‘Nessuna delle offerte pervenute aveva i requisiti
adatti’. Con questa frase William
Perlstein, avvocato di Iridium, ha decretato
venerdì pomeriggio davanti al tribunale fallimentare di Manhattan, la
fine dell’ambizioso progetto del consorzio per la telefonia satellitare, che
con un investimento di 5 miliardi di dollari aveva mandato in orbita una flotta
di 66 satelliti per assicurare copertura in ogni angolo del pianeta.

Dopo un’ incoraggiante partenza, ad agosto dello
scorso anno erano incominciati i problemi per Iridium, principalmente a causa
del costo dei cellulari satellitari (circa 5 milioni per modelli pesanti e scomodi
da trasportare) e per il prezzo delle tariffe troppo elevato. Nessuno dei progetti
di risanamento finanziario è riuscito ad evitare la bancarotta, nemmeno
le trattative con Craig McCaw, l’uomo d’affari americano che avrebbe dovuto
prendere il controllo di Iridium, risolvendone i problemi.

Il destino per i 66 satelliti è ormai segnato:
finiranno inceneriti non appena verranno rimossi dalle loro attuali orbite.
A detta di Motorola l’operazione richiederà dagli 8 ai 9 mesi per modificare
le orbite dei satelliti e fino ad un massimo di due anni per farli bruciare
a contatto con l’atmosfera. La spesa prevista per dismettere i satelliti sarà
compresa fra i 30 e i 50 milioni di dollari.

Quello che è visto come uno dei più
grandi fallimenti della storia americana avrà ripercussioni anche sui
bilanci di Motorola, che aveva investito almeno 2 miliardi di dollari nel progetto
Iridium e che oltretutto ha venduto migliaia di telefoni satellitari che ora
possono essere usati come fermacarte.