Il terremoto che ha colpito il Giappone un mese fa, ripetutosi fino alla giornata di ieri con scosse di magnitudo 7.1, oltre ad aver causato un disastro umanitario ed ambientale senza precedenti, ha messo in ginocchio l’economia dell’intero Paese. Ad oggi, numerose aziende sono ancora chiuse, e diversi impianti hanno bloccato la produzione a causa dell’assenza di continuità nella fornitura di energia elettrica e di gas. È, questo, il caso di Sharp, che, stando alle stime, con la mancata produzione di pannelli LCD subirà una perdita in termini di mancati ricavi pari a circa 600 milioni di dollari. Anche Sony lavora a metà servizio: la fabbrica di Miyagi è stata parzialmente riaperta, e quella di Nakata è tuttora chiusa a causa della mancanza di corrente elettrica. Se a queste due aziende si aggiungono anche Nikon, Fujitsu, Canon e NTT DoCoMo e KDD, rispettivamente il primo ed il terzo operatore di telefonia mobile del Paese, si suppone che, in termini prettamente economici, i danni del terremoto ammontino a non meno di 290 miliardi di dollari, pari allo 0,5% del Prodotto Interno Lordo del Giappone. Giappone
Headquarters della Sony a Tokyo, Giappone