Alcune app per dispositivi Android come Duolingo e Yelp stanno inviando dati relativi agli utenti a Facebook, anche quando non si è connessi o iscritti alla piattaforma.

Ancora dati sensibili inviati a Facebook

Secondo un nuovo rapporto della società no-profit britannica Privacy International (PI) un discreto numero di app del sistema operativo di Google invia dati sensibili degli utenti al social network di Mark Zuckerberg. La diffusione si verifica anche se si è disconnessi da Facebook o non si dispone di un account.

Oltre a Yelp e Duolingo, la società ha scoperto che anche due applicazioni dedicate alla preghiera musulmana, un’app per la Bibbia e un’app per la ricerca di lavoro, denominata Indeed, hanno inviato dati a Facebook: le informazioni, secondo alcuni rumor, potrebbero essere utilizzate per identificare gli utenti per definire il targeting degli annunci pubblicitari quando si naviga sul celebre social network. Non è chiaro esattamente quale tipo di dati viene inviato, ma il report di PI afferma che la trasmissione potrebbe anche rivelare degli “identificatori” che aiutano Facebook a tracciare quell’utente attraverso la sua rete di servizi e quando l’utente colpito accede al social network in blu attraverso un dispositivo mobile.

É un problema estremo non solo per la privacy, ma anche per la concorrenza. I dati trasmessi a Facebook comprendono anche le informazioni relative ad aperture e chiusure degli applicativi. Sembra una cosa semplice, ma non lo è. Le informazioni vengono trasmesse sotto forma di identificatore pubblicitario unico di Google: quindi sarebbe molto facile raccogliere i dati in un profilo ed estrarne interessi, identità e abitudini quotidiane

Ad essere sotto i riflettori non vi è solo Android: pare che questo problema vale anche per iOS. Gli stessi strumenti di sviluppo che spiano i dati degli utenti Android, verrebbero utilizzati anche da alcune app per iPhone, nonostante Apple abbia una politica di protezione sulla privacy più rigorosa.

Privacy International ha deciso di sottoporre il suo report all’European Data Protection Board e all’European Data Protection Supervisor, per cercare di diffondere il tema del problema ad alti livelli. La società britannica ha inoltre contattato le app coinvolte: Duolingo, per esempio, ha promesso di sospendere la pratica, ma non è chiaro quante altre app nell’ecosistema Android o iOS possano sfuggire alle policy sulla raccolta dei dati e sulla privacy degli utenti di Apple e Google che, come noto, servono a migliorare il targeting degli annunci su Facebook.

Fonte: The Verge