Un papà cinquantenne aveva deciso di affidarsi alla tecnologia per controllare il tipo di vita condotta dai propri figli.
Grazie ad un software acquistato su internet, un professionista di Treviso aveva "truccato" i telefoni cellulari dei figli minorenni.
Risultato? E’ finito nei guai con la giustizia che ora lo accusa di intercettazioni abusive.

Con questo software l'uomo poteva conoscere in ogni momento le chiamate fatte e ricevute dai figli e, addirittura, leggere gli sms scambiati tra i figli e i loro coetanei.
"Ho acquistato il software in buona fede. Volevo sapere se i miei figli avevano a che fare con la droga. Non potete punirmi, ho fatto il mio dovere di padre" ha spiegato il professionista alla Guardia di Finanza.

Né il software, né il telefonino sono di per sé illegali ma lo diventano nel caso in cui l'apparecchio viene dato e usato senza avvertire il diretto interessato.
Diverse centinaia di persone sono ora indagate in tutta Italia per violazione all’articolo 617 bis del codice penale: installazione di apparecchiature atte a intercettare comunicazioni o conversazioni telefoniche o telegrafiche.

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