Le vecchie password resistono ed è un male per sicurezza e privacy

Esperti di cybersecurity hanno scoperto che le vecchie password resistono nel tempo a scapito di sicurezza e privacy.

Un recente studio pubblicato da NordPass rivela che molti utenti continuano a proteggere i propri account, inclusi quelli finanziari e professionali, con vecchie password compromettendo la loro sicurezza e la loro privacy. Si tratta di codici “segreti” creati anni se non decenni fa. Addirittura alcuni stanno utilizzando credenziali impostate quando erano ancora bambini.

Nonostante siano perfettamente a proprio agio con le tecnologie più recenti, secondo la ricerca degli esperti, sono proprio i giovani Zers a mostrare un’“igiene delle credenziali” sorprendentemente carente e poco incline al cambiamento. Karolis Arbaciauskas, Head of Product dell’azienda di cybersecurity NordPass e della sua casa madre Nord Security, ha dichiarato: “È paradossale: cambiamo smartphone, città e abitudini, ma continuiamo ad affidare la sicurezza dei nostri account più importanti a password create 10 o 15 anni fa“.

Bene l’Italia che aggiorna le password per sicurezza

Dallo studio emerge che l’Italia è tra i Paesi che aggiorna le vecchie password per mantenere la sicurezza. Il 65% degli utenti italiani ha modificato le proprie credenziali di recente mentre solo l’1% non le modifica da decenni. Il 4%, invece, non le ha mai modificate.

Arbaciauskas ha spiegato: “Sono convinto che la maggior parte degli utenti di internet sappia di dover cambiare immediatamente una password se viene compromessa. Per questo, quando qualcuno afferma di utilizzare la stessa password da anni, ci sono solo due possibilità: o quella credenziale non è mai finita in una violazione dei dati, oppure l’utente non sa che è stata compromessa“.

La Generazione Z tende a scegliere password semplici, spesso costituite da sequenze numeriche di base o da trend del web“. Arbaciauskas fa riferimento alle 200 password più comuni. “L’ampio ricorso al salvataggio delle password nel browser, insieme alla più alta percentuale di utenti che dichiarano di non aver mai modificato le proprie credenziali, suggerisce che la Generazione Z abbia familiarità con la tecnologia, ma tenda a trascurare le più elementari buone pratiche di sicurezza informatica“.

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