Google ha appena modificato la normativa che gli sviluppatori devono rispettare se intenzionati a pubblicare sul Play Store applicazioni destinate (anche o solo) ai bambini. Un giro di vite sui controlli operati proprio in questo ambito, che però non è stato generato da una decisione del tutto spontanea.

Google: più controlli sulle app per bambini

Recentemente, Google ha ricevuto un richiamo dalla FTC (Federal Trade Commission) con invito a rivedere le sue regole relative a pubblicazione e permanenza sul Play Store di applicazioni Android destinate ai più piccoli. La commissione si è mossa in seguito alla denuncia da parte di CCFC (Campaign for a Commercial-Free Childhood) che ha accusato Google di avere poco controllo sui contenuti destinati ai più piccoli che circolano sulle sue piattaforme.

La risposta del colosso di Mountain View è stata immediata ed è partita proprio dalle app per bambini. Gli sviluppatori dovranno seguire una nuova policy quando decideranno di sviluppare un’applicazione che abbia all’interno del suo pubblico potenziale anche i bambini. Una serie di nuove misure che hanno come unico scopo quello d’identificare con certezza il target di una determinata app così da poter gestire anche l’eventuale tipologia di annunci pubblicitari mostrati al suo interno e non solo: Google è decisa a controllare anche il modo in cui l’app viene descritta e sponsorizzata. Se le azioni di promozione intraprese attirano il pubblico più giovane verso un contenuto inappropriato, il colosso di Mountain View obbligherà lo sviluppatore a modificare la sua strategia.

CCFC ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui esprime la sua soddisfazione per essere riuscita a mobilitare Google dopo la denuncia alla FTC, ma sottolinea che – in termini di risultati concreti – i cambiamenti sono ben pochi. Queste le parole di Josh Golin, direttore di CCFC:

“Sfortunatamente, non c’è molta sostanza in questi cambiamenti ed è preoccupante che Google continui a cercare di scaricare sugli sviluppatori ogni responsabilità per la conformità dei contenuti invece di prendere iniziative concrete per applicare le proprie politiche.”

Inoltre, sferra un duro attacco al modo in cui viene gestita la piattaforma di YouTube:

“Inoltre, se Google è seriamente intenzionato a fermare gli sviluppatori che elidono le loro responsabilità legale fingendo che le loro app non siano rivolte ai bambini, dovrebbe iniziare a guardarsi allo specchio. YouTube viola quotidianamente la COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act, ndr) e la risibile giustificazione di Google è che il sito è destinato solo a 13 anni.”

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    Fonte: TechCrunch