Si evolve la tecnologia e, con essa, anche le truffe. L’ultima frontiera dei raggiri online passa da un’app che in molti utilizzano quotidianamente, per i motivi più disparati: ChatGPT. Secondo un’indagine del Guardian, il chatbot di OpenAI avrebbe, in alcuni casi, indirizzato gli utenti verso siti di e-commerce fraudolenti ma dall’aspetto convincente, suggerendo persino prodotti che non esistono realmente.
Quando lo shopping su ChatGPT diventa una trappola
Le segnalazioni emergono da un’analisi condivisa dal servizio di rilevamento delle truffe Ask Silver, secondo cui alcuni negozi online clonati, e quindi truffaldini, sarebbero riusciti a comparire tra i suggerimenti legati allo shopping generati da ChatGPT.
Di fatto, i truffatori avrebbero creato siti web che appaiono in tutto e per tutto autentici, sfruttando il nome e l’immagine di marchi noti per attirare gli utenti. Non una vera novità nel mondo delle truffe, ma certamente lo è il fatto che questi siti web siano riusciti a passare tra le maglie del chatbot più famoso degli ultimi anni.
Gli utenti, fidandosi di quanto suggerito da ChatGPT, non solo avrebbero perso denaro per ordini mai rivevuti, ma avrebbero anche esposto i propri dati sensibili (come i numeri delle carte e indirizzi) ai criminali. Il caso Russel & Bromley è stato il più eclatante: il marchio, infatti, ha cessato di operare come rivenditore indipendente nel gennaio 2026.
Molti utenti, ignari dell’operazione commerciale, continuavano comunque a cercare il sito web originale del brand: ciò ha creato un’opportunità per i truffatori, che hanno colmato il vuoto con pagine clone progettate per sembrare ufficiali. Ma come avrebbero fatto a finire su ChatGPT?
Gli esperti ritengono che dietro le quinte possa esserci una tecnica nota come “AI poisoning”: un metodo che consiste nell’inondare il web con informazioni false, contenuti manipolati e copie di siti legittimi, cosicché questi dati possano essere acquisiti e utilizzati dai modelli linguistici di grandi dimensioni, portando l’AI a considerare affidabili fonti in realtà frutto di truffe.
Così, gli assistenti AI rischiano di promuovere inconsapevolmente siti truffaldini, presentandoli come affidabili. Gli esperti mettono in guardia gli utenti: una raccomandazione proveniente da in chatbot non deve essere considerata automaticamente corretta o affidabile, è sempre meglio verificare prima o non fidarsi affatto. In seguito alle segnalazioni, alcuni dei siti web individuati sarebbero stati rimossi da OpenAI. Tuttavia, secondo gli esperti, il problema di fondo rimane.