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n Italia la stragrande maggioranza degli utenti mobile usufruisce di contratti prepagati, più semplici da aprire, gestire e se è il caso chiudere.
Tuttavia persiste ancora una buona fetta di contratti in abbonamento; all’inizio della diffusione dei cellulari questo tipo di contratto rappresentava un MUST, ma con costi molto alti.
Chi si trovi ad avere questo tipo di rapporto commerciale con il proprio operatore, per uso personale o di lavoro, sa bene come in Italia esista ancora una tassa, denominata "di concessione governativa", che viene applicata su ogni bolletta e che pesa per 5.12 euro nei contratti consumer ed addirittura 12.81 euro in quelli business. Cifre che all'interno di un costo generale del telefonino hanno una loro importanza, e proprio per queste risultano alquanto "antipatiche" sia agli operatori che agli utenti.
Proprio per questo molti operatori stanno facendo pressione sul governo affinchè questo gettito venga eliminato dai costi di abbonamento, tanto più perchè risalente al 1991 quando il cellulare non era un oggetto di uso comune ma un vero e proprio lusso da status simbol.
Alcuni elementi dell'attuale maggioranza di governo sembrano aver sposato questa tesi; tuttavia per non incidere troppo sulle entrate, l'idea è quella di proporre almeno una dimezzazione del costo corrente.
C'è chi come Tre Italia, fa sapere di aver già agito in anticipo in tal senso, eliminando la tassa da molte delle proprie offerte in abbonamento, smaltendone il costo all'interno della tariffazione generale dello stesso.