Le aziende produttrici di apparecchi hi-tech continuano a investire moltissime risorse in ricerca e sviluppo. Prova ne sia il fatto che qualche tempo fa Sony ha depositato la richiesta di concessione del brevetto per una tecnologia che permette di scattare selfie in sequenza continua. Lo si è saputo da qualche giorno, anche se al documentazione è stata presentata il 24 dicembre 2013.

Il funzionamento di questa nuova trovata è teoricamente molto semplice: le foto scattate dall’apparecchio (uno smartphone ovviamente) vengono inviate a un server usando una connessione sicura. La caratteristica più interessante è il fatto che gli scatti realizzati dal device, man mano che sono salvati sul server, vengono categorizzati da un algoritmo che è in grado di distinguere le emozioni: l’utente che cerca i propri scatti li ritrova già classificati, separati e organizzati in base a quello che ha provato (o meglio in base all’emozione che la macchina ha percepito nell’immagine). Altro dettaglio curioso: le immagini che non riescono ad essere categorizzate vengono automaticamente scartate dal sistema.

Brevetto Sony per il selfie continuo
Brevetto Sony per il selfie eterno

Il fine dello sviluppo e della realizzazione di questa nuova tecnologia è permettere di creare un flusso di emozioni, una timeline automatica di fotografie basata su feedback emozionali spontanei rilasciati dall’utente durante la giornata. Sì perché questa feature, per funzionare al meglio, dovrebbe essere attiva 24 ore su 24 sull’apparecchio dell’utente o almeno durante le ore in cui l’utente non dorme. Anzi, pare che Sony abbia concepito la tecnologia perché sia attiva anche durante le ore notturne: in modo da tracciare anche le fasi del sonno ed un eventuale insonnia.

Non è chiaro comunque quando questa innovazione troverà reale applicazione nei device. Non si sa nemmeno se Sony deciderà di integrarla in qualche modello di apparecchio Xperia o se la concederà a produttori terzi. Non bisogna mai dimenticare infatti che la cessione di brevetti è spesso fonte di lauti introiti per le multinazionali dell’informatica e della tecnologia più in generale.
Tra l’altro non è detto che questo flusso continuo di selfie diventi mai realtà: è facile immaginare infatti quali problemi legali inerenti la privacy degli individui possa creare.