Le chiavette USB sembrano quasi un oggetto del passato. Cloud storage, condivisione wireless e servizi di sincronizzazione hanno ridotto drasticamente la necessità di utilizzarle per trasferire documenti da un computer all’altro. Eppure una vecchia chiavetta USB può diventare uno degli strumenti più utili da tenere a disposizione quando qualcosa va storto con il PC.
Con il software giusto può trasformarsi in un supporto multiboot per recuperare un computer che non parte, ospitare un sistema operativo orientato alla privacy come Tails oppure conservare un database di password cifrato e utilizzabile senza affidarlo necessariamente a un servizio cloud.
Tre utilizzi molto diversi che hanno un elemento in comune: sfruttano una memoria USB non semplicemente come contenitore di file, ma come strumento portatile di emergenza, privacy o sicurezza.
Una chiavetta USB può salvare un PC che non si avvia
Uno degli utilizzi più interessanti consiste nel creare un supporto di emergenza avviabile.
Windows dispone già del proprio ambiente di ripristino, Windows Recovery Environment (WinRE), che include strumenti come Ripristino all’avvio, Ripristino configurazione di sistema, Prompt dei comandi, disinstallazione degli aggiornamenti e ripristino da un’immagine di sistema.
Il problema nasce quando il computer non riesce ad accedere correttamente nemmeno agli strumenti presenti sull’unità interna.
Microsoft prevede proprio per questa eventualità la possibilità di avviare il computer utilizzando un’unità USB di ripristino o un supporto d’installazione di Windows. Da quest’ultimo è possibile accedere a Windows RE e tentare di riparare il sistema prima di arrivare alla reinstallazione completa.
Una chiavetta preparata in anticipo può quindi fare la differenza quando il PC decide improvvisamente di non avviarsi.
Con Ventoy una sola USB può contenere più strumenti di emergenza
Un programma particolarmente interessante per creare una chiavetta di questo tipo è Ventoy, progetto open source pensato per avviare immagini ISO, WIM, IMG, VHD(X) ed EFI direttamente da un supporto USB.
Il funzionamento è differente rispetto ai programmi che scrivono una singola immagine sul supporto. Ventoy viene installato sulla chiavetta e, successivamente, è sufficiente copiare le immagini compatibili nella partizione principale.
All’avvio del computer viene mostrato un menu dal quale scegliere quale immagine eseguire. Ventoy dichiara inoltre il supporto sia a BIOS Legacy sia a differenti architetture UEFI.
Questo significa che una sola chiavetta può contenere contemporaneamente più strumenti, per esempio un’immagine d’installazione di Windows e una o più distribuzioni Linux Live.
Attenzione però alla prima installazione: la procedura di installazione di Ventoy formatta il supporto e cancella i dati presenti. Gli aggiornamenti successivi del programma sono invece progettati per mantenere i file conservati nella partizione principale.
Perché Linux può essere utile quando Windows non parte
Aggiungere una distribuzione Linux Live a una chiavetta di emergenza può essere particolarmente utile per recuperare documenti o effettuare alcune operazioni diagnostiche senza avviare il sistema operativo installato sul computer.
Se Windows è danneggiato ma il disco rimane leggibile, un ambiente Live può permettere di accedere ai file e copiarli su un’altra unità prima di tentare interventi più invasivi.
Non è però una garanzia di recupero. Un’unità fisicamente guasta, un filesystem gravemente corrotto o un volume cifrato possono richiedere strumenti e procedure differenti. Sui PC Windows protetti con BitLocker, inoltre, alcune operazioni di ripristino possono richiedere la relativa chiave di recupero. Microsoft lo segnala esplicitamente anche per alcuni strumenti di Windows RE.
Per una chiavetta multiboot è quindi più corretto parlare di cassetta degli attrezzi digitale che di soluzione capace di riparare qualsiasi computer.
Tails trasforma una USB in un sistema operativo portatile
C’è poi un utilizzo completamente diverso. Una chiavetta può contenere non uno strumento di riparazione, ma un intero sistema operativo avviabile.
Uno degli esempi più conosciuti è Tails, distribuzione Linux progettata con particolare attenzione alla privacy. Tails utilizza la rete Tor per le connessioni Internet e applica restrizioni affinché il software che accede alla rete utilizzi Tor; le connessioni che non sono configurate correttamente vengono bloccate per impostazione predefinita.
Il sistema viene eseguito dalla chiavetta USB e permette quindi di portare con sé un ambiente software separato da quello normalmente installato sul computer.
Secondo i requisiti pubblicati dal progetto, serve una chiavetta USB da almeno 8 GB. La qualità del supporto è però importante: gli stessi sviluppatori sottolineano che una memoria di scarsa qualità può essere più lenta e aumentare il rischio di problemi con i dati persistenti.
Tails non conserva tutto automaticamente
Una delle caratteristiche fondamentali di Tails riguarda il modo in cui vengono gestiti i dati tra una sessione e l’altra. Per conservare determinate informazioni è disponibile il Persistent Storage, uno spazio cifrato che può essere configurato sulla chiavetta. All’avvio l’utente può sbloccarlo utilizzando la propria passphrase e rendere disponibili i dati associati alle funzionalità di persistenza abilitate.
