Il 2015 è stato l’anno di Marshmallow. Come siamo abituati, in concomitanza con il Google I/O – evento di fine primavera dove Mountain View rivela le principali novità nelle proprie tecnologie – viene presentata la Preview, l'anteprima di una nuova versione del sistema dedicata agli sviluppatori, della quale non viene già rivelato ufficialmente il nome ma solo la lettera iniziale. L'ultimo evento del genere vedeva la nascita di  Android "M", sesta major release, confermata con il varo del sistema vero e proprio in autunno. Non si è trattato di una rivoluzione, ma piuttosto di un consolidamento e ampliamento di quanto Lollilop, il precedecessore,  aveva portato con sé. A seguire faremo un'escursione tra le nuove caratteristiche di
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ma, piuttosto che dilungarci in un elenco descrittivo, come se
ne possono trovare altri in Rete, ne analizzeremo alcuni punti
principali cercando di intravedere le linee guida alla base.

Android e i suoi nomi "dolci"
Come capita spesso a tecnologie rinnovate da versioni periodiche, c'è un tema di fondo che fornisce spunto per i nomi da assegnare alle varie release. Quella di Android è una tradizione "dolce": prima di Marshmallow e Lollipop, c'è stato KitKat e prima ancora Jelly Bean, Ice Cream Sandwich, Gingerbread e via dicendo. Tutti i nomi che nel tempo sono stati assegnati corrispondevano a pietanze dolci e le assegnazioni venivano fatte in rigoroso ordine alfabetico tanto che, come si è detto, al Google I/O viene presentata la preview release che non viene appellata con altro termine se non con la lettera iniziale che le spetta. I mesi che passano fino alla pubblicazione del nuovo sistema trascorrono colmi di dibattiti su Internet circa tutti i dolci il cui nome inizia con quella lettera ma non si tratta altro che di supposizioni, visto che l'unica notizia fondata sarà la dichiarazione ufficiale che arriverà solo pochi giorni prima del lancio del nuovo Android. Quale sia il motivo della "dolcezza" di questa tradizione non è mai stato reso noto o, forse, non è altro che un'usanza ufficializzata dal tempo.

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Le ultime sei versioni di Android, fino a Lollipop



Lollipop e le sue novità

Nel 2014 è toccato a Lollipop vedere la luce. Si è trattato della quinta versione del sistema e ha avuto un ruolo importante nella giovane storia del Robottino Verde, soprattutto in quanto a innovazione delle caratteristiche introdotte.
Innanzitutto Lollipop ha portato il Material Design, non solo un nuovo aspetto grafico ma una nuova concezione visuale che Google ha fornito per Android e per tutto il suo mondo di tecnologie. La novità è stata così importante che BigG le ha dedicato un sito Internet per spiegarne i principi: semplicità delle linee, colori specifici dettati da apposite palette, tridimensionalità segnata da ombre e proporzioni nonché animazioni. Con il Material Design le app sul nostro dipositivo che via via si aggiornavano iniziavano a comportarsi diversamente. Facevano la loro comparsa i Floating Action Button, le Toolbar erano in grado di ridimensionarsi per mostrare al loro interno immagini e contenuti. Questo e tanto altro.

 

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Floating Action Button e Toolbar

Soprattutto, il nuovo linguaggio visivo era predisposto per un migliore adattamento agli schermi più diversi. Il panorama Android è sempre stato molto variegato come scenario hardware e software ma da Lollipop in poi si inizia a delineare un vero e proprio ecosistema fatto di dispositivi molto differenti tra loro: il sistema base  per smartphone e tablet, Android Wear per smartwatch, Android Auto per le automobili, Android TV per le televisioni.  
Lollipop ha anche segnato punti importanti per quanto riguarda i temi più scottanti di un sistema operativo mobile: consumo energetico e prestazioni. Questioni, tra l'altro, molto legate tra loro perché le performance si pagano, prima di tutto, in tensione elettrica. Per ottimizzare gli sforzi delle applicazioni il sistema di runtime (in pratica, l'ambiente che esegue le applicazioni) usato storicamente, denominato Dalvik, ha ceduto il passo ad ART, innovativo e più efficiente. Sul piano energetico si è fatto avanti il Project Volta in grado di migliorare l'autonomia della batteria.


Marshmallow sotto la lente

Marshmallow nasce con il compito di consolidare tutto questo, proseguirne il percorso e ampliarlo in nuovi contesti. Innanzitutto, possiamo vedere nella nuova versione proseguire il processo di integrazione di Android con tutto ciò che Google offre. In questo contesto si pone Now on Tap, l'ultima evoluzione di Google Now. Quest'ultimo – tanto per riepilogare – è un assistente personale integrato nell'app di ricerca di BigG per Android e dispositivi Apple nonché su browser Chrome che velocizza le ricerche grazie al suo carattere "predittivo". Un ramo importante di Now sono i comandi vocali, infatti, da tempo, è conosciuta l'espressione "Ok Google" con cui l'app di ricerca si mette in ascolto aspettando le parole pronunciate dall'utente. Ciò che riesce a captare viene utilizzato come keyword nel motore di ricerca ma esistono molti altri comandi vocali come, ad esempio, "chiama", "ricordami", "vai a" che permettono velocemente di effettuare una telefonata, inserire un evento a calendario, aprire una pagina Web. Google Now è ormai presente in tutti i dispositivi Android sufficientemente aggiornati e ora Now on Tap, offerto da Marshmallow, permette di velocizzare ulteriormente le attività. Sarà sufficiente un "tap", appunto, ossia un colpetto del dito sul tasto Home del dispositivo per utilizzare l'intero contenuto del display al fine di effettuare una ricerca su Google. Se lo scopo era la velocità, Now on Tap lo persegue nel modo più immediato possibile. Ovviamente dietro a tutto ciò c'è un'applicazione di ricerca che Google sta portando avanti da anni, con tecnologie che non mirano solo all'interpretazione dei dati ma anche ad un apprendimento delle abitudini dell'utente. Insomma, un assistente personale in un dispositivo mobile non si discosta molto da uno in carne ed ossa: deve comunque imparare a conoscere il suo padrone per poterlo servire bene.

