Fuchsia è il fantomatico sistema operativo che, nell’immaginario collettivo, potrebbe rappresentare il successore di Android. La realtà sembra tutta via essere differente: così come Android è radicato sugli smartphone e Chrome OS sui laptop. Fuchsia (progetto di cui si parla ormai fin dal 2016) potrebbe puntare nuove forme di computing o sostituirle tutte in toto, ma in ogni caso agire affianco ai sistemi esistenti invece di puntare a sostituirli. La verità non è nota e Google ha finora fatto molto poco per dare chiarimenti in merito, ma da oggi il progetto compie un passo in avanti: porte aperte alla collaborazione di chiunque voglia sporcarsi le mani con il codice.

Fuchsia, le novità

Ancora una volta da Google non giungono chiarimenti: non c’è mai stata una vera roadmap, non ci sono mai stati prodotti che possano lasciar immaginare il futuro ipotetico del sistema operativo in termini pragmatici, ma c’è per ora soltanto uno sforzo iniziale di gettare le basi per qualcosa di nuovo. Qualcosa che ora si apre al mondo esterno dopo mesi di sviluppo aperto, ma interno ai laboratori di Mountain View. Sebbene la base sia open source, non c’è Linux di mezzo: si basa tutto, invece, sul microkernel Zircon.

Le novità stanno in una roadmap tecnica, una mailing list, un processo per diventare membri e proporre aggiornamenti. Insomma: Fuchsia si apre alla contaminazione esterna, cercando quelle dinamiche virtuose che possono trasformare il sistema operativo in un processo collaborativo “sicuro, aggiornabile, inclusivo e pragmatico” (sono queste le parole con cui Google definisce il lavoro auspicato dal team Fuchsia).

Al momento non è chiaro dove il progetto voglia o possa arrivare, ma i passi avanti ci sono e l’apertura all’esterno è un passaggio di grande importanza poiché costringerà a focalizzare gli obiettivi e far capire a tutti cosa Fuchsia voglia diventare da grande.

Fonte:Google