L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha comminato sanzioni agli operatori Wind Tre e Vodafone per punire l’introduzione di un costo fisso mensile su offerte a consumo che non lo prevedevano. Le modalità con cui questa operazione è stata effettuata, infatti, hanno tolto ogni possibilità di scelta agli utenti, infliggendo un costo non previsto senza dare possibilità alcuna di liberarsi da questo tipo di ostacolo.

Costi fissi su contratti a consumo

La modifica era stata accompagnata da un SMS di questo tipo:

Modifiche contratto: dal 23/9 (ndr o data successiva) la tua offerta cambia. Costo 4 E/mese con traffico incluso di pari importo, chiamate Naz a 29c/minuto no scatto/risp e tariff a sec, sms 29Ec, 1 GB a 99Ec/giorno. Recesso senza costi da web. Racc. A/R, PEC, 159, negozi o cambio operatore fino al giorno prima della variazione

Secondo l’AGCOM (doc 1 e doc 2) si tratta nel caso di Wind Tre di una violazione “di durata breve ed entità consistente“, mentre si opta per la “durata media” nel caso di Vodafone: le segnalazioni raccolte hanno consentito immediati approfondimenti, venendo così a capo di una questione sulla quale la ragione è stata ora data agli utenti. La conseguenza è di una sanzione pari a 696 mila euro a Wind Tre e 522 mila euro a Vodafone.

L’introduzione di un costo fisso mensile per diverse offerte di rete mobile a consumo ha leso il diritto degli utenti di poter fruire dei servizi secondo la tariffazione prescelta al momento dell’adesione ai diversi piani di base impattati dalla condotta censurata.

Respinte le controdeduzioni delle aziende: la modifica unilaterale dei contratti non è possibile e la comunicazione non è stata trasparente. Non sono stati garantiti i diritti degli utenti, insomma, e la sanzione punisce pertanto il modus operandi posto in essere con questo cambio delle condizioni contrattuali.