Una vecchia console dimenticata in soffitta potrebbe valere molto più di quanto si immagini. Ma attenzione: non tutte le PlayStation 2, Xbox, GameCube o Dreamcast sono diventate improvvisamente preziose. Nella maggior parte dei casi, i modelli comuni e utilizzati continuano a essere acquistati per poche decine o qualche centinaio di euro. Sono alcune versioni particolari a cambiare completamente le carte in tavola.
A oltre vent’anni dalla loro commercializzazione, le console a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila sono entrate pienamente nel mercato del collezionismo. Edizioni limitate, colorazioni insolite, bundle distribuiti in quantità ridotte e soprattutto esemplari completi della confezione originale possono raggiungere centinaia e, nei casi più interessanti, migliaia di euro.
Per capire se si possiede qualcosa di realmente prezioso, quindi, non basta leggere “PlayStation 2” o “Xbox” sulla scocca. Bisogna identificare modello, regione, colore, bundle e condizioni, verificando poi le vendite effettivamente concluse per prodotti equivalenti.
La prima Xbox compie 25 anni, ma non tutte valgono allo stesso modo
La Xbox originale debuttò negli Stati Uniti il 15 novembre 2001, segnando l’ingresso di Microsoft nel mercato delle console domestiche. In Europa arrivò nel marzo 2002.
Il modello nero standard è ormai un oggetto da retrogaming, ma non può essere considerato particolarmente raro. Secondo le quotazioni aggregate da PriceCharting per il mercato PAL, una normale Xbox può attestarsi intorno a 60-70 dollari senza confezione, mentre un esemplare completo può superare i 200 dollari. Le cifre variano naturalmente nel tempo e in funzione delle condizioni.
La situazione cambia passando alle edizioni particolari.
La Xbox Halo Green Limited Edition, con la caratteristica scocca verde traslucida, può raggiungere diverse centinaia di dollari quando completa. Ancora più interessante è la Xbox Crystal, per la quale le poche transazioni disponibili mostrano una forte variabilità e, in alcuni casi, cifre superiori ai 1.000 dollari per esemplari particolarmente completi e ben conservati.
Proprio il numero ridotto di vendite suggerisce però prudenza: quando un prodotto viene scambiato poche volte all’anno, una singola transazione molto elevata può modificare sensibilmente la valutazione media.
Nintendo GameCube: il cubo che oggi piace ai collezionisti
Anche Nintendo GameCube ha ormai raggiunto un’età importante. La console arrivò in Giappone nel 2001 e in Europa nel maggio 2002.
A differenza della successiva Wii, GameCube non fu un enorme successo commerciale. Nintendo riporta ufficialmente 21,74 milioni di unità vendute nel mondo, contro 101,63 milioni di Wii.
La minore diffusione non rende automaticamente prezioso ogni GameCube, ma contribuisce a spiegare perché alcune versioni siano oggi particolarmente ricercate.
Il classico modello viola, o Indigo, rimane relativamente accessibile. Un esemplare funzionante può valere nell’ordine di un centinaio di euro, con differenze importanti determinate da condizioni e confezione.
Colorazioni meno diffuse e soprattutto bundle ufficiali possono però avere quotazioni decisamente superiori.
Versioni PAL associate a giochi come Resident Evil 4 e Tales of Symphonia possono raggiungere diverse centinaia di dollari quando complete. Alcuni bundle molto meno comuni possono entrare nel territorio delle quattro cifre, anche se in questi casi è fondamentale verificare quante transazioni effettive esistano.
Nel mercato nordamericano è particolarmente interessante anche il GameCube Pokémon XD Limited Edition, riconoscibile per la sua livrea speciale e diventato un oggetto molto desiderato dai collezionisti.
PlayStation 2: la console comunissima che nasconde alcune versioni rarissime
Se esiste una console per la quale è particolarmente pericoloso generalizzare, è PlayStation 2.
Sony ne ha vendute oltre 160 milioni di unità nel mondo, rendendola la console domestica più venduta della storia. Di conseguenza, trovare una PS2 nera standard funzionante non è particolarmente difficile.
Una normale PS2 PAL utilizzata e senza confezione può essere acquistata per cifre relativamente contenute. Anche le PS2 Slim comuni sono ancora facilmente reperibili.
Eppure all’interno dell’enorme famiglia PlayStation 2 esistono varianti che possono valere migliaia di euro.
Un primo esempio è rappresentato dalla PS2 Aqua Blue. Più interessante ancora è la famiglia delle cosiddette European Automobile Color Collection, console prodotte in colorazioni speciali come Astral Blue, Super Red, Metallic Silver, Snow White e Light Yellow.
