La Chiesa italiana è stata chiara: l’installazione
su campanili delle antenne delle reti di telefonia mobile deturpa le chiese
e rischia di pregiudicare le attività di culto. Ennio Antonelli, segretario
generale della Cei (Conferenza episcopale italiana) è il firmatario di
una nota con la quale si invita i parroci a non cedere alle lusighe delle società
di telefonia mobile e a non installare sui tetti delle chiese e sui campanili
le antenne che garantiscono il corretto funzionamento dei cellulari.

La lettera inviata lo scorso dicembre da monsignor
Antonelli a tutti i vescovi responsabili di una diocesi e pubblicata nell’ultimo
numero del periodico dei sacerdoti italiani ‘Vita Pastorale’, parla delle chiese
come un bene religiosoculturale da tutelare contro qualsiasi cosa possa comprometterne
l’integrità, deturparne l’aspetto o pregiudicarne la fruizione.

I gestori non avranno più la possibilità
quindi di sfruttare gli edifici di culto per installazione delle proprie antenne,
una pratica diffusa nei piccoli paesi ma anche nelle periferie delle grandi
città, che aveva consentito a molti parroci di poter disporre di nuove
risorse grazie ai canoni di affitto pagati dalle campagnie telefoniche.