krin 980

Huawei Mate 20 Pro non è ancora ufficiale, ma non è una novità che i primi benchmark di uno smartphone trapelino ancora prima della sua presentazione ufficiale. I risultati raggiunti da quello che potrebbe essere il prossimo flagship di Huawei sorprendono. Se le premesse sono queste, Kirin 980 darà filo da torcere alla concorrenza, ma non sembra più potente di Apple A12 Bionic, almeno su carta.

Kirin 980 mostra i muscoli nei benchmark, di nuovo

Qualche tempo fa, su AnTuTu – l’altra celeberrima piattaforma di benchmark per smartphone – è comparso il risultato di un test di benchmark eseguito su un presunto Huawei Mate 20. Il punteggio di 356918 era decisamente elevato ed un bel po’ sopra quello dei diretti concorrenti già ufficiali.

Tuttavia, si trattava di aprile, mentre i risultati trapelati adesso sono decisamente più vicini alla data di ufficializzazione dei nuovi top di gamma Huawei. Su Geekbench è infatti comparso uno smartphone del colosso cinese, dal nome in codice LYA-L29 – con a bordo un processore octa core e ben 6GB di RAM. Il sistema operativo risulta Android Pie 9.0. Si pensa possa trattarsi di Huawei Mate 20 Pro, ma potrebbe anche essere la versione standard.

I risultati sono di 3390 in sigle-core e 10318 in multi-core. Anche in questo caso, il misterioso device di Huawei batterebbe la concorrenza, distaccandola di parecchi punti.

Huawei Kirin 980 non sembra più potente di Apple A12 Bionic

Innegabile la potenza dell’ultimo SoC di Huawei, ma il suo presumibile 10318 non è paragonabile all’11472 in multi-core di iPhone Xs. Un risultato che suona un po’ contraddittorio con quanto dichiarato dal colosso cinese in merito al suo nuovo processore.

In buona sostanza, almeno per il momento, il “fidatevi, Kirin 980 è più potente di A12 Bionic” non sembra supportato da prove concrete. Certamente, non lo è dai benchmark.

Quanto vale il risultato di un test di benchmark?

L’attendibilità dei benchmark: una questione complicata. Ultimamente è capitato che alcuni produttori siano stati coinvolti in piccoli scandali dovuto proprio ai tentativi di modificare i risultati di questo genere di test.

Huawei è stata recentemente coinvolta in una spiacevole situazione di questo genere. Infatti i suoi device di ultima generazione tendono ad impostare automaticamente la modalità “prestazioni elevate” quando viene avviata un’applicazione per eseguire test di questo genere.

L’azienda non negato l’evidenza dei fatti, spiegando che offrirà la possibilità agli utenti di gestire manualmente le prestazioni dei propri smartphone, ma aggiungendo che è ben consapevole di quanto ormai non si possa fare più affidamento sui benchmark. Per i clienti finali sembrano contare tanto, troppo, e sempre più spesso i produttori cercano di gonfiare i risultati ottenuti dai propri smartphone, al fine di battere la concorrenza, almeno su carta.

Dunque, quanto vale il risultato di un test di benchmark? A parere di chi scrive, poco.