Il Privacy Shield, accordo che sostituisce il precedente Safe Harbor, in vigore dal 2000 a 2015, per la riservatezza nel trasferimento transatlantico dei dati degli utenti della Comunità Europea, è finalmente giunto a conclusione, dopo un lungo percorso di negoziati iniziati oltre due anni e mezzo fa. L’accordo è ufficialmente entrato in vigore nell'UE, anche se negli Stati Uniti sarà operativo solo dal primo agosto. 

Il patto ha lo scopo di salvaguardare la privacy digitale dei cittadini del vecchio continente in relazione al trasferimento dei dati personali da server europei verso server statunitensi, cosa che avviene quotidianamente con l'utilizzo di servizi e social network come Google, Amazon, Facebook, Twitter ecc.  

 

L’accordo prevede alcune linee guida rigide per le aziende che trattano i dati degli utenti europei, oltre a sanzioni e inserimenti in black list nel caso di infrazioni ripetute, mettendo al contempo un freno alla sorveglianza di massa in territorio statunitense. Il nuovo patto prevede infatti il divieto di accesso indiscriminato ai dati dei cittadini europei anche per le autorità americane. La raccolta di grandi quantità di dati potrà inoltre avvenire solo con scopi chiari e ben determinati.

Privacy Shield
Privacy Shield

 

Il Privacy Shield mette a disposizione dei cittadini europei alcuni strumenti per le controversie circa i problemi di privacy, come la possibilità di accedere, in maniera completamente gratuita, ad una procedura alternativa di risoluzione (ADR), oppure l'intervento diretto delle autorità nazionali (Garante per la Privacy) sulla protezione dei dati, con queste ultime che potranno collaborare con la Federal Trade Commission americana per vigilare sul buon esito dei reclami dei cittadini del Vecchio Continente. 

"Abbiamo un accordo robusto che fa sì che gli scambi avvengano nelle migliori condizioni possibili" ha commentato Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione per il mercato unico digitale, a proposito della necessità dei flussi di dati tra i due continenti sia per le società che per le economie dei due continenti. Věra Jourová, Commissario per la Giustizia, ha aggiunto che "Il patto rigenererà la fiducia dei consumatori una volta che i loro dati salperanno oltre l’Atlantico".

 

Tuttavia, ci sono vari indicatori sulla potenziale inefficacia del nuovo accordo, circa la protezione della privacy dei cittadini. Il Privacy Shield consente la condivisione dei dati per finalità ampie e molto generiche che compromettono la protezione della privacy per via della interconnessione delle regole che riguardano, ad esempio, la condivisione e la cancellazione dei dati. Il Privacy Shield sarà basato su di un meccanismo di "preavviso" di scelta che, in realtà, si trasformerà nella solita coperta che permetterà alle le aziende di ottenere un'approvazione di proprie regole in maniera tale da poter disporre in lungo e in largo dei dati personali degli utenti, il tutto alla luce sole. 

Commenti
Commenti
    Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti.
    Per commentare e partecipare alla discussione come utente registrato visita il forum