A inizio Novembre Huawei ha siglato la venditar del suo marchio di smartphone Hono ad un gruppo di circa 30 agenti e rivenditori tra cui China Telecom ed alcune aziende statali (Shenzhen Zhixin New Information Technology Co.). La motivazione alla base dell’accordo sarebbe nelle rigorose restrizioni che gli Stati Uniti hanno imposto a Huawei, con il blocco degli accordi tra produttore cinese e fornitori americani, forzando il gruppo verso scelte specifiche per rendere sostenibile tanto l’attività economica, quanto l’approvvigionamento delle componenti necessarie allo sviluppo dei propri dispositivi.

Huawei: il fondatore punta il dito verso il governo

Le restrizioni sono legate anche all’accesso di Huawei ai servizi USA, con questi ultimi impossibilitati a collaborare con specifiche aziende straniere in black-list.

Con una mossa ben programmata, un anno dopo, il Dipartimento del Commercio ha avviato delle modifiche alle regole di esportazione, impedendo ai produttori di concedere i propri chip, con tecnologia statunitense, a Huawei, superabile solo attraverso l’ottenimento di una licenza. La regola è stata modificata nelle ultime settimane dallo stesso dipartimento, con il consenso a fornire a Huawei solo processori con connettività 4G (ma niente 5G). Questa decisione ha rallentato in modo significativo i progressi dell’azienda nel raggiungimento dei traguardi legati alla produzione.

Huawei-Honor

Ieri, il fondatore di Huawei Ren Zhengfei, in un messaggio ai dipendenti di Honor, destinati a distaccarsi dalla sorella maggiore Huawei, li ha esortati ad essere più industriosi per superare le aspettative della nuova società. Huawei ha già raggiunto dei livelli altissimi confermandosi come secondo produttore di smartphone al mondo e Ren ha voluto sottolineato come sia stata davvero una decisione complicata vendere il brand. Si è comunque trattato di un’azione inevitabile ed utile a salvaguardare i posti di lavoro di milioni di impiegati e venditori che ruotano attorno al mondo Honor.

L’analista di Counterpoint Research, Flora Tang, ha affermato che le possibilità di sopravvivenza di Honor risulterebbe molto più elevate se potesse tornare a riprendere regolarmente la produzione. Come previsto, i rivali di Huawei in terra cinese stanno approfittando delle sanzioni statunitensi ed hanno aumentato la produzione in modo massiccio con Huawei ferma invece al palo, non essendo in grado di costruire nuovi telefoni. Dei 51,7 milioni di telefoni che Huawei ha prodotto nel terzo trimestre del 2020, circa il 26% erano telefoni a marchio Honor.

Durante il discorso, il fondatore di Huawei ha anche affermato: “La successione delle sanzioni statunitensi perpetuate contro Huawei ci ha portato a capire finalmente che alcuni politici americani vogliono ucciderci, non solo correggerci”.

Tuttavia, quando il presidente eletto Joe Biden presterà giuramento come 46° presidente degli Stati Uniti, la politica degli Stati Uniti nei confronti degli interessi cinesi potrebbe essere allentata. Sarà interessante vedere se la nuova amministrazione continuerà a vietare i dispositivi Huawei e le apparecchiature di rete a causa delle preoccupazioni legate ai suoi prodotti, che sarebbero utilizzati per raccogliere dati sensibili dei consumatori e delle aziende statunitensi per condividerli con i dipendenti del governo in Pechino.

Fonte:Gizmochina