Guardando l’andamento delle azioni di AT&T alla Borsa di New York, sembrerebbe non ci siano grandi movimenti ed agreement in corso: il titolo ha guadagnato l’1%, raggiungendo un valore pari a 31,75 dollari. In realtà, il secondo carrier statunitense, come noto, sta concludendo l’acquisizione di T-Mobile USA, braccio d’Oltreoceano di Deutsche Telekom, per una cifra pari a 39 miliardi di dollari. Il colosso americano, rappresentato dal CEO Randall Stephenson, si è impegnato a pagare all’azienda tedesca 6 miliardi di dollari nel caso in cui l’affare venisse rifiutato dall’Antitrust, dal regolatore delle telecomunicazioni USA, dalla Federal Communication Commission e dal Dipartimento di Giustizia. AT&T
René Obermann (T-Mobile) e Randall Stephenson (AT&T) Dei 6 miliardi, 3 sarebbero cash, 2 relativi alle frequenze di trasmissione ed 1 per gli accordi di roaming. I dati sono impressionanti: 3 miliardi di dollari cash rappresentano ben il 7,7% della cifra di acquisizione, e la cifra totale che AT&T si impegna a pagare in caso di fallimento dell’accordo è addirittura il 15,7% del valore complessivo. Chiaramente i concorrenti, Sprint Nextel e Verizon Wireless fra tutti, rispettivamente il terzo ed il primo carrier USA, non vedono di buon occhio la buona riuscita dell’affare, così come molti clienti delle altre compagnie presenti sul mercato, timorosi di trovarsi davanti alla formazione di un pericoloso oligopolio.

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