Google ha introdotto sui Pixel 11 Pro una caratteristica hardware piuttosto insolita: otto LED RGB controllabili individualmente, riuniti nell’array HiLight vicino al comparto fotografico. Le possibilità offerte dal software ufficiale, però, sono decisamente più limitate rispetto alle capacità dell’hardware. A colmare questa distanza prova ora HiLight Studio, applicazione open source che permette di trasformare HiLight in un vero sistema di notifiche personalizzabile.
Il progetto è sviluppato da Dhananjay Bhosale ed è disponibile pubblicamente su GitHub con licenza MIT. L’applicazione è ancora classificata come sperimentale e supporta Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold con Android 17. Non è un progetto ufficiale né approvato da Google.
Gli otto LED diventano un sistema di notifiche
La funzione probabilmente più interessante di HiLight Studio riguarda le regole configurabili per singola applicazione. È possibile, per esempio, associare un determinato colore alle notifiche di WhatsApp oppure fare in modo che l’array si illumini mentre una specifica applicazione è in primo piano.
In questo modo HiLight assume un ruolo molto più vicino ai vecchi LED di notifica degli smartphone Android, ma con possibilità di personalizzazione nettamente superiori. L’app supporta colori uniformi e diversi effetti animati, mentre ogni LED può essere gestito separatamente.
La documentazione tecnica del progetto conferma che l’hardware è costituito da otto LED RGB indirizzabili singolarmente. Android li identifica come luci di tipo application introdotte con API 37; l’hardware supporta inoltre il controllo RGB e le animazioni, con un periodo minimo di aggiornamento di 33 millisecondi per LED, equivalente a circa 30 aggiornamenti al secondo.
Il risultato è la possibilità di realizzare animazioni come rainbow, comet, wave, breathe, pulse e random. Il progetto dichiara di aver verificato questi effetti direttamente sull’hardware reale dei Pixel compatibili.
Preset, Quick Settings e regole per le app
HiLight Studio non si limita alla scelta del colore. Le configurazioni possono essere salvate sotto forma di preset, importate ed esportate, mentre un riquadro nelle Impostazioni rapide di Android permette di intervenire sul funzionamento dell’app senza doverla aprire ogni volta.
Le versioni più recenti del progetto hanno ampliato ulteriormente le possibilità. La documentazione attuale indica, tra le altre cose, regole per l’utilizzo di fotocamera e microfono, colori associabili a singoli contatti o conversazioni e la possibilità di ricavare i colori dallo sfondo dello smartphone. Sono inoltre previste funzioni dedicate a Non disturbare, risparmio energetico, batteria scarica e fasce orarie silenziose.
Un dettaglio particolarmente importante riguarda la privacy: secondo gli sviluppatori, HiLight Studio non dispone del permesso di accesso a Internet, non integra analytics, account o telemetria e conserva localmente regole e preset. I permessi per leggere le notifiche e verificare quale applicazione è in uso servono alle relative automazioni.
L’installazione richiede qualche passaggio in più
C’è però un compromesso. HiLight Studio non è una normale applicazione scaricabile da Google Play e necessita di accesso privilegiato al servizio Android che controlla le luci.
La documentazione corrente indica Shizuku come uno dei sistemi disponibili: dopo aver avviato Shizuku tramite Wireless debugging, bisogna aprire HiLight Studio, entrare nella sezione Setup e autorizzare la richiesta. In alternativa è disponibile una procedura tramite ADB; sui dispositivi con root, le versioni più recenti dell’app possono invece sfruttare automaticamente questo tipo di accesso.
L’autorizzazione non è permanente. Dopo ogni riavvio dello smartphone il renderer deve essere avviato nuovamente, per esempio riattivando Shizuku e riaprendo HiLight Studio. L’app necessita inoltre dell’accesso alle notifiche per applicare le relative regole e dell’accesso all’utilizzo delle app per riconoscere quelle presenti in primo piano.
Va sottolineata anche un’importante differenza rispetto alle prime build: mentre alcune release iniziali erano firmate con certificati di debug, il progetto è successivamente passato a un certificato permanente per semplificare gli aggiornamenti delle versioni successive.
Limiti di sicurezza per proteggere l’hardware
La possibilità di controllare liberamente otto LED pone inevitabilmente il problema della durata e delle temperature. Gli stessi sviluppatori precisano che l’utilizzo prolungato e continuo dell’array HiLight non è stato testato, motivo per cui il software applica diverse protezioni.
Gli effetti ambientali vengono interrotti dopo 30 secondi per impostazione predefinita, anche se il limite può arrivare a cinque minuti. Gli effetti collegati alle notifiche non possono superare un minuto, mentre dopo dieci secondi di illuminazione continua viene progressivamente ridotta la luminosità. L’array, inoltre, può rimanere attivo al massimo per metà di qualsiasi finestra temporale di dieci minuti.
Sono limitazioni significative, ma mostrano anche perché un’applicazione indipendente debba procedere con cautela quando utilizza componenti hardware in modi diversi da quelli previsti dal produttore.
HiLight Studio rimane infatti un progetto sperimentale, destinato soprattutto agli utenti disposti a utilizzare Shizuku, ADB o root e ad accettare qualche passaggio aggiuntivo nella configurazione. Allo stesso tempo, il progetto dimostra che l’array HiLight dei Pixel 11 Pro dispone di capacità tecniche ben superiori a quelle normalmente esposte dal software di Google: otto LED indipendenti che, con il software appropriato, possono trasformarsi da semplice elemento estetico in un sistema di notifiche visive altamente personalizzabile.
