Qual è il browser migliore per chi mette la privacy al primo posto senza voler rinunciare alla comodità? Proton ha provato a rispondere confrontando cinque nomi molto conosciuti tra gli utenti più attenti alla protezione dei dati: Brave, Firefox, LibreWolf, Zen e Vivaldi.
Il risultato non è scontato. A conquistare il primo posto è stato Brave, con 23 punti su 30, davanti a LibreWolf e Zen, entrambi a 22. Firefox si ferma a 21, mentre Vivaldi chiude a 14.
Va però chiarito subito un punto: Proton non sta decretando il browser “più sicuro in assoluto”. Il confronto misura tre aspetti precisi, indipendenza da Google, protezione dal fingerprinting e facilità d’uso quotidiana, e il risultato riflette il peso assegnato a questi criteri.
Brave parte male, poi recupera tutto sul fingerprinting
Il primo test non favorisce Brave. Il browser utilizza infatti Chromium, il progetto open source alla base anche di Chrome. Proton gli assegna soltanto 4/10 per l’indipendenza da Google, lo stesso punteggio di Vivaldi.
LibreWolf e Zen fanno molto meglio, con 9/10, grazie alla base Firefox/Gecko e alla riduzione di telemetria e dipendenze dall’ecosistema Google. Firefox ottiene invece 7/10, penalizzato anche dal rapporto economico storico tra Mozilla e Google per il motore di ricerca predefinito.
La situazione cambia completamente quando entra in gioco il browser fingerprinting.
È qui che Brave fa la differenza
Il fingerprinting è una tecnica che prova a riconoscere un utente senza affidarsi necessariamente ai cookie. Un sito può combinare informazioni come risoluzione dello schermo, sistema operativo, font, hardware grafico e caratteristiche del browser per creare una sorta di impronta digitale.
Brave affronta il problema con una strategia particolare: invece di cercare semplicemente di rendere tutti gli utenti uguali, randomizza alcuni dei dati che potrebbero essere utilizzati per identificarli.
In questo modo un tracker può vedere valori differenti tra siti e sessioni, rendendo più difficile costruire un’identità persistente. Brave chiama questa tecnica “farbling” e continua ad ampliarla: nel 2026 ha rafforzato anche le difese contro il fingerprinting basato su GPU, WebGL e WebGPU. Proton assegna quindi a Brave 10/10 nel fingerprinting, contro 8/10 di LibreWolf e 5/10 di Firefox e Zen.
LibreWolf protegge molto, ma può essere meno comodo
La privacy più aggressiva non sempre coincide con l’esperienza migliore. Ed è proprio questo il punto in cui LibreWolf perde terreno. Proton gli assegna soltanto 5/10 nell’usabilità quotidiana, soprattutto perché alcune impostazioni molto restrittive possono richiedere più interventi da parte dell’utente o rendere meno immediati determinati siti. Brave e Firefox ottengono invece 9/10.
Brave conserva gran parte della compatibilità di Chromium e integra già di default strumenti come blocco di tracker, cookie cross-site e protezioni contro il fingerprinting attraverso Brave Shields.
È proprio questo equilibrio a permettergli di recuperare il ritardo accumulato sul fronte dell’indipendenza tecnologica.
La classifica finale riserva anche una sorpresa su Zen
Il risultato completo è:
- Brave: 23/30
- LibreWolf: 22/30
- Zen: 22/30
- Firefox: 21/30
- Vivaldi: 14/30
Zen, quindi, non chiude a 21 punti come riportato in alcune ricostruzioni del confronto, ma a 22, alla pari con LibreWolf. Questo mostra anche quanto la scelta del browser dipenda dalle priorità personali.
Chi vuole ridurre al minimo i legami con Google potrebbe preferire LibreWolf o Zen. Chi cerca una soluzione più equilibrata tra protezione e compatibilità può trovare Brave più immediato. Firefox rimane invece una delle alternative più mature per chi vuole mantenere Gecko e un’esperienza meno radicale.
Non esiste comunque un browser perfetto per tutti
Lo stesso confronto di Proton lo riconosce: non c’è un vincitore universale per ogni modello di rischio.
Brave utilizza Chromium e quindi rimane dipendente da una base tecnologica legata all’ecosistema sviluppato da Google. LibreWolf offre impostazioni più aggressive, ma può risultare meno pratico. Zen è promettente ma più giovane. Firefox punta maggiormente sull’equilibrio.
Il dato interessante è un altro: nel confronto 2026 di Proton, Brave riesce a battere browser apparentemente più radicali sul fronte della privacy perché combina protezioni anti-fingerprinting molto forti con un’esperienza d’uso vicina a quella di Chrome.
Ed è probabilmente proprio questa combinazione, più che un singolo punteggio, a spiegare il primo posto.