Una delle cose in medicina ancora difficile è riconoscere l’arrivo di un infarto prima che faccia danni o sia troppo tardi. Nondimeno, un ospedale italiano molto famoso e importante sta usando Apple Watch per prevedere in anticipo un arresto cardiaco. Questo progetto, che prende il nome di TIME-CARE (Technological and patient-tailored Innovations for Maximizing Effectiveness of Cardiac Arrest Resuscitation), è stato avviato e viene gestito con successo all’Ospedale San Raffaele di Milano.
“Abbiamo identificato e analizzato 127 video che raffiguravano 145 OHCA unici provenienti da tutti i continenti tra il 1984 e il 2025. La maggior parte delle registrazioni (51%) proveniva da telecamere a circuito chiuso. Le vittime erano di sesso maschile nell’87% dei casi e il 53% aveva un’età superiore ai 40 anni. I segni prodromici erano visibili nel 98% dei casi, con una durata mediana di 3 secondi (IQR 2-5), e includevano rallentamento o pausa dell’attività (49%), movimenti alterati di testa/braccia (32%) e ricerca di supporto (28%). Segni post-collasso sono stati osservati in due terzi dei casi valutabili, inclusi movimenti simili a convulsioni (36%) e respirazione agonica (22%). Gli astanti hanno notato il collasso dopo una mediana di 1 secondo (IQR 1-2) e si sono avvicinati alla vittima dopo 2 secondi (IQR 1-4)“, si legge sul documento originale di ScienceDirect.
Oltre a risolvere casi di omicidio, ora Apple Watch è uno strumento importante per prevedere in anticipo un arresto cardiaco.
Prevedere un arresto cardiaco con Apple Watch è possibile?
Quello che emerge dalla ricerca è che si possono utilizzare i dati prodotti da Apple Watch e dispositivi con funzionalità simili per prevedere un possibile arresto cardiaco. Questo è ciò che emerge dallo studio incrociato dei dati di quei pazienti vittime di un infarto e dei dati registrati dal loro orologio smart con sensori professionali che monitorano il battito cardiaco 24/7.
Il dottor Tommaso Scquizzato, anestesista e rianimatore al San Raffaele, ha spiegato: “Quello che ci interessa non è tanto il dato in sé, ma la sua traiettoria. Nei trenta giorni precedenti a un evento cardiaco maggiore osserviamo spesso modifiche sottili, progressive, nei pattern elettronici registrati dai dispositivi. Il corpo cambia prima che il paziente se ne accorga davvero“.