Di rivoluzioni il mobile ne ha portate tante ma una delle più immediate, a volte passata quasi inosservata per quanto è stata naturale, è l’abbandono dei controlli hardware a vantaggio di quelli touch. I pulsanti si sono ridotti all'osso e quando possibile sono del tutto scomparsi. Ormai la scelta non esiste neanche, persino gli amanti delle tastiere hanno dovuto cedere al controllo tramite schermo. Questo ha conferito un ruolo centrale ai display e alle tecnologie ad essi collegate.

In realtà, i motivi che hanno accentrato l'interesse sui display sono vari. Ci si sono messe anche le aumentate capacità software e di connettività dei dispositivi, che hanno portato migliori interazioni, gaming, più contenuti multimediali e tutto ciò che l'occhio deve gustare comodamente. Chi programma per il mobile conosce bene la problematica del supporto multi-screen, la necessità di garantire che la stessa app sia perfettamente fruibile su ogni tipo di schermo – da meno di quattro pollici fino a tablet di dieci pollici in landscape (lato lungo in larghezza), se non oltre – anche a costo di modificarne il layout di presentazione. La questione è persino più spinosa nell'ambito del sistema Android, dove la realizzazione di dispositivi è svolta da una moltitudine di aziende e i prodotti hanno invaso ogni fascia di prezzo diversificandosi per caratteristiche hardware.
Nella scelta di un dispositivo, le caratteristiche del display sono fondamentali, influenzano notevolmente il prezzo di vendita ma anche i consumi energetici cui saremo soggetti nell'uso: è importante pertanto sapersi orientare nel panorama degli schermi per mobile a livello di caratteristiche ma anche di meccanismi di protezione.

Tecnologie dei display
Ne esistono diverse ma in linea di massima possiamo suddividerle in due famiglie: LCD e AMOLED. Gli LCD possono essere considerati il porting dei monitor per PC sui dispositivi mobili. Sono i famosi cristalli liquidi che hanno reso "piatti" gli schermi dei dispositivi elettronici di ogni genere. Dopo aver invaso il mondo per decenni, sono stati l'ispirazione dei dispositivi mobili. Tantissimi modelli sono provvisti della classica incarnazione TFT (Thin Film Transistor), che ha permesso di elevare la qualità visiva rispetto agli LCD tradizionali. Si è poi diffusa, nei dispositivi di fascia medio/alta, la versione IPS (In-Plane Switching), in cui i cristalli liquidi si muovono parallelamente alla superficie dello schermo.
Gli AMOLED invece si basano sui cosiddetti LED organici, i quali hanno luce propria. In pratica, ogni pixel è un led che può anche essere spento. A differenza degli LCD il pannello non è retroilluminato e ciò permette di avere migliori contrasti di colore e qualità visiva, con il vantaggio di un risparmio energetico soprattutto quando una porzione di schermo deve apparire di colore nero, situazione nella quale i led corrispondenti vengono appunto spenti. Tutto ciò, come presumibile, a fronte di un maggior costo di produzione. A titolo di esempio, l'AMOLED è la strada cui Samsung si è fidelizzata da tempo: l'immagine seguente mostra una pubblicità del Galaxy S di alcuni anni fa in cui il produttore elogiava la maggiore luminosità di tali schermi di fronte agli LCD.

display_img_01
Una vecchia pubblicità Samsung sui display AMOLED

Anche in questo settore ci sono varie distinzioni come la tecnologia più elevata, la Super AMOLED, che connota i terminali di punta della casa sudcoreana. Prendiamo, ad esempio, i modelli presentati al recente MWC di Barcellona, LG G5 e Samsung Galaxy S7: il primo è dotato di un IPS LCD mentre il secondo presenta un Super Amoled.

Fragilità
I display si sono spesso distinti anche per fragilità, purtroppo. Quando un device cade in terra varie sue parti possono uscirne malfunzionanti: l'esempio più evidente è il vetro anteriore, ma spesso ne fanno le spese antenne radio e microfoni, solo per citarne alcuni. L'operazione di sostituzione – se effettuata da personale competente e con materiali idonei, si intende – può costare cara, raggiungendo facilmente cifre che suggeriscono la sostituzione diretta del terminale intero. Ciò è causato non solo dall'onerosità dei componenti, ma anche dal fatto che il vetro spesso fa tutt'uno con il display inteso come elettronica di proiezione di contenuti. Le tecnologie  più in voga attualmente sono dei vetri rinforzati di cui parleremo tra poco, ma si inizia davvero a sentire la necessità di un materiale realmente infrangibile: e qualcuno ci sta provando.

Gorilla Glass
Spesso nelle recensioni dei dispositivi leggiamo che il vetro è protetto da Gorilla Glass e in effetti questa specifica, attualmente, è diventata sinonimo di qualità del display: requisito al giorno d'oggi immancabile in dispositivi di fascia media o alta. Questa indicazione non rappresenta un materiale generico, bensì un vero e proprio brevetto detenuto da un'azienda, l'americana Corning Incorporated, che produce vetri e ceramiche per l'industria da più di 150 anni.
La sfida vinta di questo prodotto è stata quella di rendere il vetro più robusto senza necessariamente  doverlo inspessire. Infatti tale superficie riveste il display diventando il punto dove il dito dell'utente (o eventualmente un puntatore artificiale) entra in dialogo con l'apparato di touch. Per questo Corning si è affidata alla chimica tramite un procedimento di scambio ionico a livello molecolare, che diffonde uno strato di alta compressione per tutto lo spessore del materiale. Ciò ha in pratica permesso al vetro di diventare più resistente non solo alle rotture ma anche a graffi e lesioni in generale.
Nato nel 2011, il Gorilla Glass è passato per diverse revisioni dove la ricerca lo ha portato verso spessori decrescenti e prestazioni migliori. Il 2012 ha visto poi la nascita dei Gorilla Glass 2, dove si è voluto evidenziare come il vetro poteva essere più sottile a parità di resistenza: questo proprio a dimostrare che la rivoluzione introdotta dal prodotto consiste nella capacità di rinforzare il vetro da dentro senza renderlo "blindato".
Nel 2013 Gorilla Glass 3 è stato presentato al CES di Las Vegas e l'effetto mediatico è stato rilevante, data l'importanza assunta da questo materiale nello scenario dell'elettronica. In questa versione si è puntato non tanto a migliorare la resistenza alle rotture di grandi dimensioni ma a mettere una pezza contro i graffi e le microlesioni che comunque vengono avvertite con antipatia dall'utente e sono molto frequenti. Lo scopo adottato all'approccio, in questa terza incarnazione, ha preso il nome di Native Damage Resistance ed è entrato a far parte a pieno titolo di questa tecnologia.

