La nuova segretaria al commercio Gina Raimondo, nominata dal presidente Joe Biden, ha affermato di non conoscere “nessun motivo” per il quale Huawei e altre società cinesi non debbano rimanere nella famosa Black List USA.

Al momento Huawei rimane nella Black List, ma non è detta l’ultima

Raimondo è stata interrogata sul futuro delle società asiatiche come Semiconductor Manufacturing International Corp., Hangzhou Hikvision Digital Technology Co. e molte altre. Queste sono state inserite su una lista molto particolare che richiede alle aziende statunitensi di ottenere licenze governative se vogliono vendere tecnologia e proprietà intellettuale USA alle realtà cinesi in questione. Taimondo, governatore democratico del Rhode Island, ha così dichiarato:

Capisco che i partiti siano inseriti nell’elenco delle entità e nell’elenco degli utenti finali militari in generale perché rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti o gli interessi di politica estera. Al momento non ho motivo di credere che le entità in quegli elenchi non dovrebbero essere presenti. Se confermato, attendo con impazienza un briefing su queste entità e su altre di interesse.

C’è da dire che sulla questione di Huawei, durante la sua audizione di conferma del Senato del 26 gennaio, Gina Raimondo non ha speso moltissime parole in merito. Questo ha spinto diversi repubblicani alla Camera a chiedere alle loro controparti del Senato di ritardare la sua conferma. Mercoledì il Comitato del Senato per il Commercio, la Scienza e i Trasporti ha votato 21-3 per avanzare la sua nomina.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha ribadito l’opposizione del Paese alle restrizioni di sicurezza statunitensi sulle sue società. Wang Wenbin, nel corso di una conferenza stampa a Pechino ha affermato:

Vi esortiamo a porre fine a questa sfrenata oppressione contro le aziende cinesi.

Anche nelle risposte scritte, Raimondo ha affermato che lei e il Segretario di Stato Antony Blinken concordano sull’utilizzo degli strumenti governativi degli Stati Uniti per intraprendere azioni contro l’importazione di prodotti realizzati con il lavoro forzato nello Xinjiang, la regione nord-occidentale dove Blinken aveva precedentemente affermato che le politiche della Cina nei confronti della sua minoranza musulmana sono equivalenti al genocidio.

Vi terremo informati in merito. Come andrà a finire la vicenda del ban di Huawei?

Fonte:Bloomberg