Nello studio pubblicato sulla rivista tecnologica del Massachusetts Institute of Technology (MIT), vengono ipotizzati alcuni scenari circa la produzione dell’iPhone sul suolo statunitense, tenendo conto dei materiali impiegati, dei componenti e della manodopera. Il primo dato che emerge dai primi due scenari, che potrebbero essere attuati, è un aumento del prezzo finale del dispositivo, che passerebbe dagli attuali 749 dollari ad un prezzo compreso tra 779 e 789 dollari (restando invariati tutti gli altri oneri), con il semplice assemblaggio negli USA dei componenti provenienti dagli attuali fornitori di Apple.

 

Apple iPhone 6S
Apple iPhone 6S

 

Se i componenti venissero anch’essi prodotti negli Stati Uniti, ipotesi del secondo scenario, il prezzo aumenterebbe ancora per attestarsi tra 809 e 849 dollari. La terza ipotesi, ovvero un’iPhone interamente prodotto negli USA, non è attuabile (per nessuna nazione) in quanto la nazione non possiede molti dei minerali che sono impiegati nella realizzazione dei singoli componenti.

Aumento del prezzo finale dell'Iphone nel caso in cui venisse prodotto negli USA [Fonte MIT]
Aumento del prezzo finale dell'Iphone nel caso 
in cui venisse prodotto negli USA [Fonte MIT]

Donald Trump, vincitore indiscusso delle primarie del Partito Repubblicano, e Bernie Sanders, che ha ormai pochissime chance di rimanere in lizza, contro Hilary Clinton, fino alla convention di luglio, quando si deciderà chi sarà il candidato del Partito Democratico, hanno entrambi manifestato, anche se in maniera diversa, il desiderio che Apple ricorra alla sola mano d’opera statunitense per la realizzazione dei suoi dispositivi, iniziando dall’iPhone. Trump ha ipotizzato il ritorno ad una grande nazione, con aziende come Apple che tornino a realizzare i propri dispositivi negli Stati Uniti, anziché in Cina. Sanders, dal canto suo, ha auspicato il ritorno della produzione negli Stati Uniti, augurandosi che la scelta della dislocazione delle attività produttive in Cina non sia un modo di evitare il pagamento della giusta quota di tasse.

 

Per comprendere la portata economica di queste affermazioni, ovvero se sia fattibile per Apple realizzare i propri dispositivi con mano d’opera statunitense o con componenti prodotti al 100% negli USA, Konstantin Kakaes del MIT ha elaborato tre scenari ipotetici per determinare la variazione del prezzo finale dell’iPhone.

Componenti necessari per assemblare un iPhone [Fonte IHS]
Componenti necessari per assemblare un iPhone [Fonte IHS]


Il primo scenario prevede l’assemblaggio con mano d’opera statunitense di componenti provenienti da vari fornitori globali
. La situazione attuale vede l’azienda di Cupertino assemblare gli iPhone in sette impianti, sei dei quali situati in Cina e uno in Brasile. Il dato di partenza è uno studio IHS secondo il quale il costo industriale dei singoli componenti dell’iPhone 6s, che viene venduto a 749 dollari, è di 230 dollari, mentre quello di un iPhone SE, che viene venduto al prezzo di 399 dollari, è di 156 dollari. Naturalmente, queste cifre non comprendono i costi di ricerca, sviluppo, distribuzione, packaging e i ricavi.

 

Sempre secondo le stime di IHS, l’assemblaggio dei componenti costa ad Apple circa 4 dollari, mentre secondo Jason Dedrick, professore della School of Information Studies presso l’Università di Syracuse, tale costo sale a 10 dollari, stimando che svolgere questo lavoro negli USA implicherebbe un onere aggiuntivo compreso tra i 30 e i 40 dollari, a causa del maggiore costo della mano d’opera e delle spese in termini di trasporti e logistica. Il tutto si traduce, restando fermi gli altri oneri, in un prezzo finale del 5 per cento più alto.