La distinzione è importante: Tails nasce per limitare le tracce lasciate dalle sessioni, mentre ciò che l’utente vuole conservare deve essere gestito consapevolmente attraverso le funzioni di persistenza previste.
Il progetto raccomanda inoltre, agli utenti che utilizzano Persistent Storage, di avere una seconda chiavetta come backup di Tails, possibilmente della stessa capacità.
Tails migliora la privacy, ma non rende invulnerabile qualsiasi computer
È importante non trasformare queste caratteristiche in una promessa di sicurezza assoluta.
Avviare Tails su un computer non significa poter ignorare completamente l’affidabilità dell’hardware. Un dispositivo compromesso a livello di firmware o dotato di hardware malevolo rappresenta un problema differente che un sistema operativo avviato da USB non può automaticamente eliminare.
Anche Tor comporta compromessi: il percorso del traffico attraverso la rete di anonimizzazione può aumentare la latenza e ridurre le prestazioni rispetto a una normale connessione diretta.
Tails va quindi considerato uno strumento specializzato per privacy e anonimato, non una soluzione magica capace di rendere sicura qualsiasi macchina in qualsiasi circostanza.
Una chiavetta può contenere anche una cassaforte offline per le password
Il terzo utilizzo interessante riguarda le credenziali. KeePassXC è un password manager open source che conserva le informazioni in un database locale cifrato anziché richiedere necessariamente l’archiviazione del vault sui server di un servizio commerciale.
Il database può essere conservato su un supporto rimovibile, consentendo di mantenere fisicamente sotto il proprio controllo il file che contiene le credenziali.
KeePassXC offre inoltre integrazione con i browser attraverso l’estensione KeePassXC-Browser, disponibile per diversi browser basati su Chromium, Firefox ed Edge. L’integrazione permette di utilizzare le credenziali presenti nel database per compilare i campi dei siti web.
Il programma mette inoltre a disposizione funzioni per generare password e gestire codici TOTP, rendendo il database utilizzabile per molte delle attività normalmente associate ai password manager moderni.
Il key file è utile, ma non andrebbe tenuto accanto al database
KeePassXC permette di proteggere il database non soltanto con una password principale, ma anche utilizzando un key file.
La documentazione del progetto lo descrive come un file contenente dati che vengono aggiunti alla chiave principale. KeePassXC può generarne uno appositamente. Qui c’è però un dettaglio di sicurezza fondamentale. Conservare database e key file sulla stessa chiavetta riduce il vantaggio derivante dall’avere un secondo elemento di protezione: chi entra fisicamente in possesso del supporto ottiene entrambi i file.
Una configurazione più sensata consiste nel conservare il key file separatamente dal database, facendo naturalmente attenzione a mantenerne una copia di backup sicura. Se il key file viene perso o modificato e fa parte delle credenziali necessarie ad aprire il database, si rischia infatti di perdere l’accesso alle proprie password.
Offline non significa automaticamente più sicuro
Un password vault conservato su una chiavetta offre un vantaggio evidente: il file può rimanere offline per la maggior parte del tempo e l’utente mantiene il controllo fisico del supporto. Questo non significa però che sia automaticamente più sicuro di qualsiasi password manager cloud.
I servizi online più evoluti utilizzano architetture crittografiche progettate per impedire al gestore di conoscere le credenziali degli utenti e offrono vantaggi importanti in termini di sincronizzazione, backup e disponibilità su più dispositivi.
Una soluzione completamente locale elimina alcune categorie di rischio, ma ne introduce altre. Una chiavetta USB può rompersi, essere smarrita o venire rubata. Senza una copia di sicurezza aggiornata, la perdita del database può diventare molto più grave della compromissione di un singolo account.
Il backup rimane quindi indispensabile anche quando l’obiettivo è tenere le password lontane dal cloud.
La vecchia chiavetta USB non serve più soltanto a spostare file
Il paradosso è che le chiavette USB sono diventate meno indispensabili per il compito per il quale erano state acquistate, ma rimangono estremamente utili per attività che il cloud non può sostituire completamente.
Un servizio online non può avviare facilmente un computer il cui sistema operativo è inutilizzabile. Non può sostituire un supporto fisico di emergenza quando il PC non riesce nemmeno a raggiungere il desktop e non offre lo stesso modello di controllo di un archivio cifrato mantenuto deliberatamente offline.
Prima di riutilizzare una vecchia chiavetta per questi scopi, però, conviene verificarne l’affidabilità e ricordare che la preparazione di supporti avviabili può cancellarne completamente il contenuto.
Quella memoria USB dimenticata in fondo a un cassetto può quindi avere ancora una seconda vita: non necessariamente come dispositivo sul quale copiare fotografie e documenti, ma come piccolo kit di emergenza da utilizzare proprio nel momento in cui il computer, la rete o i normali strumenti software non sono più disponibili.