Il Pentagono non poteva escludere Anthropic dai contratti federali appellandosi alla sicurezza nazionale senza prove concrete. È quanto ha stabilito un giudice federale della California, definendo “illegale e privo di fondamento” il provvedimento con cui il Dipartimento della Difesa aveva inserito la società sviluppatrice di Claude nell’elenco delle aziende considerate un rischio per la supply chain nazionale. La sentenza rappresenta una vittoria significativa per Anthropic e potrebbe avere conseguenze importanti sul rapporto tra governo statunitense e aziende che sviluppano intelligenza artificiale.
Perché il Pentagono aveva colpito Anthropic
Lo scontro risale ai primi mesi del 2026, quando Anthropic si è rifiutata di modificare le condizioni d’uso dei propri modelli di IA per consentirne un impiego senza limitazioni da parte delle forze armate statunitensi. L’azienda aveva ribadito di non voler permettere che Claude fosse utilizzato per sistemi d’arma completamente autonomi o per attività di sorveglianza di massa sui cittadini americani.
In risposta, il Dipartimento della Difesa guidato dal segretario Pete Hegseth aveva classificato Anthropic come un “rischio per la supply chain”, una designazione che di fatto impediva all’azienda di partecipare a numerosi contratti federali e scoraggiava anche i fornitori militari dal collaborare con essa. Si trattava della prima volta che questo strumento veniva applicato pubblicamente a una società americana del settore tecnologico.
Nella decisione di 59 pagine, la giudice federale Rita Lin ha stabilito che il governo non ha dimostrato l’esistenza di un reale rischio per la sicurezza nazionale. Secondo il tribunale, il provvedimento è stato adottato come forma di ritorsione nei confronti di Anthropic per le sue posizioni pubbliche sull’uso etico dell’intelligenza artificiale.
La giudice ha scritto che il semplice richiamo alla sicurezza nazionale non può trasformarsi in uno strumento per punire chi critica il governo, sottolineando che il Pentagono rimane libero di scegliere altri fornitori di IA, ma non può ricorrere a misure arbitrarie prive di adeguata motivazione. La sentenza blocca inoltre le restrizioni imposte da diverse agenzie federali nei confronti dell’azienda.
Il caso evidenzia una frattura sempre più evidente nel settore dell’intelligenza artificiale. Mentre alcune aziende hanno rafforzato la collaborazione con il Dipartimento della Difesa per lo sviluppo di tecnologie militari, Anthropic ha mantenuto una linea più restrittiva, sostenendo che gli attuali modelli di IA non siano sufficientemente affidabili per gestire sistemi d’arma autonomi e che debbano esistere limiti chiari al loro utilizzo.
Per l’azienda, il bando avrebbe potuto causare miliardi di dollari di perdite, oltre a un grave danno reputazionale, compromettendo la possibilità di lavorare con il governo federale e con numerosi appaltatori della difesa.
Il Pentagono potrebbe presentare ricorso
La decisione rappresenta una vittoria importante per Anthropic, ma la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. L’amministrazione statunitense potrebbe impugnare la sentenza e resta inoltre aperto un secondo procedimento legale relativo a un’altra designazione che potrebbe influire sull’accesso dell’azienda ai contratti civili del governo federale.
Il caso è destinato a diventare un precedente rilevante nel dibattito sul ruolo delle aziende private nello sviluppo dell’intelligenza artificiale per scopi militari. Da una parte il governo rivendica la necessità di poter impiegare gli strumenti di IA per qualsiasi utilizzo ritenuto legittimo nell’ambito della difesa; dall’altra, Anthropic sostiene che le imprese abbiano il diritto di fissare limiti etici ai propri prodotti senza subire ritorsioni istituzionali. La sentenza della giudice Rita Lin rafforza quest’ultima posizione e apre un nuovo capitolo nel delicato equilibrio tra sicurezza nazionale, libertà d’impresa e governance dell’intelligenza artificiale.