La durata della batteria di uno smartphone Android non dipende soltanto dalla capacità residua della batteria stessa. Anche le autorizzazioni concesse alle applicazioni possono incidere sui consumi, soprattutto quando alcune continuano ad accedere alla posizione in background anche se non vengono utilizzate.
Android limita già questo tipo di attività per ridurre il consumo energetico, ma alcune app autorizzate possono comunque richiedere periodicamente la posizione dell’utente. Controllare questi permessi richiede pochi minuti e può contribuire a migliorare l’autonomia dello smartphone, oltre a rafforzare la tutela della privacy.
Perché la posizione in background consuma batteria
Per determinare la posizione del dispositivo, Android combina diverse tecnologie: GPS, reti Wi-Fi, celle della rete mobile e sensori integrati nello smartphone.
Il GPS è il sistema più preciso ma anche quello che richiede il maggiore consumo energetico. Quando un’app richiede frequentemente aggiornamenti della posizione, il sistema deve attivare periodicamente questi servizi, aumentando il lavoro svolto dal dispositivo.
Google ha introdotto negli anni diverse limitazioni agli accessi in background proprio per contenere i consumi. A partire da Android 8, le applicazioni non possono più richiedere aggiornamenti continui della posizione quando non sono in uso, ma quelle autorizzate con il permesso “Consenti sempre” possono comunque ricevere aggiornamenti periodici.
Se numerose app utilizzano questa autorizzazione, il consumo complessivo può diventare significativo nell’arco della giornata.
Come verificare quali app accedono sempre alla posizione
Android permette di controllare facilmente quali applicazioni possono utilizzare la posizione anche quando non sono aperte.
Per verificare le autorizzazioni basta seguire questo percorso:
Impostazioni → Posizione → Autorizzazioni app
All’interno della schermata sono presenti diverse categorie di autorizzazioni.
La più importante è “Consenti sempre”, che include le applicazioni autorizzate ad accedere alla posizione anche in background.
Su alcuni smartphone Android, come quelli Samsung, è possibile visualizzare anche le app di sistema selezionando il menu con i tre puntini e scegliendo “Mostra sistema”.
Per molte app basta l’autorizzazione durante l’utilizzo
Una volta individuate le applicazioni con accesso permanente alla posizione, è consigliabile verificare se questa autorizzazione sia davvero necessaria.
Nella maggior parte dei casi, applicazioni come:
- social network;
- browser;
- app per lo shopping;
- giochi;
- servizi di messaggistica;
- app meteo che non inviano allerte basate sulla posizione;
possono funzionare correttamente con l’impostazione “Consenti solo durante l’utilizzo dell’app”.
In questo modo potranno accedere alla posizione soltanto quando vengono aperte dall’utente, riducendo le attività in background.
Diverso il discorso per applicazioni come Google Maps, navigatori GPS, servizi di ride sharing, monitoraggio dell’attività fisica o dispositivi di sicurezza, che potrebbero richiedere autorizzazioni più estese per offrire tutte le loro funzionalità.
Disattivare la posizione precisa quando non serve
Un altro accorgimento utile riguarda la Posizione precisa.
Android consente di scegliere se un’app può utilizzare una localizzazione estremamente accurata oppure una posizione approssimativa.
Per molte applicazioni, come servizi meteo, negozi nelle vicinanze o applicazioni commerciali, la posizione approssimativa è più che sufficiente.
Limitare l’uso della posizione precisa può contribuire a ridurre il lavoro svolto dal sistema di localizzazione e, allo stesso tempo, offre una maggiore tutela della privacy.
Per applicazioni di navigazione satellitare, taxi e mappe è invece consigliabile mantenere attiva la posizione precisa.
Anche Wi-Fi e Bluetooth possono influire
Nelle impostazioni della posizione è possibile trovare anche le opzioni relative alla scansione Wi-Fi e alla scansione Bluetooth.
Queste funzioni permettono ad Android di migliorare la precisione della localizzazione cercando reti Wi-Fi e dispositivi Bluetooth nelle vicinanze anche quando tali connessioni risultano disattivate.
Se non si ha la necessità di ottenere la massima precisione nella localizzazione, valutare la disattivazione di queste opzioni può contribuire a limitare alcune attività in background, pur con un possibile impatto sulla precisione della posizione.
Controllare anche la Cronologia delle posizioni
Chi utilizza Google Maps può inoltre verificare se è attiva la Cronologia delle posizioni (Timeline).
Questa funzione registra i luoghi visitati e gli spostamenti associati all’account Google. Sebbene non rappresenti di per sé una causa diretta di consumo elevato della batteria, disattivarla se non viene utilizzata consente di limitare la raccolta dei dati relativi agli spostamenti e migliorare la tutela della privacy.
Una verifica periodica può fare la differenza
Molte autorizzazioni vengono concesse al momento dell’installazione delle app e raramente vengono ricontrollate. Nel tempo, però, il numero di applicazioni installate aumenta e alcune possono continuare a utilizzare la posizione anche quando non è strettamente necessario.
Verificare periodicamente i permessi di localizzazione, limitare l’accesso in background alle sole applicazioni che ne hanno realmente bisogno e utilizzare la posizione precisa soltanto quando indispensabile rappresentano semplici accorgimenti che possono contribuire sia a migliorare l’autonomia dello smartphone sia a proteggere maggiormente la propria privacy.
Importante: il miglioramento dell’autonomia varia da dispositivo a dispositivo e dipende dal numero di app installate e dalle autorizzazioni concesse. Non esiste un incremento della batteria uguale per tutti, ma ridurre gli accessi non necessari alla posizione in background è una delle pratiche consigliate anche da Google per contenere i consumi energetici.