Huawei Mate 20 Pro è un concentrato di tecnologia. Uno di quei pochi device, nel panorama attuale, in grado di suscitare lo stupore e la curiosità di chi ci entra in contatto. Se si tratta del miglior smartphone del 2018 è certamente presto per decretarlo, ma certamente rientra fra i più interessanti. Ecco le mie prime impressioni dopo 24 ore di utilizzo.

I dettagli contano

Un SoC – Kirin 980 – estremamente performante e con doppia unità di elaborazione dedicata all’intelligenza artificiale. Un equipaggiamento di 6GB di RAM e 128GB di storage interno. Un mix certamente vincente, ma niente che d’impatto possa generare curiosità o la sensazione di essere davanti ad un prodotto “diverso”. La lettura distratta delle specifiche tecniche chiave di Huawei Mate 20 Pro potrebbe indurre a pensare che si tratti del solito buon top di gamma.

I dettagli che rendono così interessante Huawei Mate 20 Pro vengono fuori dopo, quando ci si addentra nell’esame dei vari aspetti del device. Il display è un pannello OLED da 6,39” con risoluzione 2K+. Al di sotto dello schermo è nascosto un lettore d’impronte digitali, che promette di essere il 30% più performante rispetto a quelli della concorrenza, grazie alla tecnologia DPS (Dynamic Pressure Sensing). Dopo 24 ore di utilizzo di questa modalità di sblocco, posso confermarne la bontà e rapidità nonostante il software a bordo della mia unità di Huawei Mate 20 Pro non sia ancora quella definitiva.

Il secondo sistema di sblocco basato su parametri biometrici è offerto dal riconoscimento facciale. Questo è basato sul sistema di acquisizione dei tratti tipici dei volti attraverso la tecnologia 3D Depth Sensing. Il paragone con gli iPhone di ultima generazione nasce spontaneo: dai primi test è emersa la potenza del sistema, che è certamente più affidabile di quelli basati sulla sola camera frontale. Tuttavia, è necessario approfondire le prove ed effettuare dei confronti per capire se è paragonabile, migliore o peggiore rispetto alla tecnologia adottata da Apple.

L’audio di Huawei Mate 20 Pro è stereo, ma poteste aver bisogno di qualche secondo per capire dove sono gli speaker audio. Infatti, il device adotta il sistema che permette di renderli letteralmente invisibili. Sono inseriti all’interno del telaio, ma la qualità dell’audio non risulta compromessa in alcun modo. Un altro dettaglio, degno di attenzione.

La ricarica wireless in entrata ed in uscita

La batteria da 4200 mAh garantisce una buon autonomia energetica. Per quello che si può valutare in 24 ore, nella confusione generale di un viaggio di lavoro, effettivamente il device riesce a tenere il ritmo d’uso intenso gestendo con parsimonia le risorse a disposizione. Quello che fa la differenza sono i sistemi di ricarica in entrata ed in uscita.

Si, in uscita. Infatti, Huawei Mate 20 Pro è dotato della possibilità di usufruire della ricarica senza fili, anche quella rapida, grazie al nuovo sistema Wireless Quick Charge. Ma non è tutto perché, per la prima volta in assoluto, siamo davanti ad uno smartphone che può anche offrire la possibilità di ricaricare altri dispositivi in wireless. In soldoni, con Mate 20 Pro è possibile ricaricare altri smartphone, lo smartwatch e gli auricolari semplicemente appoggiandoli sopra il terminale. Che un battery phone possa fare anche da power Bank non è una novità, che lo faccia senza fili lo è decisamente. Il Reverse Charge è un altro dettaglio che stupisce.

Infine, ma non per importanza, il nuovo sistema di ricarica rapida a filo – con erogazione da 40W – abbatte i tempi di ricarica in modo significativo. Me ne sono resa conto ieri, quando avevo 10 minuti di tempo e la batteria sotto il 20%. Sono uscita con la batteria che aveva circa il 42/43% . di autonomia a disposizione.

Le fotografie

Il comparto fotografico principale, composto da un triplo sensore, è certamente interessante. Merita prove approfondite per poter piazzare di diritto il device fra i migliori camera phone del 2018.

Si tratta di un sistema a tripla camera che rappresenta una novità assoluta per l’azienda, che “sacrifica” il sensore in bianco e nero per accogliere quello grandangolare e porta lo zoom ibrido (un misto fra ottico e digitale) a ben 5X. Ovvero 3X in più di quello al quale siamo abituati.

Fra i punti di forza del nuovo comparto fotografico c’è l’elevata sensibilità alla luce, catturata al meglio anche in condizioni avverse, e la possibilità di eseguire macro con distanza molto (ravvicinata) dal soggetto ottenendo ottimi risultati.

La mia prova è stata quella di mixare entrambe le feature per realizzare un solo scatto: una macro quasi al buio. Tutto in modalità automatica. Beh, se le premesse sono quelle che potete vedere qui , Mate 20 non potrà che dare ottime soddisfazioni sotto il punto di vista delle fotografie.

Il nuovo standard di memoria espandibile

Huawei ha deciso di non sacrificare l’espansione di memoria su Mate 20 e Mate Pro in onore dello spazio fisico. Piuttosto ha studiato uno standard proprietario di mini memoria espandibile, identico ad una nano SIM, che è il 45% più piccolo della tradizionale microSD. La velocità di lettura è garantita fino a 90 mb/s.

Non ho avuto modo di testarla, di certo mi sembra una novità interessante anche se nutro qualche perplessità. Si tratta pur sempre di uno standard proprietario, che non è al momento compatibile con nessun altro device. Inoltre, non ha comunque risolto il problema dello slot ibrido: per espandere la memoria è ancora necessario rinunciare all’utilizzo del dual SIM.

Le mie impressioni generali dopo 24 ore

La prima cosa che si nota quando uno smartphone viene tirato fuori dalla scatola è il touch and feel ed il design in generale. Huawei Mate 20 Pro è elegante, anche se molto delicato, sebbene non abbia una forma che differisca granché dalla massa. Almeno sul frontale.

Infatti, sul posteriore le cose cambiano per due motivi: il comparto fotografico quadrato è molto particolare e – questa forse è la novità più apprezzata – il device trattiene le impronte molto meno rispetto ai predecessori e rispetto alla concorrenza in generale. Un dettaglio che ho notato subito e mi è piaciuto molto. Un pannello in vetro – magari riflettente – se pieno dei segni di ditate può essere particolarmente sgradevole da guardare.

La reattività del sistema mi ha colpito da subito e dopo 24 ore posso confermare che si tratta di un device fluido e con un touch screen preciso. Considerando che il software sul terminale – Android Pie 9.0 (EMUI 9.0) – non è quello definitivo, è presto per parlare di prestazioni in modo analitico.

Fra la ricarica veloce, lo sblocco tramite impronta digitale direttamente sul display e le buone foto, le mie prime 24 ore con Huawei Mate 20 Pro sono trascorse senza problemi di alcun genere. Le prime impressioni sono dunque decisamente positive.