Spotify ha inviato a tutti i suoi utenti una mail all’indirizzo utilizzato per registrarsi al servizio nella quale ha informato del cambio dei termini e delle condizioni per utilizzare la piattaforma. Fra le novità principali c’è un inasprimento del trattamento riservato a chi utilizza adblock, bot o applicazioni modificate per ascoltare musica in streaming tramite il sistema.

Spotify: guerra a chi viola il regolamento

Non è la prima volta che Spotify agisce per arginare un problema così grave. Purtroppo, sono tantissimi gli utenti che cercano escamotage di ogni genere per utilizzare il servizio di musica in streaming con i benefici di un account premium, senza però pagare la quota mensile di abbonamento. Nella mail inviata agli iscritti a Spotify, fra le altre novità, si legge:

Abbiamo aggiornato le nostre Linee guida per gli utenti, specificando con chiarezza che non è ammesso l’uso di qualsiasi ad blocker o bot e che non sono consentite attività di streaming fraudolente.

Si tratta di un riassunto delle modifiche apportate alla normativa del servizio. Nello specifico, l’azienda ha messo in chiaro cosa sia vietato fare con i software messi a disposizione per usufruire di Spotify e con il servizio stesso. In particolare, è assolutamente vietato:

  • eludere o bloccare la pubblicità nel Servizio Spotify, o creare o distribuire strumenti progettati per bloccare la pubblicità nel Servizio Spotify;

  • aumentare artificialmente il conteggio delle riproduzioni, dei follower o manipolare il Servizio in qualsiasi altro modo mediante l’utilizzo di bot, script o altri processi automatizzati; l’offerta o l’accettazione di qualsiasi forma di corrispettivo (economico o di altro tipo), o qualsiasi altro mezzo.

Si tratta solo di due punti di una corposa lista, disponibile a questo indirizzo. Chi non rispetterà la nuova normativa potrà vedere il proprio account sospeso in via definitiva o temporanea.

Spotify è un servizio di elevata qualità, che può essere anche utilizzato gratuitamente, sebbene con tutte le limitazioni del caso. Usufruire di piattaforma che offre una libreria di musica e podcast aggiornata costantemente, e che contemporaneamente è anche un social network, prevede che si paghi un corrispettivo mensile: tutti gli escamotage per evitarlo, qualsivoglia sia la motivazione, sono da ritenersi scorretti e l’utente che vi ricorre merita che il proprio account sia bannato dalla piattaforma.

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