Manca poco più di un mese alla prima asta Wimax italiana (prevista a giugno) e l’aria è densa di nervosismo: a suscitare polemiche, da parte soprattutto dei provider, sono le ultime notizie arrivate nei giorni scorsi riguardo a questa tecnologia che promette banda larga wireless nelle zone non raggiunte da Adsl. Da una parte, dal Ministero delle Comunicazioni hanno fatto sapere che il cinquanta per cento delle frequenze che saranno messe all'asta è sporco: ancora sottoposto, almeno in parte, alle interferenze dei radar della Difesa. La liberazione delle frequenze Wimax, che dalla Difesa devono passare alle Comunicazioni, non sarà quindi ultimato in tempo per l'asta.

Le frequenze completamente libere, 35 + 35 MHz, sono troppo poche per dare un servizio a velocità paragonabile all'Adsl. La prima cifra prima del "+" indica, tecnicamente, la banda disponibile dall'utente all'operatore. La seconda cifra è per la banda in direzione inversa (il Ministero ha deciso infatti che il Wimax italiano seguirà la tecnica dell'Fdd, Frequency division duplex, cioè a divisione di frequenza invece che di tempo). Un altro annuncio viene dall'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom): il 9 maggio delibererà sui criteri da adottare per le aste; durante il Wlan Business Forum di Milano il consigliere Agcom Enzo Savarese ha però comunicato un'anteprima di quello ch