Di recente, vi abbiamo raccontato una storia che nuova non è, ma è tornata alla ribalta: un ex appaltatore Apple ha sollevato questioni sulla possibilità che Siri – celeberrimo assistente vocale a bordo dei prodotti della mela morsicata – eseguisse degli ascolti random delle conversazioni degli utenti, non rispettando di fatto la loro privacy. Vi avevamo anche anticipato che la questione, ad ogni modo, sembrava già essere stata risolta lo scorso anno ed è giusto fare chiarezza: ecco come funziona la raccolta di dati (anonimi) di Siri, che dipende completamente dalla volontà dell’utente.

Siri: raccolta dati, privacy e gestione

Abbiamo approfondito il tema a fondo. Vale la pena specificare che l’assistente vocale di Apple, ad oggi, gode di un sistema di funzionamento che agisce nel più totale rispetto della privacy degli utenti. Infatti, non solo le informazioni date a Siri non vengono in nessun caso utilizzate per creare dei profili commerciali dell’utente, ma la volontà del colosso di Cupertino è anche quella di elaborare la maggior parte dei dati direttamente sul dispositivo, inviando lo stretto indispensabile ai server.

Per capire meglio cosa significa “inviare il minor numero di dati ai server di Apple”, è utile un esempio presente sulle pagine di supporto Apple:

Siri utilizza il minor numero di dati possibile per fornire risultati accurati. Per esempio, quando fai una domanda su un evento sportivo, Siri utilizzerà la tua posizione approssimativa per darti risultati pertinenti. Ma se chiedi dov’è il negozio di alimentari più vicino, dovrà usare dati più specifici sulla posizione.

Se chiedi a Siri di leggerti i messaggi non letti, Siri ordina semplicemente al dispositivo di leggere ad alta voce i messaggi non letti. Il contenuto dei messaggi non viene trasmesso ai server di Siri, perché si tratta di informazioni inutili per portare a termine la richiesta.

Dunque, se non è funzionale alla ricerca di una risposta per l’utente, quanto chiesto a Siri non verrà mai trasmesso al di fuori del dispositivo.

C’è però da considerare un altro aspetto, uno che è fondamentale per permettere il costante miglioramento delle performance dell’assistente vocale di Apple: l’apprendimento. Per capire dove Siri eccelle e dove invece presenta lacune che devono essere colmante, l’unico metodo è quello di ascoltare alcune registrazioni di “conversazioni” fra l’utente e l’assistente, che vengono gestite solo ed esclusivamente da dipendenti interni alla compagnia.

Quelli raccolti e analizzati rappresentano una parte minima (lo 0,2%) dei milioni di dialoghi che ogni giorno avvengono fra gli utilizzatori di dispositivi Apple e Siri.  Naturalmente, per quanto piccola sia questa percentuale di conversazioni, il colosso di Cupertino è tenuto a garantire il massimo della privacy sui dati rilevati attraverso una serie di misure di protezione. La più importante è certamente quella che associa – a ogni registrazione rilevata – un ID assolutamente anonimo e casuale: in nessun caso l’ID Apple dell’utente viene trasmesso insieme ai dati di Siri. A questa precauzione, da ottobre 2019, è stata affiancata una novità: è direttamente l’utente a decidere se inviare, in modo casuale, parte delle proprie registrazioni a Apple, al fine di migliorare le perfomance di Siri. Dunque, è direttamente l’utilizzatore a gestire questo aspetto e non solo. Infatti, dopo aver concesso un iniziale consenso, potrà:

  • cancellare la cronologia dei dati raccolti da Siri;
  • revocare il permesso alla raccolta dati anonima.

Ma come fare per gestire ogni aspetto del funzionamento del proprio assistente vocale personale? Ve lo spieghiamo noi.

Come impostare al meglio Apple Siri

In fase di configurazione iniziale di iPhone (o altri dispositivi Apple) è possibile che tu non abbia dato la giusta importanza agli aspetti legati al funzionamento di Siri, lo comprendiamo bene: non vedevi l’ora di utilizzare il tuo device. Adesso però che conosci come funziona l’assistente e in che modo protegge la tua privacy potresti aver pensato che è ora di controllare come è impostato sul tuo terminale.

Avere il massimo controllo sul funzionamento di Siri è semplicissimo. Da iPhone, ad esempio, per verificare come lavora Siri devi aprire “Impostazioni” e poi scegliere “Siri e Ricerca”. Da qui potrai verificare se Siri:

  • si attiva con il comando “Ehi Siri”;
  • si attiva premendo il tasto Home oppure accensione e spegnimento;
  • lavora anche quando lo smartphone è bloccato;
  • con quali applicazioni è possibile che l’assistente interagisca per offrirti performance migliori.

Inoltre, come anticipato, dalle impostazioni è possibile decidere se contribuire a migliorare Siri inviando parte delle proprie registrazioni ad Apple. Per verificare se questa opzione, disattivata di default, è attiva è sufficiente:

  • aprire le “Impostazioni”;
  • scegliere “Privacy”;
  • recarsi in “Analisi e miglioramenti”;
  • attivare o disattivare la voce “Migliora Siri e Dettatura”.

Ovviamente, l’utente è libero di cambiare idea in qualsiasi momento, anche dopo aver attivato l’opzione. Inoltre, qualora volesse cancellare la propria cronologia di registrazioni di Siri, basterà aprire nuovamente le “Impostazioni”, la scheda “Siri e Ricerca” e poi scegliere “Cronologia di Siri e Dettatura”. In questo modo, qualsiasi informazione verrà istantaneamente cancellata.

Siri ti ascolta, ma solo per assisterti

Alla luce di questo approfondimento speriamo di averti aiutato ad avere il pieno controllo del tuo assistente vocale, utilizzandolo al meglio in ogni circostanza. Per il momento non c’è da avere alcun timore legato alla possibilità che Siri gestisca i dati degli utenti trascurando aspetti fondamentali legati alla privacy. Quanto raccontato nelle scorse ore non è che una ripetizione di un problema che si è certamente verificato, ma ormai un anno fa: successivamente sono state apportate delle modifiche di importante entità che permettono all’utente di avere il pieno controllo di Siri, decidendo ogni volta se continuare a migliorarlo inviando (in forma anonima e casuale) parte delle proprie registrazioni ad Apple.