Così come nelle prime ore della pandemia andarono a ruba gli igienizzanti prima e le mascherine poi, in entrambi i casi sulla scia delle notizie che iniziavano a trapelare con sempre maggior allarme sui media, in questa fase più “matura” ad imporsi sembra essere un nuovo strumento di monitoraggio e prevenzione: il saturimetro, anche detto pulsossimetro.

Il prezzo si aggira sui 27.44 euro, l’utilità va compresa in modo specifico e l’emergenza in corso ha portato ad un repentino esaurimento delle scorte. Ecco tutto quel che c’è da sapere in proposito.

Saturimetro: a cosa serve, come funziona

Il saturimetro è uno strumento di grande semplicità tecnica che fornisce un valore interessante pur se non sempre di facile lettura. Nello specifico, il saturimetro è in grado di misurare in pochi minuti il livello di saturazione del sangue, ossia quanto ossigeno sia disponibile.

Il saturimetro consta di una piccola molletta pensata per poter essere posizionata sulla punta del dito, pizzicando la falangetta per fissarsi alla mano per alcuni secondi. Non viene effettuata alcuna iniezione, né serve un contatto diretto con il sangue: il principio è quello di uno screening delle dita attraverso una luce infrarossi che, attraversando il polpastrello, è in grado di misurare la presenza di ossiemoglobina sotto l’epidermide.

La differenza tra la luce emessa da un capo della pinzetta e la luce ricevuta dall’altro capo del saturimetro da dito è tutto quel che serve allo strumento per effettuare le proprie valutazioni, pronte in pochi secondi. Il risultato è un valore che tende a 100, dove una situazione di normalità è identificata da valori tra 95 e 100. Quando il valore restituito si attesta tra 95 e 90 si accendere un piccolo campanello di allarme motivato da un tasso di ossigenazione relativamente basso, mentre per valori al di sotto del 90 la fotografia è quella di uno stato di ipossia (scarsa concentrazione di ossigeno nel sangue) ed è necessario un intervento immediato.

Saturimetro da dito

Saturimetro e Covid-19

Il forte aumento delle ricerche di saturimetri in questo momento è legato alla speciale evoluzione che la Covid-19 ha in alcuni pazienti. Mentre il contagio da Coronavirus è per alcune persone relativamente ininfluente ai fini del proprio stato di salute, sviluppando una forma asintomatica simile più ad un piccolo raffreddore che non altro, per altri può evolvere in tempi molto rapidi in polmonite acuta bilaterale. In questi casi i polmoni collassano in tempi brevi, perdendo la propria normale funzionalità e limitando fortemente le capacità di ossigenazione: è questo il motivo per cui si rende necessario il ricovero ospedaliero e troppo spesso l’intubazione in terapia intensiva.

I primi indizi di Covid-19 sono legati ad un quadro sintomatologico caratterizzato da febbre improvvisa, tosse, perdita delle sensazioni del gusto e forte spossatezza. Le notizie provenienti dagli ospedali, soprattutto nel nord Italia, hanno portato però molte persone (soprattutto immunodepresse o comunque sofferenti di patologie pregresse di una certa entità) ad un alto grado di allarme e ad un forte monitoraggio personale. Ci si misura di più la febbre, si tiene monitorato costantemente il proprio stato di salute e si tende a reagire con maggior attenzione ad ogni piccolo segnale (non trovando purtroppo corrispondente risposta in una sanità pubblica messa pesantemente sotto stress dall’emergenza in corso).

Ecco perché improvvisamente è esplosa la ricerca (più o meno motivata) di strumenti come i saturimetri (o pulsossimetri, o ossimetri): una diminuzione importante della saturazione è sintomo di un disagio che, pur se ancor latente, inizia a rendersi manifesto a livello di screening analitico. L’uso di un saturimetro è realmente consigliato? Questa domanda fuoriesce dal campo delle valutazioni oggettive e diventa qualcosa di molto più soggettivo e personale: leggere i valori di un saturimetro non è cosa complessa, ma al tempo stesso la valutazione dei dati stessi non è così semplice poiché potenzialmente dipendente da una molteplicità di fattori.

L’appello dei medici di famiglia

Il grande interesse per i saturimetri si è impennato quando il 23 marzo 2020 la Federazione italiana dei medici di famiglia ha fatto esplicita richiesta al Ministero della Salute di poter dotare tutte le persone contagiate in quarantena di uno strumento di monitoraggio di questo tipo. La richiesta è ben motivata: evitare ai medici di famiglia di dover andare casa per casa ad effettuare questa semplice misurazione, rischiando ogni volta la propria salute e candidandosi potenzialmente a divenire grave veicolo di contagio per altri.

Se i pazienti sono tenuti a casa fino a che la concentrazione di ossigeno nel sangue scende sotto una certa soglia, è assolutamente indispensabile dotare tutti i medici di medicina generale di un adeguato numero di saturimetri per monitorare in tempo reale i pazienti domiciliati

Tale richiesta, lecitamente argomentata, è stata raccolta da molti come un consiglio indifferenziato ad avere a casa un saturimetro per misurare il proprio sangue quotidianamente come sentinella digitale contro la Sars-cov-2. Il sillogismo non sembra reggere e il saturimetro non è certo uno strumento essenziale. Può essere tuttavia utile? Può esserlo, anche perché il suo reperimento non è semplice e nel caso in cui il contagio si manifestasse in casa propria sarebbe ormai tardo per cercarlo sul mercato.

Dove trovare i saturimetri

Le cronache di questi giorni dicono che i saturimetri sono sempre più rari nelle farmacie, mentre online se ne trovano pressoché su tutti i maggiori marketplace disponibili. Il loro prezzo si è impennato nelle ultime settimane in virtù della crescente domanda e dalla ridotta disponibilità. I prezzi si aggirano ormai nel range dei 20-40 euro, sulla base delle funzionalità offerte.

Questi alcuni dei modelli disponibili:

Pulsossimetri: le app funzionano?

Francamente ci sentiamo di sconsigliarle. Le app per smartphone esistono eccome, ed una comune Samsung Health presente su molti smartphone del gruppo coreano è ad esempio funzionale a misurazioni di questo tipo. Tuttavia il sensore dedicato non ha le capacità di sensori ben più capaci e quello che è paventato come un pulsossimetro viene presentato più morbidamente come un “misuratore di stress”. Una recente indagine della Oxford University lo dimostra in modo inoppugnabile: tali misurazioni attraverso smartphone, smartwatch e smartband non possono essere affidabili poiché la tecnologia utilizzata non è la medesima dei saturimetri veri e propri. I dati ottenuti non sono pertanto privi di qualsivoglia scientificità e affidabilità.

Le app, insomma, non possono garantire paritetica affidabilità, mentre in tema sanitario, soprattutto in un momento come questo, la precisione delle misurazioni è del tutto fondamentale. Chiunque può lasciarsi tentare da una di queste app gratuite, sfruttando l’eventuale sensore disponibile sul proprio smartphone in prossimità della fotocamera, ma il monito deve essere chiaro fin dal principio: trattasi di rilevazioni prive di qualsivoglia valore in termini di monitoraggio del proprio stato di salute.

Sul tema meglio affidarsi ai consigli dei medici, senza compromessi.