WhatsApp sembra essere diventato uno dei nuovi luoghi virtuali in cui si incontrano utenti per lo scambio di materiale pedopornografico. Lo ha rivelato il report di Netivei Reshet e Screensaverzdue, organizzazioni non governative israeliane che hanno studiato il fenomeno lanciando l’allarme attorno a quello che è uno dei principali canali di comunicazione privata disponibili oggi.

WhatsApp: è allarme pedopornografia

Il servizio di messaggistica istantanea è utilizzato quotidianamente da milioni di persone ma occorre avere consapevolezza del fatto che uno strumento di tale utilità nel nostro quotidiano possa diventare altresì una corsia preferenziale per diffondere materiale pedopornografico.

Quanto riportato nel documento ed esaminato dai colleghi di TechCrunch è il risultato di una serie di indagini eseguite senza particolari tecniche di spionaggio informatico: i gruppi nei quali avviene la condivisione di questi contenuti sono lì, sono pubblici, sono attivi e non vengono nascosti in nessun modo.

Arrivarci è relativamente semplice. Esiste una serie di applicazioni che permettono di scoprire i gruppi pubblici presenti su WhatsApp, quelli che offrono la possibilità di entrarci semplicemente con un link di invito. All’interno di queste applicazioni ci sono le sezioni per “adulti” che celano sottocategorie dedicate a gruppi i cui nomi sono talmente espliciti da non lasciare spazio a dubbi. La startup AntiToxin – che si occupa di mettere a punto soluzioni per aumentare i livelli di sicurezza online – ha esaminato qualcuno di questi gruppi, dimostrando che sono attivi e funzionanti. Al loro interno, la società ha contato circa 1300 contenuti fra foto e video pedopornografici.

whatsapp pedofilia

I gruppi scoperti da AntiToxin

La situazione potrebbe pericolosamente degenerare, ma Zuckerberg avrebbe dovuto prevedere in tempo il rovescio della medaglia dell’implementazione della crittografia per i messaggi scambiati tramite WhatsApp.

La piaga delle app per scoprire gruppi

La diffusione dei gruppi pedopornografici tramite WhatsApp è largamente supportata e semplificata dall’esistenza di applicazioni di terze parti che – come anticipato – raccolgono e catalogano i gruppi pubblici per interesse. In questo modo, chiunque voglia può entrare in quelli che preferisce, pur senza conoscere nessuno dei membri.

WhatsApp ha fatto sapere di essere a conoscenza di questo fenomeno, sicuramente non tollerato né supportato dalla società. Anzi, i responsabili del servizio di messaggistica istantanea hanno contattato Apple e Google per chiedere la rimozione di queste applicazioni dai loro store ufficiali. Entrambi, seppur con tempistiche differenti, hanno acconsentito a ripulire i loro market. Big G sembra aver avuto bisogno di un po’ più di tempo, rimuovendo l’ultima nota solo ieri, dopo la segnalazione di TechCrunch.

Sorge spontaneo un dubbio: perché se WhatsApp era già a conoscenza di questo genere di applicazioni – con sezioni dedicate alla pedopornografia in bella mostra – non ha agito prima che qualcuno si prendesse la briga di investigare al posto suo?

Controlli insufficienti

WhatsApp è cambiato negli anni, si è evoluto aggiungendo nuovi strumenti. Non solo la crittografia, ma anche i gruppi pubblici in cui – potenzialmente – possono incontrarsi utenti totalmente estraneai, uniti solo da un qualsivoglia interesse. In genere, queste pratiche permettono di fare community, di discutere di un argomento o una passione, aggregare persone che cercano di condividere una comune passione. Tuttavia, non si può abbassare la guardia e dare per scontato che quanto messo a disposizione dal servizio di messaggistica istantanea non verrà sfruttato per scopi illeciti.

Questo è invece esattamente quello che è successo. Facebook ha uno staff di 20.000 moderatori che controlla ogni giorno quello che accade sulla piattaforma, filtrando ed eliminando i contenuti inadeguati e gli utenti che li postano. WhatsApp, con più di 1,5 miliardi di utenti, è controllato quotidianamente da uno staff di appena 300 persone. Una situazione inaccettabile, che trasforma il servizio di messaggistica istantanea nel posto perfetto per qualsiasi attività illecità.

Zuckerberg ed il suo pool di esperti non si è mosso per tempo, non ha incrementato il numero di moderatori che quotidianamente dovrebbero setacciare i gruppi pubblici, controllando quanto possibile senza entrare in conflitto con la crittografia, ed eliminare quelli che non possono per nessuna ragione esistere.

Ad ogni modo, il report relativo al fenomeno della pedopornografia è arrivato ai piani alti di WhatsApp e Facebook – oltre che alla polizia israeliana chiaramente – ed il risultato è stata la solita rassicurazione, condita dall’ammissione di una totale estraneità ai fatti, fatta da un portavoce della società. L’uomo assicura che in 10 giorni sono stati eliminati più di 130.000 account di utenti che hanno violato le regole della piattaforma contro l’abuso sessuale su minori.

Inoltre, il portavoce ha garantito che per contrastare questo genere di fenomeni sono utilizzate tecnologie avanzate – fra cui l’intelligenza artificiale – per riconoscere foto, video e materiale pedopornografico di vario genere. Ad essere onesti, non c’è bisogno di chissà quale sofisticato sistema di riconoscimento per stanare un gruppo WhatsApp che si chiama “Child Porn Only no adv“, tanto per farvi un esempio dei nomi scelti dagli utenti, che evidentemente non hanno nemmeno bisogno di nascondersi.

La crittografia è uno strumento prezioso

Adesso WhatsApp dovrà darsi da fare efficacemente ed in tempi brevi. Quando è stato deciso di implementare la crittografia all’interno del servizio di messaggistica istantanea bisognava prevedere investimenti per rafforzare il controllo e la sicurezza all’interno di una piattaforma che stava per diventare il posto potenzialmente perfetto per commettere illeciti di diversa gravità. La crittografia è infatti uno strumento di grande importanza per la libertà e la privacy delle persone, ma al tempo stesso impone un maggiorato monitoraggio interno affinché la salvaguardia dei più non diventi un salvacondotto per pochi.

Zuckerberg non ha investito all’epoca, legittimando la diffusione incontrollata di gruppi pubblici (anche in tema pedoporno), ma ora è il momento di cambiare radicalmente la situazione.

 

 

Fonte: TechCrunch