Se ricevi una di queste telefonate, fai attenzione: le truffe hanno già colpito 3,2 milioni di italiani

Oltre 3,2 milioni di italiani coinvolti nelle truffe telefoniche in un anno. Dai falsi operatori agli SMS, ecco i segnali da riconoscere.
Se ricevi una di queste telefonate, fai attenzione: le truffe hanno già colpito 3,2 milioni di italiani

Una telefonata che segnala una bolletta non pagata. Un SMS che invita a cliccare urgentemente su un link. Un presunto operatore che chiede IBAN o codice di migrazione. Sono situazioni apparentemente diverse, ma possono avere qualcosa in comune: essere il primo passo di una truffa telefonica.

Il fenomeno ha ormai dimensioni notevoli. Nell’ultimo anno oltre 3,2 milioni di italiani sarebbero stati coinvolti in una truffa o in un tentativo di frode relativo alla telefonia fissa o mobile. Il danno economico complessivo stimato supera addirittura 731 milioni di euro.

A fotografare la situazione è un’indagine realizzata da mUp Research per Facile.it. I numeri mostrano non soltanto quanto siano diffuse queste frodi, ma anche come stiano cambiando: il telefono rimane centrale, ma accanto alle chiamate tradizionali i criminali sfruttano email, SMS e applicazioni di messaggistica.

E non sono necessariamente gli anziani a cadere più spesso nelle trappole.

Le truffe iniziano ancora molto spesso con una telefonata

Nonostante phishing e messaggi fraudolenti siano diventati sempre più sofisticati, il falso call center rimane uno degli strumenti preferiti dai truffatori.

Nell’ambito della telefonia fissa compare nel 67% dei casi rilevati dall’indagine, mentre sul mobile la percentuale è del 44,2%.

Il meccanismo può essere estremamente semplice. Chi chiama cerca di presentarsi come un interlocutore affidabile, magari dichiarando di lavorare per l’operatore telefonico della vittima. A quel punto viene introdotto un problema che richiede un intervento immediato: una bolletta insoluta, un contratto da aggiornare, un’offerta in scadenza o una presunta anomalia amministrativa.

L’obiettivo è spesso ottenere informazioni che non dovrebbero essere comunicate telefonicamente a uno sconosciuto, oppure spingere la persona a sottoscrivere qualcosa senza comprenderne pienamente le conseguenze.

Non fidarti di chi conosce già alcuni tuoi dati

Uno degli errori più facili da commettere è considerare autentica una telefonata soltanto perché l’interlocutore conosce il nostro nome, il gestore utilizzato o altre informazioni personali.

Questi elementi, da soli, non dimostrano che chi sta chiamando sia realmente il proprio operatore.

Un caso particolarmente delicato riguarda le presunte bollette non pagate. Il truffatore può utilizzare l’urgenza come leva per ottenere IBAN, dati personali o il codice di migrazione utilizzato per il passaggio da un operatore telefonico all’altro.

La strategia più semplice è anche quella che riduce maggiormente il rischio: non risolvere il presunto problema durante quella stessa telefonata.

Meglio chiudere la chiamata e controllare autonomamente la propria area clienti oppure contattare l’operatore attraverso numero, app o sito ufficiale.

Il messaggio sullo smartphone può essere altrettanto pericoloso

Le telefonate non sono l’unico fronte.

Le false email compaiono nel 33% dei casi relativi alla telefonia fissa e nel 32,6% di quelli sul mobile. Gli SMS arrivano invece al 25,6% nel settore mobile.

Ma c’è un dato ancora più interessante: quasi un caso su quattro relativo alla telefonia mobile passa dalle app di messaggistica istantanea.

È un cambiamento importante perché gli utenti hanno imparato, almeno in parte, a diffidare delle classiche email di phishing. Un messaggio ricevuto direttamente sul telefono può invece sembrare più personale e credibile.

La regola dovrebbe essere la stessa: diffidare dei link che chiedono di accedere immediatamente a un account, effettuare pagamenti o inserire credenziali e informazioni bancarie.

