Google ha eliminato un’app Android utilizzata per spiare i manifestanti bielorussi: l’applicazione era in grado di imitare un popolare sito di notizie antigovernative.

NEXTA LIVE fuori dal Play Store

Google ha rimosso dal suo Store l’app NEXTA LIVE, che veniva utilizzata per raccogliere informazioni personali sui manifestanti bielorussi che partecipavano alle proteste antigovernative.

Disponibile per quasi tre settimane sul Play Store ufficiale di Android e capace di immagazzinare dettagli sulla posizione e sul proprietario del dispositivo colpito, l’applicazione incriminata è stata scaricata migliaia di volte, ricevendo centinaia di recensioni.

Per conquistare gli utenti ed ottenere le installazioni sui device, NEXT LIVE si descriveva come l’app ufficiale per Nexta, un’agenzia di stampa indipendente divenuta popolare tra i manifestanti anti-Lukashenko dopo aver denunciato gli abusi e le brutalità della polizia durante le recenti manifestazioni anti-governative.

Dopo essersi accorta dell’accaduto, l’agenzia ha comunicato attraverso Telegram che l’app non era associata al suo servizio, ma era stata progettata per raccogliere i dati dagli utenti che partecipavano alle proteste. Inoltre, l’agenzia ha chiesto agli utenti di disinstallare subito l’app dai loro dispositivi, di dare una valutazione negativa e di segnalarla a Google.

Fortunatamente, questa strategia ha funzionato e l’app è stata rimossa all’inizio di questa settimana, pur rubando nel frattempo i dati personali di diverse persone.

Stando a quanto dichiarato da un esperto di sicurezza bielorusso, l’app è stata progettata per raccogliere dati di geolocalizzazione e informazioni personali sul proprietario del dispositivo, per poi raggruppare tutte le informazioni su un server remoto, a intervalli regolari.

Sebbene non vi sia alcun collegamento ufficiale tra l’app NEXT LIVE e il governo, questa non sarebbe la prima volta che un governo si metta all’opera di spiare i suoi cittadini durante delle proteste antigovernative, al fine di identificarne i partecipanti: basta pensare a situazioni simili che si sono avvicendate in Venezuela e Iran nel 2019, ma anche negli Stati Uniti – all’inizio di quest’anno – durante le proteste Black Lives Matter.

Fonte:Zdnet