 

Manodopera Apple in tutto il mondo [Fonte MIT]
Manodopera Apple in tutto il mondo [Fonte MIT]

Il dato poco confortante, però, sta nei benefici quasi nulli di una tale ipotesi. La manodopera impiegata nell’assemblaggio dei componenti è una percentuale esigua. Anche se Foxconn o altri fornitori spostassero negli USA l’assemblaggio, in termini economici si otterrebbero vantaggi non apprezzabili e comunque molto distanti dai proclami elettorali di Trump e Sanders. 


Il secondo scenario prova invece ad ipotizzare la realizzazione dell’iPhone usando componenti costruiti anch’essi negli Stati Uniti
. Metà dei 766 fornitori di Apple sono cinesi, 126 sono giapponesi, 69 americani e 41 taiwanesi. Il rivestimento frontale in Gorilla Glass è prodotto da Corning all’interno di impianti situati in Kentucky, Corea del Sud e Taiwan, così come il touchscreen, uno dei componenti più costosi dell’iPhone (circa 20 dollari per l’iPhone SE, secondo la ricerca IHS). Altro componente costoso è il processore, un chip progettato da Cupertino è realizzato in outsourcing da Samsung e TSMC. Il modem è progettato da Qualcomm e costa circa 15 dollari, sempre secondo la ricerca IHS. L’unità di archiviazione NAND e la DRAM incidono per altri 15 dollari sul costo industriale e altri 15 sono dovuti ai chip per l’alimentazione, oscillatori e transceiver.

Fornitori Apple a livello globale [Fonte MIT]
Apple ha fornitori in 28 nazioni [Fonte MIT]

 

Nella sua analisi, Kakaes evidenzia come numerosi di questi chip siano prodotti a contratto e non è semplice individuarne la provenienza. GlobalFoundries, ad esempio, produce microchip per conto di aziende come Qualcomm in Germania, Singapore, New York e nel Vermont. Per quanto riguarda i semiconduttori, i costi della manodopera non cambiano in maniera significativa, da nazione a nazione, mentre incidono molto i costi delle attrezzature e delle strutture richieste, le quali, come spiega Alex King, direttore responsabile del Critical Materials Institute al Dipartimento Energia degli Ames Laboratory, diventano obsolete pochi anni dopo la loro costruzione. 

Per Dedrick e colleghi, realizzare i chip per gli iPhone in fabbriche USA implica un aumento di costi stimato tra i 30 e i 40 dollari per unità. Inizialmente, i costi sarebbero ancora più alti, partendo da produzioni lente per andare a regime dopo qualche tempo. La stima complessiva del maggior costo è quindi riassumibile in 100 dollari aggiuntivi, data anche la necessità di procurarsi alcuni materiali grezzi dai mercati globali.

L'iPhone impiega ben 75 elementi della tavola periodica [Fonte MIT]
L'iPhone impiega ben 75 elementi della tavola periodica,
molti dei quali non disponibili negli USA [Fonte MIT]

 

Il terzo scenario ipotizza infine un iPhone realizzato a “livello atomico” negli Stati Uniti, ovvero con tutte le materie prime provenienti solo e soltanto dagli USA. Alex King spiega come la realizzazione di un iPhone prevede l’impiego di circa 75 elementi della tavola periodica. La sola scocca include materiali non disponibili negli USA a livello commerciale, come l’alluminio, che proviene arriva dalla bauxite, roccia che costituisce la principale fonte per la sua produzione. Non esistono miniere per l’estrazione della bauxite negli USA. Si dovrebbe pertanto usare alluminio riciclato proveniente dalle varie fonti nazionali.

 

Elementi noti come “terre rare”, la cui estrazione è molto complessa, provengono principalmente dalla Cina, nazione che produce l’85% del fabbisogno mondiale. Secondo David Abraham, autore del volume “The Elements of Power“, testo incentrato sui metalli rari disponibili sulla Terra, “nessun prodotto tecnologico che impiega minerali può essere realizzato in una sola nazione”.

 

L’iPhone, pertanto, è la chiara dimostrazione dell’economia su scala globale. Risulta ingenuo pensare che si possa costruire interamente in una sola nazione, anche se si tratta degli Stati Uniti.

Commenti
Commenti
    Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti.
    Per commentare e partecipare alla discussione come utente registrato visita il forum