In presenza di una comunicazione apparentemente proveniente dal proprio gestore, conviene aprire autonomamente l’app ufficiale o digitare direttamente l’indirizzo del servizio nel browser anziché utilizzare il collegamento ricevuto.

C’è anche la telefonata che vuole semplicemente essere richiamata

Alcune frodi non hanno bisogno di conversazioni elaborate.

Il telefono squilla da un numero sconosciuto e la chiamata viene interrotta quasi immediatamente. La tentazione è richiamare per capire chi ci stesse cercando.

È proprio il comportamento sul quale può fare leva la truffa.

Il richiamo verso determinate numerazioni può infatti comportare costi molto elevati. Per questo motivo, soprattutto in presenza di prefissi internazionali o numeri insoliti, è preferibile verificare prima la provenienza della chiamata.

Se chi ha telefonato sostiene di rappresentare un’azienda conosciuta, non è necessario richiamare quel numero: si può contattare direttamente l’azienda utilizzando i recapiti pubblicati sui suoi canali ufficiali.

Il dato sorprendente: i giovani risultano particolarmente esposti

L’immagine della vittima anziana e poco abituata alla tecnologia racconta soltanto una parte del fenomeno.

Per le frodi legate alla telefonia mobile, l’indagine rileva una media nazionale del 6%, ma la percentuale sale all’8,7% tra i 25 e i 34 anni e raggiunge il 10,7% tra i 18 e i 24 anni.

In altre parole, proprio una delle generazioni più abituate a utilizzare smartphone, app e servizi digitali risulta particolarmente esposta.

Per la telefonia fissa la distribuzione cambia: l’incidenza maggiore viene rilevata tra i 35 e i 44 anni, con il 5,1% contro una media nazionale del 3,2%.

Nemmeno un livello di istruzione superiore sembra costituire uno scudo automatico: tra le persone con un titolo universitario l’incidenza rilevata è più che doppia rispetto alla media.

Il danno medio arriva a 209 euro, ma molti non denunciano

Quando il tentativo riesce, le cifre perse non sono necessariamente trascurabili. L’indagine stima un danno medio di 209 euro per le frodi relative alla telefonia fissa e di 176 euro per quelle riguardanti il mobile.

Eppure la maggioranza delle vittime non denuncia.

Il 59,4% di chi ha subito una truffa non avrebbe segnalato formalmente l’accaduto. Quasi la metà di queste persone, il 45,7%, considera il danno economico troppo basso per procedere. Altri evitano di farlo per l’imbarazzo di essere caduti nell’inganno o perché preferiscono non raccontarlo a familiari e amici.

Il risultato è un fenomeno nel quale molti episodi possono rimanere sommersi nonostante, complessivamente, la stima dei danni superi 731 milioni di euro.

C’è una regola semplice che può evitare molti problemi

Le tecniche utilizzate cambiano, ma diversi segnali d’allarme rimangono gli stessi.

Un presunto tecnico che arriva a casa e pretende denaro contante, un operatore che insiste per ottenere il codice di migrazione, qualcuno che chiede il numero della carta di credito o propone un appuntamento a domicilio senza una ragione chiara meritano particolare attenzione.

Lo stesso vale quando viene esercitata una forte pressione affinché una decisione venga presa immediatamente.

Prima di sottoscrivere una nuova offerta è inoltre importante controllare costi di attivazione, eventuale noleggio o acquisto del modem, servizi aggiuntivi e condizioni economiche complete, evitando di affidarsi esclusivamente a quanto viene promesso durante una telefonata.

Di fronte a una comunicazione sospetta non è necessario stabilire immediatamente se dall’altra parte ci sia davvero un truffatore. È sufficiente interrompere il contatto e fare una verifica indipendente.

Se la bolletta è davvero scaduta, l’anomalia esiste realmente o l’operatore deve comunicare qualcosa di importante, l’informazione sarà verificabile anche accedendo autonomamente ai canali ufficiali della compagnia, senza consegnare dati personali o bancari a chi ha chiamato per primo.

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