Nel corso degli ultimi anni il mercato della tecnologia ci ha fatto assistere a molte "corse": c’è stata quella al megahertz, quella al megapixel, oggi assistiamo spesso a un continuo rilancio della diagonale dello schermo con smartphone sempre più grandi. Ma il numero di core contenuti nella CPU di un processore montato in un telefonino, anche questo oggetto di una corsa da parte dell'industria, è davvero così significativo per le prestazioni complessive? Il risultato di un apposito test condotto da Moor Insights & Strategy riserva molte sorprese.

Nel corso di una lunga comparativa portata avanti in video, e corredata da un documento che riassume le conclusioni raggiunte, gli analisti hanno tentato di spiegare quale sia l'effettivo impatto di un numero crescente di core all'interno di un SoC che equipaggia uno smartphone: Apple fa ancora affidamento su "solo" due core per il suo A8, LG ha scommesso sui sei core del Qualcomm Snapdragon 808 per il suo G4, Samsung punta su otto core in configurazione big.LITTLE nel suo apprezzato e al momento pressoché imbattuto Exynos 7420. L'unico modo per riuscire a comprendere quale sia l'effettivo impatto di queste differenze è mettere alla prova i diversi prodotti in condizioni il più possibili simili.

I risultati ottenuto da Moor Insights & Strategy sono interessanti: come si vede nel video e si legge nel paper, in molte condizioni i benchmark e le app della vita di tutti i giorni non subiscono particolare conseguenze al variare del numero di core. In certi casi addirittura l'exa-core del G4 batte l'octa-core del G Flex 2, entrambi smartphone LG. Ma la questione è resa ancora più evidente agendo a livello software per forzare lo spegnimento di un numero variabile di core: costringendo un terminale a eseguire lo stesso test con due, quattro, sei o otto core in molti casi si ottengono performance sovrapponibili.

I test di Moor Insights & Strategy
I test di Moor Insights & Strategy

La differenza il più delle volte può farla il tipo di architettura adottata: naturalmente l'impiego di soli CortexA53, la versione a basso consumo dell'ultima generazione largamente diffusa del design ARM, limita le prestazioni rispetto a i design big.LITTLE che impiegano anche i più potenti CortexA57. Lo stesso vale per i giochi o i video: in quel caso non è tanto la CPU a costituire l'ago della bilancia, visto che acquisiscono maggiore importanza la GPU montata e altri chip dedicati alla decodifica dei flussi multimediali. Lo stesso vale anche per le fotocamere: gli smartphone che dispongono di chip dedicati (ISP) mostrano un comportamento più scattante nell'autofocus e nello scatto.

I risultati del lavoro Moor Insights & Strategy sono chiari: i quad-core sono al momento l'effettiva soglia raggiunta la quale le performance iniziano a cambiare significativamente, mentre sopra questo numero di core difficilmente ci saranno differenze importanti nella vita di tutti i giorni. Inoltre l'aumento dei core può complicare la vita sul piano delle temperature: in certi casi anche solo tenere in funzione tutto il SoC, pur senza sfruttare al 100 per cento la sua potenza, potrebbe creare le condizioni per generare un throttling termico, ovvero un decadimento delle prestazioni per cercare di limitare la produzione di calore da parte del semiconduttore.

I test di Moor Insights & Strategy
I test di Moor Insights & Strategy

Entro la fine dell'anno debutteranno nuovi SoC di vari produttori che monteranno fino a 10 core su singolo chip: difficile stabilire a priori, oggi, se garantiranno un effettivo guadagno per le performance. Quel che si può dire con certezza, già da oggi, è che il semplice conto dei core da solo non basta a stabilire la bontà di uno smartphone: l'ottimizzazione della piattaforma, la scelta dei suoi componenti così come l'inclusione di chip specifici per compiti specifici può fare la vera differenza per l'utente finale, troppo spesso invece sollecitato dal marketing a scegliere basandosi su altri parametri meno signficativi.

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