Per anni gli ulivi colpiti dalla Xylella sono stati il simbolo di una delle più gravi emergenze ambientali e agricole che abbiano interessato il Mediterraneo. Milioni di alberi compromessi, interi paesaggi trasformati e una ferita ancora aperta per il territorio pugliese. Oggi, però, una parte di quel patrimonio perduto trova una nuova vita in un prodotto che utilizziamo quotidianamente: una cover per smartphone.
L’idea arriva da Vaia, società benefit e B Corp italiana già nota per aver trasformato gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia del 2018 in oggetti di design e prodotti sostenibili. Il nuovo progetto porta la stessa filosofia nel Salento, dove il legno degli ulivi colpiti dalla Xylella è stato utilizzato per sviluppare un materiale innovativo chiamato Olive Matter.
Un nuovo materiale nato dagli ulivi distrutti
La vera novità non è tanto la cover quanto il materiale con cui viene realizzata. Olive Matter è un biocomposito ottenuto dalle fibre degli ulivi recuperati in Puglia e sviluppato attraverso un percorso di ricerca che ha coinvolto l’Università di Trento insieme a un gruppo di ricercatori provenienti dal CNR di Bari e dall’Università del Salento.
L’obiettivo era andare oltre il semplice recupero del legno come biomassa, trasformandolo invece in una materia prima capace di generare nuovo valore. Il risultato è un materiale biobased e completamente riciclabile che mantiene parte delle caratteristiche estetiche e sensoriali del legno di ulivo, offrendo al tempo stesso resistenza, leggerezza e durabilità.
Secondo l’azienda, Olive Matter presenta anche proprietà antibatteriche naturali e conserva il caratteristico profumo del legno di ulivo, elementi che contribuiscono a differenziarlo dai tradizionali materiali plastici utilizzati nel settore degli accessori tecnologici.
Una cover che racconta la propria storia
Per il debutto commerciale di Olive Matter è stata scelta una categoria di prodotto particolarmente diffusa: le cover per smartphone.
Le nuove cover sono state progettate in collaborazione con la Scuola Italiana Design e presentano una superficie ottenuta dalla scansione reale della corteccia degli ulivi pugliesi. Ogni custodia riproduce venature, fibre e dettagli autentici del legno, rendendo ogni esemplare leggermente diverso dagli altri.
La scelta estetica punta ad allontanarsi dall’aspetto uniforme tipico delle cover in plastica o silicone, trasformando l’accessorio in un oggetto capace di raccontare la propria origine.
Anche gli elementi grafici richiamano il territorio salentino. Sul retro compare il profilo di un ulivo insieme alle coordinate geografiche dell’area che ospiterà la futura Foresta della Rinascita, progetto ambientale collegato all’iniziativa.
Le colorazioni disponibili prendono ispirazione dai paesaggi della Puglia e includono Verde Oliva, Marrone Terra, Beige Sabbia e Azzurro Mare.
Le cover saranno disponibili per le più recenti generazioni di smartphone Apple e Samsung al prezzo di 48 euro.
Tecnologia e sostenibilità possono convivere?
Il progetto rappresenta anche un interessante esempio di economia circolare applicata al settore tecnologico. L’intera filiera produttiva è infatti localizzata in Italia e coinvolge aziende distribuite tra Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. Il recupero del legno, la lavorazione delle fibre e la produzione finale avvengono interamente sul territorio nazionale.
Ma l’iniziativa guarda anche oltre il singolo prodotto. Per ogni cover venduta, Vaia finanzierà infatti la rigenerazione di un metro quadrato di macchia mediterranea nel comune di Specchia, in provincia di Lecce.
L’obiettivo è contribuire alla nascita della cosiddetta Foresta della Rinascita, un progetto che punta a ricostruire ecosistemi più diversificati e resistenti rispetto alle coltivazioni monoculturali che hanno caratterizzato per decenni gran parte del territorio salentino.
La cover è solo l’inizio
Dal punto di vista industriale, la cover rappresenta soltanto il primo passo. Il vero protagonista dell’iniziativa è Olive Matter, il nuovo materiale sviluppato a partire dagli ulivi colpiti dalla Xylella.
L’azienda lascia infatti intendere che il biocomposito potrebbe essere utilizzato in futuro anche per altri prodotti di design, accessori e applicazioni manifatturiere.
Se così sarà, una delle più grandi ferite ambientali degli ultimi decenni potrebbe trasformarsi in una risorsa concreta per sviluppare nuove filiere sostenibili. Una dimostrazione di come innovazione, ricerca e tecnologia possano contribuire non solo a ridurre gli sprechi, ma anche a dare una seconda vita a ciò che sembrava definitivamente perduto.