display_img_02
Vetri Gorilla Glass

L'ultimo passo affrontato dall'evoluzione dei Gorilla Glass è stata la nascita della versione 4, nel 2014, che si è concentrata sulle rotture da caduta. A quanto dichiarato dall'azienda, i suoi ricercatori hanno effettuato molte statistiche sugli incidenti occorsi ai dispositivi mobili e hanno deciso che il problema da risolvere era la caduta accidentale. Gorilla Glass 4 è nata come la tecnologia che riesce ad evitare nell'80% dei casi la rottura del vetro in terminali che "precipitano" da un metro di altezza, diciamo il classico volo dalla mano dell'utente.


Display infrangibili
Finora si è sempre pensato a realizzare dei meccanismi di protezione per
i display dando per scontato che questi non potessero essere
infrangibili. C'è invece chi ha deciso di provare a crearne un tipo
destinato a non rompersi mai, cioè Motorola, la casa statunitense che ha scritto la storia del mobile. Il modello Droid Turbo 2 ha presentato tra le sue caratteristiche tecniche il display infrangibile Moto ShatterShield.

display_img_03
I cinque strati del display Moto ShatterShield

Questo display è costituito da cinque strati, visibili nell'immagine qui mostrata, che, dall'alto verso il basso, sono:
lente protettiva esterna, un progetto proprietario che protegge da graffi e abrasioni;
lente interna, un vero e proprio "scudo" trasparente incaricato di reggere agli urti;
un doppio livello touch che, in caso di danneggiamento del primo, vedrà un secondo mantenere inalterata la reattività al tocco dell'utente;
uno schermo AMOLED flessibile che, se da un lato assorbirà i
colpi grazie alla sua struttura, dall'altro offre l'esperienza visuale
di un display a LED organici;
scocca in alluminio, la struttura rigida che fornisce integrità al tutto.

Una tecnologia simile è interessante non solo per le prestazioni, ma
soprattutto perché propone un nuovo punto di vista nelle prospettive dei
display per mobile. Al momento, appartiene comunque a dispositivi di
fascia alta. Oltre al già citato Droid Turbo 2, ne è dotato anche il Moto X Force,
che punta anche sul telaio per fornire una certa robustezza. Parliamo
di un dispositivo molto dotato dal punto di vista elettronico con un SOC Snapdragon 810, 3GB di RAM e 32 GB di memoria.

display_img_04
Moto X Force

Cosa aspettarsi ancora dai display
Oltre alla tematica della robustezza, la ricerca sulle tecnologie per
display si sta muovendo in varie direzioni. Un caso di cui si è parlato
molto sin dalle anticipazioni del MWC 2016 è il cosiddetto display Always On, di cui sono stati dotati sia LG G5 sia Samsung Galaxy S7.
Questa idea consiste nel mostrare le informazioni più importanti come
stato della batteria, data e ora, notifiche (messaggi, chiamate perse,
etc.) quando lo schermo è spento, nelle fasi di stand-by. Ciò
evita che l'utente attivi il display centinaia di volte al giorno solo
per controllarle producendo un risparmio energetico considerevole dato
che, come Samsung ha affermato, tale funzionalità consumerebbe l'1% di batteria all'ora.
Inoltre, proprio nel Galaxy S7, dotato di display Super AMOLED, tale
applicazione assume un senso ben preciso, considerato che, come detto
prima, le porzioni di schermo possono essere rese nere semplicemente
spegnendo i pixel che le compongono.

LG aveva dimostrato anche nell'autunno scorso le sue capacità in campo di schermi, presentando il modello V10 dotato di doppio display: quello principale da 5,7" e uno secondario della dimensione di 2,1",
posto sull'altro e denominato ticker display. Quest'ultimo ha lo scopo
di mostrare ora, notifiche e livello della batteria, funzionando
separatamente da quello principale. In sostanza, lo potremmo vedere come
un ulteriore tentativo di incorporare le funzionalità perseguite dai
display Always On con un basso impatto energetico in una forma diversa.

display_img_05
Il doppio display di LG V10

Gli schermi, insomma, hanno molto da dire e sono uno dei campi di
battaglia principale su cui si combatterà la guerra tra produttori del
mobile, una delle quali, dai connotati quasi futuristici, è quella degli
schermi flessibili. Secondo le attese, questi dovrebbero
diventare molto diffusi da qui a dieci anni consentendo persino di
"arrotolare" dispositivi mobili di varie dimensioni: qui sarebbe in
gioco il concetto stesso di portabilità.
Sembra che ne vedremo ancora delle belle. Non ci resta quindi che attendere e scoprire cosa la tecnologia ha in serbo per noi.