Apple potrebbe essere prossimamente nel mirino di una nuova class action, firmata in questo caso da Euroconsumer (di cui fa parte l’italiana Altroconsumo), per un caso che affonda le radici ormai ad alcuni anni or sono. Al centro dell’attenzione v’è la cosiddetta “obsolescenza programmata” e l’accusa è sostanzialmente quella di un rilascio di aggiornamenti tale per cui le performance dei dispositivi di Cupertino vengono poco alla volta limitate per spingere l’utente ad un cambio più solerte del proprio dispositivo.

Euroconsumer pronto alla class action

Il caso richiamato alla memoria è quello del 2014, che ha portato nel 2018 alla sanzione di 10 milioni da parte dell’Antitrust italiana per “pratiche commerciali scorrette e aggressive” (ricorso rigettato dal TAR nel maggio di quest’anno): il rilascio di iOS 10 e 10.1.2 per iPhone 6, iPhone 6 Plus e iPhone 6s Plus non è stato preceduto da adeguata comunicazione nei confronti dei consumatori circa la riduzione delle prestazioni che i dispositivi avrebbero subito a update installato. “I consumatori di Belgio, Italia, Spagna e Portogallo meritano di essere trattati con lo stesso rispetto di quelli americani“, spiega il comunicato diramato dalle associazioni per la tutela dei consumatori: “per questo motivo Euroconsumers annuncia oggi una class action coordinata contro Apple per le pratiche di obsolescenza precoce chiedendo un risarcimento minimo di 60 euro per consumatore. Belgio e Spagna hanno già avviato le proprie class action mentre Italia e Portogallo si aggiungeranno a breve“.

Aggiunge Altroconsumo:

L’obsolescenza programmata di molti device elettronici con conseguenti malfunzionamenti sia al software che all’hardware porta inevitabilmente ad un altro grande problema, la difficoltà di riparare questi prodotti. A questo proposito Altroconsumo, in un’indagine per misurare “l’indice di riparabilità” – possibilità di riparazione senza l’intervento di un tecnico – ha aperto e smontato dieci smartphone e quattro tablet, andando a lavorare sulla sostituzione di batteria e schermo.

I risultati dell’indagine parlano chiaro: quasi tutti i device analizzati non sono progettati per essere facilmente riparabili. Alla difficoltà nella riparazione si aggiunge inoltre il problema dei pezzi di ricambio, spesso introvabili. Tutto questo spinge inevitabilmente i consumatori a cambiare con più frequenza il proprio smartphone/tablet andando ad impattare fortemente sia sul proprio portafoglio che sull’ambiente, incrementando il cosiddetto E-waste (rifiuti tecnologici).

Ma questo sembra essere un altro problema, qualcosa su cui anche il Parlamento Europeo ha chiesto interventi radicali che vadano oltre quanto fatto fino ad oggi. La questione Apple ha una radice software ed è relativa al rapporto tra gli aggiornamenti e l’hardware in uso; l’obsolescenza legata all’indice di riparabilità, invece, è un aspetto profondamente legato al design in fase progettuale, qualcosa su cui potrà agire più la politica che non i ricorsi postumi in tribunale.