Sono macchine completamente differenti, dal punto di vista collezionistico, rispetto alla classica PS2 nera.
I dati storici delle vendite raccolti da PriceCharting mostrano esemplari completi di alcune Automotive Edition superare i 2.000 dollari, mentre per determinate colorazioni sono state registrate in passato transazioni ancora più elevate.
Non significa che qualsiasi PS2 colorata valga automaticamente migliaia di euro. Condizioni, autenticità, confezione, accessori e soprattutto specifica versione devono essere verificati attentamente.
Una PS2 da 50 euro e una da 2.000 possono sembrare quasi la stessa console
È proprio PlayStation 2 a mostrare meglio quanto il nome del prodotto conti relativamente poco nel collezionismo.
Due console appartenenti alla stessa generazione possono avere una differenza di valore enorme. Un modello nero standard, prodotto in quantità elevatissime e privo di scatola, può avere una valutazione di poche decine di euro. Una variante realizzata in quantità limitate, completa della confezione corretta, può valere decine di volte tanto.
Per questo motivo il primo controllo da effettuare non dovrebbe essere una generica ricerca “quanto vale una PS2”, ma l’identificazione del codice modello riportato sull’etichetta, della colorazione e dell’eventuale bundle.
Lo stesso principio vale per tutte le altre console.
Dreamcast è ancora più vecchio: Sega lo lanciò nel 1998
Dreamcast viene spesso inserito tra le console dei primi anni Duemila, ma cronologicamente la definizione è imprecisa.
Sega Dreamcast debuttò in Giappone il 27 novembre 1998 e raggiunse Stati Uniti ed Europa nel 1999. Fu però protagonista proprio nel passaggio al nuovo millennio e rimane inevitabilmente associato a quella generazione.
La sua storia commerciale fu relativamente breve. Sega annunciò nel gennaio 2001 la decisione di interrompere la produzione della console e di abbandonare progressivamente il business dell’hardware domestico.
Questa storia particolare ha contribuito a trasformare Dreamcast in uno dei sistemi più affascinanti per gli appassionati di retrogaming.
Il Dreamcast standard non è comunque una miniera d’oro. Un esemplare funzionante e utilizzato si trova normalmente nell’ordine delle centinaia di euro o meno, a seconda di regione e condizioni.
Le edizioni speciali raccontano un’altra storia.
Alcuni Dreamcast possono avvicinarsi ai 3.000 dollari
Il mercato giapponese ha prodotto numerose varianti particolari della console Sega.
Tra quelle più ricercate compare la Dreamcast Biohazard Code: Veronica Claire Edition, collegata alla saga conosciuta in Occidente come Resident Evil. Le valutazioni aggregate possono superare abbondantemente i 1.000 dollari e, per configurazioni complete particolarmente ricercate, avvicinarsi a cifre nell’ordine dei 3.000 dollari.
Anche in questo caso si tratta di un mercato di nicchia.
Una valutazione aggregata non equivale alla garanzia di poter vendere immediatamente una console a quella cifra. Per prodotti molto rari possono trascorrere mesi fra due transazioni comparabili e le condizioni dell’esemplare possono determinare differenze enormi.
Perché la scatola originale può far salire così tanto il prezzo
Uno degli errori più comuni consiste nel considerare la confezione un semplice pezzo di cartone.
Per un collezionista può essere una parte essenziale del prodotto.
Vent’anni fa moltissimi acquirenti acquistavano una console, la collegavano al televisore e buttavano scatola, sacchetti, inserti e manuali. Di conseguenza, una console sopravvissuta completa di tutto ciò che conteneva originariamente la confezione può essere molto meno comune della console stessa.
Nel collezionismo viene spesso utilizzata la definizione CIB, Complete in Box. Non basta però infilare una console dentro una vecchia scatola.
A seconda del prodotto possono essere importanti controller originale, alimentatore, cavi, manuali, inserti di cartone, documentazione e accessori specifici del bundle.
Anche lo stato della confezione conta: strappi, scolorimento, umidità e parti mancanti possono ridurne il valore.
Se è ancora sigillata, prima di aprirla conviene controllare
La differenza diventa ancora più marcata con gli esemplari mai utilizzati.
Una console ancora sigillata nella confezione originale può appartenere a una categoria collezionistica completamente diversa dalla stessa macchina utilizzata.
È anche il motivo per cui, trovando una vecchia console apparentemente mai aperta, sarebbe poco prudente rimuovere immediatamente il sigillo soltanto per verificare se funziona.
Prima conviene identificare esattamente l’oggetto e controllare vendite comparabili.
Bisogna però prestare attenzione alle definizioni utilizzate dai venditori. “Nuovo”, “mai utilizzato”, “open box” e “factory sealed” non significano necessariamente la stessa cosa. Nei prodotti di valore elevato diventa importante verificare anche l’autenticità dei sigilli e della confezione.
