L’Unione Europea punta a fare luce sull’impatto ambientale dei data center, infrastrutture diventate centrali nell’era dell’intelligenza artificiale e del cloud computing. La Commissione europea ha presentato una nuova proposta che imporrà ai grandi data center di rendere pubblici dati dettagliati sui consumi di energia, acqua e sull’efficienza delle proprie infrastrutture. L’obiettivo è aumentare la trasparenza del settore e favorire una crescita più sostenibile di un comparto destinato a espandersi rapidamente nei prossimi anni.
Nuovi obblighi per i grandi data center
Le nuove regole riguarderanno tutti i data center con una capacità installata di almeno 500 kW. Gli operatori dovranno comunicare una serie di indicatori ambientali, tra cui l’efficienza energetica, il consumo di acqua destinata al raffreddamento dei server e altre informazioni utili a valutare l’impatto delle strutture sul territorio.
La Commissione introdurrà inoltre un sistema di etichettatura europeo che consentirà di confrontare le prestazioni ambientali dei diversi impianti. L’intento è offrire maggiore trasparenza sia alle autorità sia alle aziende che scelgono dove ospitare le proprie infrastrutture digitali.
La crescente diffusione dell’AI generativa sta facendo aumentare rapidamente la domanda di potenza di calcolo. Ogni nuovo modello richiede enormi quantità di elaborazione, con un conseguente incremento dei consumi elettrici e delle necessità di raffreddamento.
Secondo le stime della Commissione europea, oggi i data center rappresentano circa il 2,5% del consumo elettrico dell’Unione Europea. Una quota destinata a crescere sensibilmente: la capacità complessiva dei data center europei dovrebbe passare da circa 12 GW nel 2025 a 28 GW entro il 2030, sostenuta proprio dalla domanda di servizi cloud e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.
Nessun limite ai consumi, almeno per ora
La proposta non introduce limiti obbligatori ai consumi energetici o idrici. Bruxelles ha preferito partire dalla trasparenza, obbligando gli operatori a pubblicare dati comparabili prima di valutare eventuali standard più stringenti.
Tra le informazioni richieste figurano anche il contesto idrico locale, per comprendere se il data center operi in aree soggette a stress idrico, e la possibilità di riutilizzare il calore disperso dai server per alimentare reti di teleriscaldamento o altri impieghi energetici sul territorio. Questi elementi potrebbero diventare in futuro parametri fondamentali nella valutazione dell’efficienza ambientale delle strutture.
L’iniziativa europea si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente attenzione verso l’impatto ambientale dei data center. Negli ultimi mesi anche diversi governi hanno iniziato a introdurre regole più severe sulla costruzione e sulla gestione di queste infrastrutture.
Negli Stati Uniti, ad esempio, la California ha approvato norme che impongono ai nuovi data center di dichiarare i consumi previsti di energia e acqua, mentre in Australia lo Stato di Victoria propone che le nuove strutture utilizzino energia rinnovabile dedicata e sistemi di raffreddamento con acqua riciclata.
Le prossime tappe
La proposta della Commissione europea dovrà ora essere esaminata dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, che avranno due mesi per presentare eventuali obiezioni. In assenza di rilievi, le nuove disposizioni entreranno in vigore e inaugureranno una fase di maggiore trasparenza per un settore considerato strategico per la competitività digitale dell’Europa.
Pur non imponendo ancora soglie massime di consumo, il nuovo sistema potrebbe rappresentare il primo passo verso future norme più rigorose sull’efficienza energetica e sull’utilizzo delle risorse idriche dei data center, destinati a sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale europea.