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Adesso è il turno di Marshmallow


Comandi vocali ottimizzati

Il fatto che il centro del nuovo prodotto sia un tap non significa che Google punti meno sui comandi vocali, anzi questi rappresentano sempre un campo di attività importantissimo. Se pensiamo all'evoluzione dell'informatica degli ultimi dieci anni, possiamo vedere in essi lo sbocco più ovvio di un filone di ricerca ricchissimo che è quello dell'interpretazione del linguaggio naturale: l'utente parla, scrive, si esprime come gli viene e l'applicazione cerca di capire cosa intende. Secondo la sua mentalità aperta, Android permette di sostituire qualunque parte del suo sistema con applicazioni di terze parti. In questo quadro si innestano le nuove API (interfacce pubbliche di programmazione) che qualunque sviluppatore può sperimentare:  Voice API e Assist API. Tramite queste, qualunque app potrà interagire con l'utente vocalmente e produrre una propria versione dell'assistente.

Il sistema di pagamento di Google
Sempre in tema di integrazione, una nuova frontiera che si è dischiusa in occasione del Google I/O 2015 è stata Android Pay, la modalità di pagamento del Robottino Verde tramite smartphone di cui questo sito ha già trattato. Marshmallow nasce già orientato all'uso di Android Pay, fermo restando la disponibilità del protocollo di comunicazione NFC sul dispositivo e, possibilmente, le giuste strumentazioni per il controllo delle impronte digitali dell'utente. Se vi è attualmente un limite, per quanto riguarda il nostro Paese, non è né la disponibilità di  Android 6 né di NFC, quanto l'impossibilità – al momento – di usare Android Pay proprio in Italia.


Sicurezza a 360°

Altre innovazioni, più o meno rivoluzionarie, ricadono nell'ambito della sicurezza. I motivi per cui questo tema sia sempre estremamente caldo in un sistema come Android sono tantissimi: i vari tipi di comunicazione impiegati aprono la porta a un mare di protocolli e insidie diverse; i dati personali e riservati che si gestiscono sono sempre di più; la diffusione di malware pericolosi sempre più estesa; il pagamento via smartphone ormai è una realtà e molte altre ragioni. In Marshmallow si è fatta largo la crittografia del disco fisso. La si potrà attivare tra le impostazioni di sistema e al boot Android verificherà la sua attendibilità. Probabilmente però la novità più interessante e che sicuramente l'utente noterà da subito è il cambio in fatto di permission. Sappiamo che quando un'applicazione ha la necessità di svolgere alcune interazioni particolari all'esterno del suo ambiente (connesioni in rete, scrittura su schede SD, lettura dei contatti e accesso a GPS sono solo alcuni esempi) deve dichiararlo nei suoi file di configurazione. Questo, dal punto di vista dell'utente, si tradurrà al momento dell'installazione nell'accettazione in blocco di una serie di autorizzazioni da concedere all'applicazione. Questo sinora, ma con Marshmallow si cambia. Il controllo delle permission diventa dinamico. Il permesso necessario all'applicazione verrà richiesto al momento del primo utilizzo e si potrà concedere e revocare anche in un secondo momento. Tutto ciò consentirà all'utente una maggiore visibilità e controllo nell'esecuzione delle proprie app e l'aspetto ancora più interessante è che, rispetto al passato, se non si vuole che un'app svolga determinate attività la si può installare ugualmente e negarle le relative permissions. Dal menu Impostazioni, tramite la voce "App", si potrà scegliere l'icona a forma di ingranaggio nella toolbar che permetterà di visualizzare i permessi distribuiti nelle varie app.

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Da qui è possibile gestire le autorizzazioni delle app

Aprendo la schermata relativa alle impostazioni di un'app non troveremo più un elenco statico di autorizzazioni, bensì la possibilità di visualizzare un pannello per poterle abilitare o disabilitare dinamicamente.

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Il pannello di controllo delle autorizzazioni

Consumi energetici
Ormai è chiaro da tempo che questi non dipendono esclusivamente dalle potenzialità della batteria ma, in buona parte, da come le applicazioni si comportano e come Android è capace di orchestrare il tutto. In Marshmallow arrivano due tecnologie nuove: la prima, Doze, opera a livello generale, mentre la seconda, App Stand-by, a livello di applicazione. Doze è una specie di ibernazione di tutto ciò che è in esecuzione nel dispositivo. Quando per un dato lasso di tempo il terminale non viene usato (nel concetto di "uso" si include anche il suo spostamento fisico), tutte le sue attività vengono interrotte, incluse connessioni in rete e operazioni in background. Restano attive solo le funzionalità più basilari: in pratica, lo smartphone tornerà per un po' ad essere un telefono cellulare. Non appena lo schermo viene sbloccato o il dispositivo viene toccato, Doze si occuperà di riportare in vita tutto il lavoro di sistema così com'era, in modo che l'utente