Google apre il Play Store agli store di app di terze parti

Google aprirà il Play Store ai marketplace Android di terze parti dal 22 luglio negli USA dopo la fine dello scontro legale con Epic Games.
Google apre il Play Store agli store di app di terze parti

Google si prepara a cambiare profondamente il modo in cui vengono distribuite le applicazioni Android negli Stati Uniti. Dopo anni di battaglie legali con Epic Games, l’azienda di Mountain View ha ritirato l’accordo transattivo raggiunto con il publisher di Fortnite e applicherà integralmente l’ingiunzione imposta dal tribunale federale. A partire dal 22 luglio, il Play Store potrà ospitare store di applicazioni di terze parti, aprendo la piattaforma a marketplace concorrenti direttamente all’interno dell’ecosistema ufficiale di Google.

La decisione rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella storia di Android e potrebbe modificare gli equilibri del mercato delle app, aumentando la concorrenza e offrendo nuove opportunità sia agli sviluppatori sia agli utenti.

Fine dell’accordo tra Google ed Epic Games

La svolta arriva dopo che Google ed Epic Games hanno deciso di ritirare il loro accordo extragiudiziale. Secondo quanto emerso dai documenti depositati in tribunale, entrambe le parti hanno preferito evitare un ulteriore confronto giudiziario dopo che era apparso evidente come il giudice non fosse intenzionato ad accogliere le modifiche richieste da Google all’ingiunzione permanente emessa nel 2024.

Google ha dichiarato di aver scelto questa strada per eliminare l’incertezza che gravava sull’ecosistema Android e concentrarsi sull’evoluzione del proprio modello di business, puntando a offrire maggiore scelta agli utenti, prezzi più competitivi e nuove opportunità per gli sviluppatori. L’azienda ha comunque ribadito di voler continuare a garantire elevati standard di sicurezza all’interno della piattaforma.

Come funzioneranno gli store alternativi

Dal 22 luglio i marketplace di terze parti potranno essere distribuiti direttamente attraverso il Google Play Store negli Stati Uniti. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto al tradizionale sideloading, che richiedeva agli utenti di installare manualmente applicazioni provenienti da fonti esterne.

I nuovi marketplace potranno inoltre accedere al catalogo delle applicazioni di Google Play, rispettando una serie di requisiti stabiliti dall’azienda. Tra questi figurano controlli di sicurezza, politiche di moderazione trasparenti e una quota annuale di 5.000 dollari per partecipare al programma di accesso al catalogo. Google continuerà inoltre a percepire le commissioni previste sulle transazioni effettuate attraverso il proprio sistema di distribuzione.

Gli sviluppatori riceveranno automaticamente la possibilità di rendere disponibili le proprie applicazioni anche nei marketplace alternativi, salvo decidere esplicitamente di non aderire.

L’intera vicenda nasce dalla causa intentata da Epic Games nel 2020 contro Google e Apple. Mentre il procedimento contro Apple ha avuto un esito in gran parte favorevole alla società di Cupertino, il caso relativo ad Android ha portato una giuria federale a stabilire che Google aveva mantenuto un monopolio illegale nella distribuzione delle applicazioni Android.

L’ingiunzione emessa dal giudice James Donato obbliga Google a consentire la distribuzione di store concorrenti all’interno del Play Store e a eliminare alcune pratiche ritenute anticoncorrenziali. Dopo mesi di ricorsi e tentativi di modifica della sentenza, la società ha ora deciso di conformarsi integralmente alle disposizioni del tribunale.

Pur non avendo effetti diretti sull’ecosistema iPhone, la decisione potrebbe alimentare il dibattito internazionale sulla distribuzione delle applicazioni mobili. In Europa Apple è già stata costretta ad aprire iOS ai marketplace alternativi in seguito al Digital Markets Act, mentre negli Stati Uniti continua il confronto legale con Epic Games sulle modalità di pagamento alternative all’App Store.

L’apertura del Play Store ai marketplace concorrenti potrebbe quindi diventare un nuovo punto di riferimento per regolatori e autorità antitrust che stanno cercando di aumentare la concorrenza nel mercato delle piattaforme digitali, segnando un passaggio importante nell’evoluzione dell’intero settore delle applicazioni mobili.

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