OpenAI sostiene di aver individuato e bloccato una presunta operazione di influenza riconducibile ad attori cinesi che avrebbe utilizzato ChatGPT per alimentare il dibattito pubblico statunitense contro la costruzione di nuovi data center. La rivelazione emerge da un rapporto pubblicato dal gruppo guidato da Sam Altman e rappresenta uno dei casi più significativi in cui una piattaforma di intelligenza artificiale viene utilizzata per tentare di orientare una discussione politica ed economica legata direttamente all’infrastruttura che alimenta la stessa AI.
Secondo OpenAI, la campagna – denominata “Data Center Bandwagon” – avrebbe sfruttato ChatGPT per generare contenuti in inglese e cinese destinati ai social network. I messaggi criticavano l’espansione dei data center negli Stati Uniti, concentrandosi su temi particolarmente sensibili come l’aumento dei consumi energetici, il possibile impatto sulle bollette elettriche e le conseguenze ambientali delle nuove infrastrutture digitali.
Come funzionava l’operazione
L’indagine condotta dal team Intelligence and Investigations di OpenAI indica che gli operatori avrebbero utilizzato VPN e account falsi per presentarsi come cittadini americani. Attraverso ChatGPT venivano creati post, commenti e materiale visivo destinati a piattaforme come X e Facebook, con l’obiettivo di amplificare preoccupazioni già presenti nel dibattito pubblico statunitense.
Ben Nimmo, responsabile delle indagini sulle minacce di OpenAI, ha definito l’attività come un classico tentativo di interferenza informativa straniera che cerca di inserirsi in una discussione reale e già esistente per manipolarla dall’interno. L’azienda ritiene che dietro l’operazione possa esserci un team di una società tecnologica cinese impegnata in progetti per amministrazioni governative locali.
Il tema strategico dei data center
La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per gli Stati Uniti. I data center sono considerati una componente essenziale della corsa globale all’intelligenza artificiale. Aziende come OpenAI, insieme ai principali operatori cloud, stanno investendo miliardi di dollari per espandere la capacità computazionale necessaria ad addestrare e gestire modelli sempre più avanzati.
Parallelamente, però, cresce anche l’opposizione di comunità locali e gruppi ambientalisti. Le critiche riguardano soprattutto il consumo di energia, l’utilizzo delle risorse idriche e l’impatto sul territorio. OpenAI sottolinea che la campagna individuata non avrebbe creato il malcontento, ma avrebbe tentato di sfruttare un dibattito già acceso per rafforzarlo artificialmente.
Il rapporto descrive una seconda operazione, chiamata “Tech and Tariffs”, che avrebbe utilizzato ChatGPT per generare vignette politiche e contenuti critici verso le politiche commerciali statunitensi e i dazi imposti alla Cina. Anche in questo caso gli account sarebbero stati riconducibili ad attori di lingua cinese e avrebbero cercato di diffondere narrazioni favorevoli agli interessi di Pechino.
Secondo OpenAI, entrambe le campagne hanno ottenuto risultati limitati e non mostrano segnali di un impatto significativo sull’opinione pubblica americana. La maggior parte dei contenuti avrebbe ricevuto pochissime interazioni autentiche e sarebbe rimasta confinata alle reti di account coinvolti nell’operazione.
Un nuovo fronte nella guerra dell’informazione
L’episodio evidenzia come i sistemi di intelligenza artificiale generativa stiano diventando strumenti sempre più utilizzati nelle operazioni di influenza online. Se in passato la produzione di grandi quantità di contenuti richiedeva team numerosi e tempi lunghi, oggi strumenti come ChatGPT consentono di generare rapidamente testi, slogan, immagini e commenti in più lingue.
Allo stesso tempo, la vicenda mostra una situazione paradossale: secondo OpenAI, una presunta rete collegata alla Cina avrebbe utilizzato tecnologia sviluppata negli Stati Uniti per cercare di influenzare un dibattito americano su infrastrutture considerate fondamentali per mantenere la leadership statunitense nell’intelligenza artificiale.