Il prezzo su eBay non dice necessariamente quanto vale una console
Un’altra distinzione fondamentale riguarda il modo in cui viene determinato il valore.
Trovare una PS2 pubblicizzata a 5.000 euro non significa avere scoperto che quella console vale 5.000 euro. Un venditore può chiedere praticamente qualsiasi cifra.
Per valutare un oggetto da collezione sono molto più interessanti le vendite realmente concluse.
PriceCharting, una delle piattaforme più utilizzate come riferimento nel settore, spiega di elaborare le proprie quotazioni sulla base delle transazioni concluse provenienti da marketplace come eBay e da altri mercati, senza considerare semplicemente tutte le inserzioni attive.
Anche questi dati non rappresentano però un listino ufficiale.
Una console rara può avere pochissime vendite annuali. Inoltre due esemplari apparentemente identici possono differire per stato estetico, completezza, regione, revisione hardware o condizioni della scatola.
PAL, NTSC-U e NTSC-J possono avere valori completamente diversi
C’è poi un elemento spesso dimenticato: la regione della console.
Le macchine commercializzate in Europa, Giappone e Nord America non sono necessariamente equivalenti per un collezionista. Possono cambiare confezione, codice prodotto, colore, bundle e quantità distribuite.
Un’edizione rarissima negli Stati Uniti potrebbe essere più comune in Giappone, oppure viceversa.
Per chi si trova in Italia è quindi particolarmente importante cercare valutazioni relative alla versione PAL europea, quando questa è quella effettivamente posseduta, evitando di utilizzare automaticamente il prezzo di una variante americana trovata online.
Anche i controller e gli accessori possono nascondere sorprese
La console non è l’unica cosa da controllare.
Controller in colorazioni particolari, Memory Card, adattatori, periferiche e accessori appartenenti a bundle specifici possono avere un mercato autonomo.
Il principio è sempre lo stesso: più un oggetto è specifico e poco diffuso, maggiore può essere l’interesse collezionistico, purché esista effettivamente una domanda.
Questo significa che svuotando una vecchia scatola non conviene buttare cavi o accessori prima di aver capito a quale versione appartengano.
Un controller originale corretto può inoltre essere necessario per trasformare una console incompleta in un esemplare CIB più interessante.
Come capire in pochi minuti se la vecchia console può valere molto
Il controllo più importante consiste nell’individuare codice modello, regione e numero di serie riportati sull’etichetta. Successivamente bisogna verificare colore della scocca, eventuali loghi o decorazioni particolari e nome del bundle riportato sulla confezione.
A quel punto si può confrontare l’oggetto con fotografie di esemplari autenticati e cercare transazioni concluse dello stesso modello.
La scatola deve corrispondere alla console e, per i prodotti più ricercati, può essere utile verificare anche la corrispondenza dei numeri identificativi.
Le condizioni vanno poi valutate senza eccessivo ottimismo: una console “come nuova” per chi l’ha posseduta dall’infanzia potrebbe essere semplicemente “usata” per un collezionista.
Graffi, ingiallimento delle plastiche, ossidazione, etichette rovinate, porte danneggiate, lettore ottico difettoso e controller consumati possono incidere sulla valutazione.
Le console comuni valgono soprattutto per nostalgia, quelle rare possono essere un piccolo tesoro
I dati disponibili permettono quindi di ridimensionare l’idea secondo cui qualsiasi console dei primi Duemila sarebbe diventata preziosa.
Una normale Xbox nera, una PS2 standard, un comune GameCube o un Dreamcast utilizzato non valgono automaticamente una fortuna. Sono stati prodotti in quantità sufficientemente elevate da essere ancora reperibili sul mercato dell’usato.
Ma all’interno delle stesse famiglie esistono versioni completamente differenti.
Una PS2 Automotive Edition può raggiungere migliaia di dollari; determinati bundle GameCube possono superare i 1.000; alcune Xbox speciali valgono diverse volte il modello standard e i Dreamcast giapponesi più ricercati possono entrare nel territorio delle migliaia.
Per questo, trovando una vecchia console in soffitta, la cosa peggiore da fare è valutarla soltanto in base al nome scritto sulla scocca. Prima di venderla, modificarla, eliminare la confezione o, nel caso di un esemplare ancora sigillato, aprirla, vale la pena identificare esattamente la versione.
A vent’anni di distanza, una colorazione insolita, un adesivo originale o una vecchia scatola apparentemente insignificante possono essere proprio gli elementi che separano una console da 50 euro da un pezzo da collezione che ne vale più di 1.000.