ci sono dei forti limiti a quanto i consumatori sono oggi disposti a pagare – ha continuato Gambardella -. È necessario, pertanto, che i regolatori non adottino misure restrittive mirate ad impedire soluzioni di gestione differenziata del traffico e delle applicazioni (il cosiddetto traffic management), che consentano agli operatori di ottimizzare l’utilizzo della capacità disponibile in rete e fornire servizi a “qualità garantita”. Naturalmente ciò non mette a rischio i diritti dei consumatori, che potranno sempre godere di  servizi essenziali con qualità adeguata. L’attuale modello asimmetrico di regolazione trasferisce valore dagli utilizzatori finali e dagli operatori di rete verso gli ‘Over the Top’”. Per il presidente di ETNO è opportuno quindi “trovare delle soluzioni che permettano di mitigare la pressione economica sugli operatori di rete. Internet è un mercato two-sided.  Da un lato, i consumatori beneficiano dell’accesso a una varietà di contenuti, dall’altro lato i fornitori di contenuti online beneficiano dell’accesso a un gran numero di utilizzatori, grazie alla banda larga. Gli operatori di rete forniscono la piattaforma che rende possibile questa relazione e devono trovare un sistema di tariffe efficiente e bilanciato sui due fronti per rendere il modello di business sostenibile nel lungo periodo”. L’Unione europea ha fissato obiettivi precisi per lo sviluppo dell’economia digitale del continente. La Digital Agenda è il primo dei piani d’azione presentato dalla Commissione nel quadro della strategia di crescita 2020. La Commissione – spiega ancora Gambardella – “ha elaborato un piano specifico dedicato proprio allo sviluppo della banda larga. In termini di investimenti necessari, secondo le stime della Commissione il settore pubblico e quello privato dovrebbero investire globalmente tra i 180 e i 270 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo della metà delle abitazioni  con connessioni ad almeno 100 Mbps entro il 2020. Rispetto alla questione degli investimenti, sarà fondamentale che i regolatori nazionali rispettino la libertà degli operatori di effettuare investimenti tenendo conto che ad essi sia riconosciuto un tasso di remuneratività ragionevole”. Priorità innanzitutto alle reti, ma poi occorrono anche i servizi Internet, osserva Barberio. Per Gambardella, la sostenibilità della catena del valore di Internet è il secondo elemento rilevante. “Per permettere un reale sviluppo del mercato interno dei servizi online è necessario che gli operatori di rete possano remunerare i loro investimenti, oltre che sul deployment dell’infrastruttura, anche gestendo il traffico in rete in maniera efficiente e sfruttando le potenzialità insite nel rapporto con i propri clienti e nei nuovi segmenti di business: per esempio grazie allo sfruttamento delle potenzialità date dalle SIM card, oppure generando ricavi dal promettente mercato del mobile advertising”. “Lo sviluppo di una “global communication platform” – conclude il Presidente di ETNO –  aperta trasparente e competitiva, reso possibile da un altrettanto solido sviluppo delle reti grazie agli investimenti privati, garantisce una maggiore libertà di opinione da parte dei cittadini rispetto ai tradizionali sistemi di broadcasting. Proprio per questo, il lancio e la gestione al meglio di questo processo necessita di un’iniziativa allargata che veda coinvolti governi, operatori e società civile”.