Con un paio di baffi finti i minori ingannano i controlli sull'età online

Con un paio di baffi finti alcuni minori sono riusciti a ingannare i controlli sull'età online accedendo a contenuti vietati.

Da diverso tempo si dibatte circa le funzionalità attive sul web per evitare che i bambini e gli adolescenti possano accedere a contenuti non adatti alla loro età. Nonostante questi siano già attivi, abbiamo scoperto che con un paio di baffi finti i minori possono ingannare i controlli sull’età online. Una notizia che ha fatto sorgere parecchie domande agli esperti di sicurezza informatica circa l’affidabilità di questi strumenti.

Ho sorpreso mio figlio di 12 anni a usare una matita per sopracciglia per disegnarsi i baffi, e questo ha confermato che ha 15 anni“, ha confessato un genitore. Questo è solo un esempio dei tanti che confermano quanto sia ancora fondamentale la famiglia nella gestione della sicurezza online dei bambini. Nello specifico, il controllo genitoriale è ancora la mossa giusta per evitare conseguenze pericolose.

Metters ha condotto un sondaggio proprio in merito a questo tema. Secondo i risultati emersi conferma quanto abbiamo detto sopra. Il 50% dei bambini circa conferma di visualizzare contenuti più adatti alla propria età. Anche i genitori affermano che il mondo online sia diventato in qualche modo più sicuro dopo l’entrata in vigore nel luglio 2025 dei controlli sull’età online per i minori britannici.

I controlli sull’età online sono davvero più sicuri per i minori

Se da un lato i controlli sull’età online per i minori hanno assicurato loro regole più chiare, contatto limitato con gli estranei e limiti alle funzioni ad alto rischio, la domanda che sorge è se siano davvero più sicuri per loro. Un’infinità di dati vengono elaborati da queste funzionalità per la verifica dell’età e una mole così di informazioni diventa una tentazione forte per i cybercriminali esperti di data breach.

I genitori sono preoccupati non solo per i dati raccolti per la verifica dell’età, ma anche per la loro eventuale conservazione o riutilizzo da parte di enti governativi o aziende. Ciò ha alimentato le richieste di soluzioni centralizzate e rispettose della privacy, anziché di una raccolta dati frammentata su diverse piattaforme“, hanno spiegato gli esperti di Malwarebytes incentrati sul tema.

Fonte: Malwarebytes

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