Forse a seguito di Wikileaks e degli attacchi hackers che tanto hanno fatto parlare nei mesi passati, il cloud computing e la sicurezza dei dati sono entrate di prepotenza nell’agenda delle aziende IT. Per questo, F5 Networks e VMware hanno discusso oggi nella sede principale di Assinform a Milano, delle nuove sfide e delle opportunità offerte dalla virtualizzazione delle infrastrutture e dalla “nuvola”. 

Cloud computing

La conferenza si è aperta con l’intervento dell’avvocato Raffaele Zallone, fondatore dell’omonimo studio legale e in passato direttore legale della IBM nonché docente di diritto dell’informatica all’Università Bocconi, che ha parlato per l’occasione degli aspetti giuridici più rilevanti in materia di sicurezza informatica, delle implicazioni per operatori ed utenti e delle numerose discrasie derivanti da una legislazione nazionale che non sembra aver recepito l’importanza di leggi chiare e tecnicamente aggiornate: “In Italia non esiste ancora una vera e propria normativa in materia di sicurezza informatica, e quello che c’è è frammentario e confuso, non risponde alla realtà del mercato e soprattutto non protegge le aziende nei casi più problematici

A seguire, Manlio Paparelli, Manager Director di F5 Networks Italia e Turchia, ha presentato i risultati della ricerca condotta da F5 sull’adozione da parte delle aziende italiane del cloud computing e di soluzioni di virtualizzazione. Dai dati raccolti emerge che l’Italia procede nell’innovazione con il freno tirato: il Bel Paese appare piuttosto in ritardo nell’adozione della nuvola per servizi di CRM (Customer Relationship Management), di ERP (Enterprise Resource Planning), di applicazioni Core e per le operazioni di Scheduling. Nel ricorso alla virtualizzazione, le aziende italiane sono tra le prime, facendo segnare un 84% rispetto ad una media europea del 76%, ma nella maggior parte dei casi si tratta ancora di livelli iniziali o di sperimentazione delle applicazioni disponibili.

La sicurezza e l’attenzione verso i costi rimangono i temi chiave per quelle aziende che guardano alla “nuvola”. Anche se consapevoli dei vantaggi, soprattutto in termini di riduzione dei costi (ne sono convinti il 48% degli italiani contro una media europea del 40%), il 62% degli imprenditori ritiene che le Reti Virtuali Private (VPN) aumentino la complessità del management, e ben il 74% pone la sicurezza dei dati tra le principali preoccupazioni, sia nel caso in cui le applicazioni siano gestite in prima persona che affidate a terzi.

La sicurezza rappresenta un elemento chiave per il cloud computing e, per supportare i cloud sia privati che pubblici, è necessario che si adatti all’evoluzione di queste nuove tecnologie”, ha aggiunto Matteo Uva, Channel Manager di VMware Italia.  “Per garantire la sicurezza e mantenere standard elevati sia per quanto riguarda i prodotti in uso che per quelli che verranno adottati in futuro, è necessario offrire controllo e visibilità completi, business language policy intuitive e self service provisioning” .

Se quindi è vero che una totale assenza di rischio rimane ancora un’utopia per tutti gli esperti del settore, la tecnologia oggi disponibile permette di raggiungere alti livelli di sicurezza e facilità di utilizzo, in grado di garantire grande qualità e ottime performance. 

 

La conferenza di oggi – ha concluso Manlio Paparelli, Manager Director  di F5 Networks Italia e Turchia – ha voluto essere un modo per riflettere sullo stato delle aziende italiane e sulla loro capacità di innovare ricorrendo all’utilizzo delle soluzioni cloud. Attacchi hackers recenti come quello ad Amazon o alla Sony, che tanto hanno fatto parlare sui quotidiani di tutto il mondo, portano più che mai all’attenzione la necessità di controllare che le giuste persone abbiano accesso ai giusti dati attraverso una infrastruttura di comprovata sicurezza. Da qui deriva il grande impegno di F5 nel fornire alle aziende soluzioni e applicazioni per ottimizzare i costi di gestione, senza dover rinunciare ad un attento controllo sul traffico dei dati”.

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